Recensione Film: District 9

Un film di fantascienza del 2009 originale e con una morale diretto dal mago del 3D Neill Blomkamp e magnificamente interpretato dal semi-sconosciuto Sharlto Copley (sarà Murdock nel prossimo film ispirato all’A-Team).

Sud Africa, Johannesburg, 1982. Un’astronave di profughi extra-terrestri si “arena” nel cielo della città sudafricana e lì rimane: sospesa, sembra senza vita. Gli uomini, prima sconcertati e poi sempre più curiosi poichè non succede nulla, decidono di penetrarvi per capire cosa vi sia all’interno: semplicemente una specie di alieni bipedi allo stremo, non in grado di far ritorno al loro pianeta che stanno lentamente morendo d’inedia.
Il governo decide di attrezzare un campo profughi e di cintarlo in modo da proteggere in questo modo entrambe le civiltà.
Passati 27 anni il campo definito “District 9” è divenuta una baraccopoli, uno slum, un campo di concentramento in cui oltre agli alieni che si sono moltiplicati (oltre un milione) vivono bande di criminali terrestri che sfruttano la presenza degli extra-terrestri per poter contrabbandare armi in cambio di cibo. Nel frattempo la popolazione è stufa di avere in città gli alieni ghettizzati e razzisticamente definiti “gamberoni”,  per cui il governo decide di spostare l’intero Distretto 9 al di fuori della città, unendo allo scopo falsamente “umanitario” di dare un posto migliore alla civiltà aliena soprattutto quello di carpire l’uso delle armi che paiono funzionare solo se maneggiate da chi ha dna alieno.
Il film parte proprio dallo sfollamento e da chi è incaricato al ruolo… non aggiungo altro ma, sappiate, che ci sono molte sorprese, eh eh eh.

Molto della pellicola è computer graphics ma gestita bene senza esagerazioni folkcloristiche, ha senso ed è ben dosata. La metafora dell’alieno, in questo caso è estremizzata verso ciò che sta al di fuori della normalità e del plausibile ma è palesemente riconducibile a qualsiasi cultura diversa dalla propria e dallo scontro di due realtà superficialmente contrapposte che in realtà possono condividere gli stessi valori. Alieno qui significa letteralmente straniero, differente da qualsiasi riferimento che ci appartiene e poco importa che sia un extra-terrestre, un uomo di differente cultura, religione o razza. L’uomo tende sempre ad odiare e disprezzare ciò che non capisce, che non conosce e che è differente.

Il film è piuttosto crudo, girato spesso in prima persona o con camera a mano e l’uso dei sottotitoli per gli alieni è un espediente che accresce il senso di non appartenenza.
La storia del protagonista è ovviamente il pretesto per dimostrare la stupidità dell’uomo, la possibilità e la difficoltà nel cambiare (qui davvero portata al limite “fisico”) ed anche la speranza che esista ancora umanità se c’è volontà di immedesimarsi nell’alieno, di sacrificare le proprie piccole idee per una visione d’insieme ampia e di vera comprensione del prossimo (ammazza, sembra che sto facendo la predica) ! 🙂

Concludendo: un film sorprendente e davvero interessante, sperando che non lo rovinino con qualche stupido sequel…
Voto: 8.5

Ciao, J

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2 commenti su “Recensione Film: District 9

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