Terza fatica del celebre e poliedrico artista astigiano trapiantato all’isola d’Elba. Il titolo del romanzo di 500 pagine è riferito alla condizione dei navajos all’epoca della conquista della frontiera, delle ferrovie attraverso il far-west, degli espropri illeciti, delle prime riserve indiane d’America.
La storia parla del mondo (moderno) dei nativi americani sullo sfondo di una storia tragica nata alla fine del XIX° secolo e proseguita attraverso eventi sovrannaturali fino ai giorni nostri.
La storia parte da una cittadina di nome Flagstaff e dal fischio del treno che la contraddistingue ed è cosi che alla fine il cerchio si chiude, con il treno che se ne riparte fischiando.
Jim McKenzie meticcio dagli occhi bicolore, torna dopo anni passati da elicotterista a New York nella sua cittadina natale, luogo che aveva lasciato (in pratica scappando) con molti sensi di colpa (verso il nonno, gli amici, una fidanzata e soprattuto verso sè stesso) alla ricerca di qualcosa che doveva ritrovare nei posti dell’infanzia. Il suo ritorno coincide con una sequenza di strani omicidi e il riaffiorare di persone a lui care, di situazioni ancora aperte come ferite.
Non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa ai possibili lettori tipo “Darth Vader è il padre di Luke Skywalker”.
Il libro è molto scorrevole e coinvolgente. Si vede che c’è molto studio “sul campo” dei luoghi e della civiltà navajo, arricchiti da un notevole bagaglio di emozioni e sensazioni da parte dell’autore che vengono restituite attraverso i personaggi (uno su tutti il cane, Silent Joe, una persona a quattro zampe) ed un uso sapiente di metafore e immagini poetiche.
L’unico limite arriva da me stesso: in alcuni casi, purtroppo, leggo pensando a come parlavano il Carlino, Suordaliso o Franco Tamburino e mi viene in mente l’accento di Faletti, il che allontana un po’ dallo spirito epico che pervade tutta l’opera. Comunque è un problema mio, non del libro che, invece, consiglio vivamente.
Lo considero più maturo di “Io uccido” (bello) e “Nulla di vero tranne gli occhi” che non mi aveva convinto del tutto, troppo simile al primo.
Quest’ultimo è davvero un gran bel libro, da leggere immaginando la grande prateria e la Route 66.
Voto : 8 (Sognante)
Ciao, J



lento noioso retorico pieno di luoghi comuni è antipatico perfino il cane….e io adoro i cani….mi dispiace ammetterlo ma giudizio NEGATIVO!!!! 4 in pagella