Recensione Libri : “La storia di Lisey” di Stephen King

lisey.jpgLisey’s Story narra di Lisey Landon, vedova dello scrittore Scott Landon. La vicenda si svolge nel Maine, nei dintorni delle località care a King (e a noi) come Derry e Castle Rock…
Lisey ha perso da due anni il marito, famoso scrittore dal passato difficile: il padre era un mezzo matto e il fratello… Non vi dirò nulla, don’t worry!
La storia parte dallo struggente ricordo della donna che riaffora ogni qualvolta giri nelle stanze dello studio in cui il marito creava le sue storie: ogni libro, rivista ed oggetto le fa riaffiorare qualcosa del suo passato. Come si erano conosciuti, amati; i segreti oscuri del marito, le fantasie e le paure nate nell’infanzia o forse in un altro mondo.
Tra gli studiosi ed i fans ci sono molti che vorrebbero mettere le mani sui manoscritti e gli inediti che Scott Landon ha lasciato in eredità alla moglie. Un insegnante arriva a parlarne con uno psicopatico che lo prende in parola e che cerca di entrare in casa della signora ad ogni costo.
Lisey deve ricorrere a tutte le sue forze e a segni inequivocabili lasciatole dal marito per difendersi e sopravvivere poichè Scott Landon era speciale, guariva in fretta e aveva un dono che lo rendeva unico e che gli ha permesso di scrivere e vivere in maniera davvero particolare. Lisey ha bisogno di Scott, del suo amore e delle sue sicurezze, ma ha frapposto un sipario viola ai suoi ricordi, non sarà semplice alzare questo velo per poter andare avanti… A complicare le cose ci si mette pure Amanda, la sorella autolesionista di Lisey che ad un certo punto, prima di entrare in stato catatonico,  le lascia dei messaggi che sembrano dettati dallo scrittore defunto. Tracce che le potrebbero salvare la vita.

Dietro una trama apparentemente thriller viene alla luce invece una storia d’amore dai contorni sovrannaturali.
Un po’ anche per merito dello storico traduttore italiano di Stephen King (il bravissimo Tullio Dobner) che usa paroline a noi fans ben note(!) è facile abbinare altri libri a questa fatica.
Saltano all’occhio termini come “bool”, il “viaggiare tra mondi”, i “Territori”… 
SK è molto bravo nel punteggiare la narrazione con parole, frasi, citazioni, situazioni e luoghi che ai fans dello scrittore del Maine faranno senz’altro venire in mente altri libri a noi cari.
Personalmente ci ho trovato spazio per attinenze con : “Il talismano”, la saga della “Torre Nera”, un riferimento abbastanza palese ad “Aldilà dei sogni” di Richard Matheson, alcuni nomi o personaggi sentiti in “Mucchio d’ossa”, “Cose preziose” e in qualche modo anche una sorta di duello simile a quella tra lo scrittore e la sua nemesi in “Secret window”…

Il libro parte un po’ a rilento ma poi ingrana bene, si fa avvincente e viene voglia di prenderlo in mano appena ce n’è l’occasione per scoprire cosa succede. Nella prima parte lo stile è un po’ ostico: ogni capitolo finisce nel presente lasciando la frase a metà per portarci nel passato (o viceversa) o in un altro mondo… E’ uno dei libri di King che ho letto con più fatica ma, per questo non posso considerarlo deludente, anzi…solo un po’ complicato, in parte. 

Se dovessi definirlo, rispetto ad altri lavori di King direi che è a metà tra il fantasy de “Il talismano” e il country-folk che pervade tutte le storie americane di King con gli hamburger, le roulotte scassate, la periferia bifolca, lo slang scurrile, le canzoni anni ’50.

Un bel libro che mi fa pensare quanto di Stephen King ci sia in Scott Landon.
Un libro davvero “Kinghiano”!

Voto: 7.5
Ciao, J

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