Michael Jackson ora è sull’isola che non c’è e la Leggenda continua

Michael Jackson se ne è andato portato via dal suo cuore.
La notizia della sua dipartita sta facendo il giro del mondo suscitando clamore, come ogni evento legato al suo nome.
Un uomo indefinibile o forse con troppe definizioni ed etichette, un uomo pieno di contraddizioni: prima bimbo prodigio, poi Re del Pop ed infine un’icona su cui i giornali hanno vissuto per almeno due decenni grazie alle sue vere o presunte stranezze, al suo aspetto auto-martoriato, alle vicende processuali.

Personalmente oggi sono un po’ più triste di ieri e mi sento come svuotato: Michael con la sua musica, il suo modo di ballare e anche con l’aura che si era abilmente costruito per poi riuscire a distruggere altrettanto facilmente, mi ha accompagnato dall’adolescenza fino ad oggi.
Era il 1979 quando, ad 11 anni, ho sentito per la prima volta la sua voce intonare “Don’t stop ‘til you get enough” (dall’album “Off the wall”) e ne rimasi ammirato e – forse per l’ingenuità della mia giovane età – mi chiedevo se a cantare fosse un uomo o una donna.
Tre anni dopo arrivò “Thriller” anticipato dal singolo “Billie Jean”, la canzone che amo in assoluto di più di tutte quelle sentite nella mia vita: e non parlo solo di canzoni di Michael Jackson, intendo proprio la numero UNO.
Da qui partì il mio amore di fan (con occhio critico e obiettività, credo).

I video ne amplificarono il suo potere magico, i suoi passi di danza su cui spiccano ovviamente il Moonwalk, le sue giravolte ed il fermarsi sulle punte dei piedi mi coinvolsero al punto da passare ore ed ore a registrare vhs da ogni canale che passava i suoi clip e poi studiarmeli ripassando ogni suo movimento.
All’epoca internet non c’era ancora e ogni informazione poteva arrivare solo tramite altri appassionati, fanzine e fiere di dischi dove ho comprato vinili d’epoca in cui Michael cantava con i Jackson 5 e poi con i Jacksons.

Quante ore a leggere testi, a cercare di tradurli – posso dire di aver imparato l’inglese grazie a Thriller! Oggi ho praticamente tutti i suoi dischi e testi…
Michael Jackson è stato come un amico un po’ più grande che mi ha dato musica, ballo e soprattutto emozioni: la possibilità di andare in pista e sfogarmi rendendomi felice quando i dj mettevano ad esempio “Rock with you” o qualsiasi altra canzone di MJ su cui potermi esibire…
Poichè amo disegnare ero talmente affascinato dal mio idolo che avevo imparato a memoria il suo viso – quello che aveva all’epoca di Thriller e poi di Bad, già molto differente. Per cui via a disegnare copertine di libri in cui stampavo i suoi testi e magliette che poi sfoggiavo…

Ho avuto la fortuna di vedere due suoi concerti (Monza 92 e Milano 97) e – pur rimanendo un attimo perplesso quando notai che non poteva cantare dal vivo Thriller e ballarla allo stesso tempo (usava l’escamotage di indossare una maschera da lupo mannaro) – mi sono reso conto che Michael era una star anche dal vivo: un suo show non ti poteva deludere.

Voglio illudermi e sognare che ora se la stia godendo insieme a Marilyn Monroe, Elvis Presley e altri miti del suo calibro in qualche isola misteriosa del Pacifico…
No Michael non è morto. Io non ci credo, non posso crederlo.

Michael Jackson era e rimane irrangiungiubile.
E’ un sogno che rimane, è semplicemente andato – finalmente – come il suo anelato Peter Pan, sull’Isola che non c’è.

Non sono così ingenuo di far finta che fosse personaggio controverso e bizzarro (chissà quanto di vero e quanto di inventato ad arte) ma, oggi, voglio solo ricordarlo per quello che per me ha rappresentato: un mito.
Michael…I want you back!!!

Ciao Michael, grazie di tutte le emozioni che mi hai dato.

J

Michael Jackson – 29 Agosto 1958 Gary, Indiana – 25 Giugno 2009 Los Angeles, California.

Michael Jackson's Thriller

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