Recensione libri : “Fuori da un evidente destino” di Giorgio Faletti

fuori_da_un_evidente_destino.jpgTerza fatica del celebre e poliedrico artista astigiano trapiantato all’isola d’Elba. Il titolo del romanzo di 500 pagine è riferito alla condizione dei navajos all’epoca della conquista della frontiera, delle ferrovie attraverso il far-west, degli espropri illeciti, delle prime riserve indiane d’America.
La storia parla del mondo (moderno) dei nativi americani sullo sfondo di una storia tragica nata alla fine del XIX° secolo e proseguita attraverso eventi sovrannaturali fino ai giorni nostri.

La storia parte da una cittadina di nome Flagstaff e dal fischio del treno che la contraddistingue ed è cosi che alla fine il cerchio si chiude, con il treno che se ne riparte fischiando.

Jim McKenzie meticcio dagli occhi bicolore, torna dopo anni passati da elicotterista a New York nella sua cittadina natale, luogo che aveva lasciato (in pratica scappando) con molti sensi di colpa (verso il nonno, gli amici, una fidanzata e soprattuto verso sè stesso) alla ricerca di qualcosa che doveva ritrovare nei posti dell’infanzia. Il suo ritorno coincide con una sequenza di strani omicidi e il riaffiorare di persone a lui care, di situazioni ancora aperte come ferite.
Non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa ai possibili lettori tipo “Darth Vader è il padre di Luke Skywalker”. 🙂

Il libro è molto scorrevole e coinvolgente. Si vede che c’è molto studio “sul campo” dei luoghi e della civiltà navajo, arricchiti da un notevole bagaglio di emozioni e sensazioni da parte dell’autore che vengono restituite attraverso i personaggi (uno su tutti il cane, Silent Joe, una persona a quattro zampe) ed un uso sapiente di metafore e immagini poetiche.

L’unico limite arriva da me stesso: in alcuni casi, purtroppo, leggo pensando a come parlavano il Carlino, Suordaliso o Franco Tamburino e mi viene in mente l’accento di Faletti, il che allontana un po’ dallo spirito epico che pervade tutta l’opera. Comunque è un problema mio, non del libro che, invece, consiglio vivamente.

Lo considero più maturo di “Io uccido” (bello) e “Nulla di vero tranne gli occhi” che non mi aveva convinto del tutto, troppo simile al primo.
Quest’ultimo è davvero un gran bel libro, da leggere immaginando la grande prateria e la Route 66.

Voto : 8 (Sognante)    

Ciao, J

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2 commenti su “Recensione libri : “Fuori da un evidente destino” di Giorgio Faletti

  1. Io credo che questo libro sia molto utile solo se attualizato, infatti in esso sono racchiusi molti significati retorici che possono essere insegnativi anche al girno d’oggi.Un esempio è dato dal mito fondativo del mondo navayo dove gli insetti che rappresentano l’ uomo sempre alla ricerca di ricchezze, essi attraversano vari mondi attratti dalla promessa di ricchezze sempre maggiori , fino a raggiungere il mondo nero (il mondo attuale) nel quale essi sono costretti ad uccidere per sopravvivere. Voto 8

  2. lento noioso retorico pieno di luoghi comuni è antipatico perfino il cane….e io adoro i cani….mi dispiace ammetterlo ma giudizio NEGATIVO!!!! 4 in pagella

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