Recensione Film: The Wrestler

Film del 2008 diretto da Darren Aronofsky vincitore del Leone d’Oro a Venezia e con 2 nomination agli Oscar per Mickey Rourke (Randy “The Ram” Robinson) e Marisa Tomei (Cassidy/Pam) e Evan Rachel Wood (Stephanie).
1989: “The Ram” (“L’Ariete”) è un wrestler professionista all’apice del successo. Il personaggio che si è creato con la sua mossa di chiusura che finisce l’avversario (un volo d’angelo) è idolatrato da tutti i fans di questo sport.
2009: The Ram è ancora un wrestler di provincia appesantito dagli anni e dagli abusi di alcol, droga e steroidi. Vive in affitto in una roulotte fatiscente che spesso trova chiusa perchè non ha soldi per pagare. La vita scorre tra un lavoro saltuario come scaricatore in un grande magazzino, visite notturne all’amica spogliarellista Cassidy in cui spera di trovare una compagna nella vita solitaria, lampade abbronzanti, allenamento in palestra e passaggi dal parrucchiere per tingersi i lunghi capelli di biondo. Nei week-end sale sui ring per combattere in incontri con altre vecchie glorie e giovani wrestler che in lui vedono un mito del passato.
Tenta anche di instaurare un rapporto – che non è mai esistito – con la figlia Stephanie poichè si è reso conto di non avere altro che il ring: tutto ciò che è al di fuori delle corde elastiche del quadrato lo segna come perdente.
Tutto procede senza colpi di coda fino a quando, dopo un incontro trucido in cui Randy viene ferito addirittura da pistola spara-chiodi e filo spinato (sembra il Cristo della passione flagellato e con il costato sanguinante), un infarto lo costringe ad un duplice by-pass coronarico.
A questo punto l’uomo si ritira dal ring e cerca di raccogliere i cocci della propria esistenza tentando di avere un lavoro fisso a tempo pieno (va a finire dietro il bancone degli alimentari del grande magazzino), si riavvicina alla figlia passeggiando e spiegando senza giustificazioni il proprio comportamento e riesce quasi a coinvolgere sentimentalmente Cassidy ma, proprio quest’ultima infrange la nuova vita di Randy il quale decide che per essere vincente e non soffrire può soltanto essere ciò che è: un combattente sul ring.

Non aggiungo altro della trama…

Personalmente ho trovato il film lento ma è un ritmo che non annoia e, anzi, aggiunge spessore e significato al dualismo del film: perdente/vincente – presente/passato.
Il nostro vive e continua a vivere nel ricordo di quello che era cercando di perpetrarsi in una sorta di costruzione esterna che non coincide con il profondo del proprio essere (l’anima) ormai svilita dal proprio fallimento.
Se nella vita quotidiana il wrestler diventa un uomo comune senza soddisfazioni e con molte pecche caratteriali e di comportamento, sul ring è ancora in parte vivo e sofferente e proprio il dolore rappresenta la forza che lo tiene in vita. Solo che anche nel ring non ha più futuro.
Anche Cassidy, spogliarellista 40enne con figlio a carico rappresenta una perdente: lei non può nemmeno dire di avere almeno un lavoro che le abbia dato soddisfazioni come al wrestler e un cambio di vita potrebbe trasformarne l’esistenza in qualcosa di meglio ma, anche lei come The Ram non riesce a creare il proprio destino e ne è invece succube.

In qualche punto il film mi ha ricordato Rocky Balboa, dove Stallone rappresenta un uomo che è stato un idolo e da “vecchio” racconta, in una sorta di eterno nostalgico revival, ai clienti del proprio ristorante com’era stare sul ring. Qui Randy/Rourke si siede in conventions squallide firmando autografi a pagamento.

Il film è drammatico ed emozionante e molto deve al suo protagonista che – in qualche modo – ha una vita che assomiglia a quella del personaggio (ascesa e caduta degli dei).
Molto bravi quindi Mickey Rourke ed un’appassita (per il ruolo) e sempre bella Marisa Tomei.

Voto: 7.5 Per riflettere
Ciao, J

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Un commento su “Recensione Film: The Wrestler

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