Perchè (mi) piace Lost

Premessa: tutto ciò che scrivo è solo una mia opinione personale.  E non ci sono spoiler.

Ieri sera dopo l’ennesimo episodio della terza stagione (il primo della serata) ero davvero soddisfatto: questo serial è davvero divertente, affascinante, interessante ed imprevedibile e sfama il desiderio di ignoto e mistero che ritengo ognuno di noi abbia da qualche parte nella propria testa (più o meno coscientemente, chissà).

Mi chiedo cosa faccia la differenza rispetto ad altre serie televisive ed ecco quello che penso.

Non lo paragono a nessuna fiction italiana perchè perdiamo in partenza su tutti i fronti: i mezzi economici da noi sono inferiori, i dialoghi quasi sempre ridicoli, i personaggi piatti e bidimensionali e teatrali (in senso negativo), le storie banali e ripetivive, il provincialismo è imperante e soprattutto lo spettatore viene considerato stupido e da imboccare con scene palesi e spesso pretestuose. In Italia devono dirci per filo e per segno tutto: pensano che non abbiamo un minimo di capacità d’immaginazione, forse?

E dopo questa critica distruttiva della fiction italica vediamo cosa ha Lost più di altri telefilm di “livello” che hanno segnato un’epoca. Rimango sul genere “fantastico/thriller/mistery”.
Di primo acchito mi vengono in mente due titoli: Twin Peaks e X-Files.
Il primo è stato interessante ma il punto di vista era troppo personale e autoriale. David Lynch ha espresso tutte le sue fantasie attraverso questo serial onirico ma forse era un po’ troppo distaccato rispetto al gusto popolare. E io troppo piccolo all’epoca per gustarlo appieno 🙂
X-Files invece aveva tutti gli ingredienti giusti per divenire un successo quale è divenuto: personaggi simpatici e con caratteri diametralmente opposti nonchè magneticamente attratti l’uno (Mulder) dall’altra (Scully) e viceversa. Un potere oscuro latente raffigurato da servizi speciali deviati e connivenze ai più alti livelli politici e militari. Ufo, misteri irrisolti (X-Files appunto) e una sottostoria (il rapimento della sorella di Fox da parte degli alieni(?)) che si è dipanata attraverso tutte le stagioni del telefilm.
Il peccato di X-Files (ed è il rischio che può correre anche Lost) è stato l’allungarsi della vicenda per troppi anni: alla fine la corda ha ceduto…il gioco deve durare il giusto ma sappiamo tutti che quando rende lo si spreme all’inverosimile.
X-Files non era male ma la struttura era classica: personaggi del bene contro il male.

Lost è  comunque molto più in alto di Dana e Fox nella mia classifica perchè qui entrano in gioco oltre al mistero dell’isola tutta una serie di situazioni che lo rendono superlativo.
Quando Lost è partito pensavo che fosse una miniserie di 2/3 puntate in cui la storia fosse semplice: un aereo precipita su un’isola deserta – vediamo chi riesce a tornare a casa. E se in un certo senso è proprio questo lo scopo dei protagonisti, in realtà il bello qui è dato da molti altri fattori quali:
– il numero di personaggi cresce (prima i sopravvissuti della parte anteriore e poi quelli della coda, poi gli abitanti dell’isola, poi i parenti e gli amici nei flashback dei protagonisti)
Questo fa aumentare le possibilità di non capire chi sia destinato a sopravvivere. E comunque chi muore ritorna in flashback, in sogno o altro, tra l’altro. 😉
– ogni personaggio ha un passato (non chiaro, non pulito, non bianco o nero…sfumato e verosimile e, ovviamente, romanzato quanto basta per renderlo accattivante)
– tutto sembra rientrare in uno schema logico ma il disegno globale non è definito abbastanza per renderlo immediatamente riconoscibile e ogni aspettativa viene ribaltata
– l’isola racchiude misteri sovrannaturali (o no?)
– non ci sono personaggi buoni (o cattivi) al 100%: come nella vita reale dipende tutto da che parte ti trovi e da che parte stai osservando il conflitto. Nessuno è puro.
– in ogni puntata viene aggiunto un tassello ad un puzzle che però di contrappasso sembra avere dimensione sempre maggiore e a più dimensioni!

Il grosso limite di Lost ho paura che sarà la “via di fuga” e la spiegazione da parte degli autori (se mai ci sarà) del mistero dell’isola, degli “altri” e del “fumo nero”…
Tutta quest’aspettativa che cresce con il susseguirsi degli episodi probabilmente è destinata a deluderci a meno che non vediamo “il tutto” per quello che deve essere e cioè non “perchè” succede quel che succede e dove porta ma semplicemente per “come” succede. In sostanza: godiamoci il viaggio non per la destinazione finale ma per il gusto di viaggiare, in questo caso con la curiosità, il fascino dell’ignoto e la nostra immaginazione.

Io sono curioso di vedere come andrà a finire ma allo stesso tempo vorrei che non finisse mai.

Ciao, J

Ps : Scusate la lunghezza del post… ora mi rimetto a scrivere i miei soliti numeri: 4 8 15 16 23 42…

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