Recensione Film: Il mondo dei replicanti

Film fantascientifico virato al sociale del 2009 diretto da Jonathan Mostow (“U-571”) con Bruce Willis, Radha Mitchell (“Melinda e Melinda”), Rosemund Pike, Ving Rhames e James Cromwell.

Al momento della traduzione è stata fatta un’operazione furba (?) e altrettanto sbagliata per attirare gli spettatori con la parola  “replicanti” nel titolo italiano.
L’originale “Surrogates” cioè “surrogati” che per definizione “è un prodotto di largo consumo, sviluppato in condizioni di necessità, in sostituzione…” dà invece il vero senso del film.

In un futuro prossimo (2050 circa) l’uomo non vive più in prima persona – tranne qualche dissidente – ma proietta, tramite un collegamento neurale, i propri pensieri ad un surrogato di sé stesso. Il surrogato è in sostanza un robot con le fattezze dell’uomo che lo controlla (non sempre poiché qualcuno preferisce avere un surrogato completamente differente, per sesso o razza) ma comunque, fisicamente perfetto ed esteticamente migliore dell’originale.
Delegando il proprio surrogato per tutto ciò che può essere pericoloso l’uomo ne ha abusato, demandandone ogni aspetto della vita sociale e perdendo il senso della realtà, vivendo ormai recluso nella propria abitazione. In giro ci sono solo bellissimi e bellissime.
Tutto sembra anestetizzato fino a quando un’arma micidiale uccide un surrogato e l’uomo che ne controlla i pensieri. Qualcuno odia i surrogati e vuole che sia l’uomo a ritornare il fulcro della società civile.

L’investigatore Greer (Bruce Willis) attraverso il proprio surrogato parrucchinato(!) si mette sulle tracce dell’omicida mentre cresce il dissenso verso l’inumanità sotto la guida del Profeta (Ving Rhames). Lo stesso Greer inizia a mal sopportare la propria vita ormai “vissuta” in seconda persona e sente la mancanza della relazione vera con la moglie, anch’essa ormai “schiava” del meccanismo di surrogazione.
In un crescendo di colpi di scena il nostro è costretto suo malgrado ad intervenire in prima persona e a capire cosa significava davvero rischiare, sentire dolore e soffrire prima di questa invenzione…
Non dico altro… 🙂

Questo è’ un film anche d’azione, anche di fantascienza ma lo scopo principale della pellicola è dimostrare come la tecnologia possa essere disumanizzante. Qui c’è l’eccesso della società attuale: l’immagine, l’apparenza sono più importanti dell’essenza e in qualche modo se al giorno d’oggi si ricorre alla chirurgia estetica per mascherarci dietro quello che in realtà non siamo, nel film è un robot con i nostri lineamenti ritoccati ad esporsi al mondo. Come in internet ci creiamo un avatar, un alter ego virtuale al quale – solitamente – non corrispondiamo, anche nel film troviamo questa alienazione dell’io.

Il film è scorrevole e piacevole e fa riflettere. Ci sono anche alcuni buchi di sceneggiatura notevoli ma ciò non toglie che la società rappresentata è inquietante se rapportata – con i limiti tecnologici – a quella attuale.
Oggi usiamo Facebook, chat, Instant messaging per rapportarci con estranei e viviamo in un mondo a parte; se ne avessimo la possibilità probabilmente anche noi useremmo il nostro surrogato a cui daremmo un fisico stupendo o addirittura completamente differente dal nostro reale, o sbaglio?

Il film pur ricordando parzialmente “Io, robot”, “Strange days” e “Matrix” colpisce nel segno.
Tralasciando qualche situazione dove sembra che non ci sia motivo plausibile per alcune scelte dei protagonisti, la storia regge, soprattutto per la condanna del nostra società e del declino a cui stiamo correndo incontro felicemente.
Poi un dubbio: Perché un surrogato, controllato da un uomo dovrebbe definire un altro uomo (reale) come “sacco di carne” se il pensiero del surrogato appartiene anch’esso ad un essere di carne? Boh!

Voto : 7 Spero non sia profetico il film 🙂

Ciao, J

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Un commento su “Recensione Film: Il mondo dei replicanti

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