Recensione Libri: “La mano di Fatima” di Ildefonso Falcones

“La mano di Fatima” è un libro di Ildefonso Falcones pubblicato nel 2009.

Ecco la trama tratta dalla scheda del libro edito da Longanesi, da me leggermente modificata.

1568: nei villaggi delle Alpujarras (a sud-est di Granada, nel meridione spagnolo, in Andalusia) è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos (mori) si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione.
Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità – Aisha, la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano –, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente e del patrigno, Brahim, un mulattiere incline alla violenza.
La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c’è anche chi, mosso dall’invidia e dall’odio, trama contro di lui. E quando nell’inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela.
Inizia così la lunga storia d’amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l’immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo.
La storia ripercorre il periodo dell’Inquisizione fino alla cacciata dalla Spagna dei musulmani, avvenuta nel 1612.

Un libro che ci porta a conoscere fatti poco conosciuti, almeno per come scrivo spesso, per studenti della scuola italiana di ogni ordine e grado. Di come comunque la storia si ripete e l’uomo continua a perseguire nel prevaricare chi la pensa in maniera differente, soprattutto in campo religioso e oltretutto più per interesse che per vera Fede.
Il libro è visto attraverso gli occhi di un ragazzino, divenuto successivamente uomo, che a causa delle origini miste, è costretto a suo malgrado a vivere a cavallo tra la fede cristiana e quella musulmana, adorando un solo Dio (Allah) ma obbligato a far credere di essere cristiano per sopravvivere. Per questo dualismo e per l’abilità nell’analizzare il comportamento umano di entrambe le fazioni, Hernando tenta la via del sincretismo tra le due religioni attraverso la figura della Vergine Maria, sullo sfondo della propria vita tribolata, tra amori e guerre, tradimenti e amicizie, povertà e agiatezza.

Il racconto è scorrevole nella prima ed ultima parte mentre un buon terzo centrale è piuttosto lento e ostico, pur rimanendo vivo l’interesse del lettore per le sorti del protagonista.

In sostanza un bel romanzo storico arricchito dalle vicende umane di un uomo del popolo; uno spaccato della cultura moresca (e non solo) dell’epoca che rimanda a (purtroppo) conflitti mai sanati tra due culture. Conflitti che si tramandano fino ai giorni nostri, evolvendosi soltanto nei mezzi bellici ma non in termini di crescita umana. L’uomo è ancora quello di 500, 1000 e 2000 anni fa. Impareremo mai a convivere pacificamente?

Voto: 8 Avvincente e storicamente fedele.

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Un commento su “Recensione Libri: “La mano di Fatima” di Ildefonso Falcones

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