Recensione Film : “John Rambo”

Il film è il 4° capitolo della saga del celebre veterano del Viet-Nam interpretato e qui auto-direttosi da Sylvester Stallone.
Se in “Rambo First Blood” nel 1982 imparavamo a conoscere il destino di un guerriero tornato in patria e disprezzato ed emarginato e la lotta personale per farsi accettare e poi successivamente lo ritrovammo suo malgrado utilizzato dal Governo statunitense per i propri scopi (Rambo II) e contro un nemico sovietico in tempi ormai sorpassati rispetto la Guerra fredda ed in clima di Perestrojka (Rambo III – una sorta di parodia ipertrofica del primo vero Rambo) qui John Rambo ci viene mostrato per quello che ha dovuto imparare ad essere: un animale da combattimento sopravvissuto al peggio.

Un uomo sconfitto nello spirito che cerca di riposare (soprattutto nell’anima devastata dagli incubi del passato) in una landa desolata della Thailandia al confine con la malandata Birmania.
Rambo ha deciso di disinteressarsi di tutto e di tentare d’invecchiare alla meno peggio evitando qualsiasi coinvolgimento con il mondo ma, ad un certo punto (l’inizio della storia) incappa in un gruppo di missionari laici/medici che vogliono soccorrere il popolo birmano vessato da un regime crudele e spietato. Rambo diviene il Caronte che trasporta questo gruppo di anime pure nell’inferno di un fiume (è un “barcaiolo” che conosce la zona) attraverso la Birmania.
Il viaggio per atmosfera richiama alla memoria il viaggio del Capitano Willard in “Apocalypse now” ma qui finiscono i parallelismi tra le due storie.
Anche questa volta John si riattiva come guerriero poichè altro non può essere, guidandoci ad un finale che vorrebbe farci credere, finalmente, al riappacificarsi di Rambo con il mondo ma soprattutto con sè stesso.

Il film è crudo, ultra violento e Stallone non ha certo lesinato negli effettacci splatter: è il primo film di guerra (e non solo) in cui nulla viene lasciato all’immaginazione e se lo scopo è quello di farci vedere l’orrore della guerra e di quello di cui l’uomo è capace, il bersaglio è pienamente centrato. Non è un film che consiglio a ragazzini che forse potrebbero solo cogliere il lato “shoot’em up” come se tutto fosse un videogioco alla Doom et simili sparatutto.
Rambo è cresciuto, si è costruito una corazza spessa verso tutto ciò che gli può far male ( principalmente rappresentato dall’affetto verso qualcuno) e l’indifferenza cinica del personaggio mostra lo snaturamento perpetrato ad un uomo per renderlo soldato senza scrupoli.

Se Rambo combatte dalla parte del bene di certo ogni mezzo giustifica il fine e ci dimostra che anche volendo cambiare il mondo in realtà l’uomo è destinato ad estinguersi con le proprie mani tanto è stupido nell’uccidersi senza ragione.

Dal punto di vista dell’attanagliare il film rende bene, non stanca ed il ritmo è veloce al punto giusto. Condanna e mostra al pubblico un mondo (quello birmano) di cui non si parla mai e di cui non conosciamo praticamente nulla, per cui la pellicola almeno per questo si merita un buon voto. In sè la storia forse poteva andare più nel profondo per quanto riguarda le sfumature e le storie dei personaggi di contorno ma nel complesso un film che si lascia vedere e che fa rabbrividire più di un horror poichè qui l’agghiacciante realtà supera la fantasia.

Voto: 7
Ciao, J

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Un commento su “Recensione Film : “John Rambo”

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