Recensione Film: Quo vado?

quo-vadoFilm del 2016
Diretto da Gennaro Nunziante
Genere: comico, commedia
Durata: 86 min.
Con:

Checco Zalone: Checco
Eleonora Giovanardi: Valeria Nobili
Sonia Bergamasco: dottoressa Sironi
Ludovica Modugno: Caterina, madre di Checco
Maurizio Micheli: Peppino, padre di Checco
Ninni Bruschetta: ministro Magnu
Paolo Pierobon: ricercatore scientifico
Lino Banfi: senatore Nicola Binetto
Azzurra Martino: Penelope, la fidanzata di Checco

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Checco Zalone è un ragazzo che ha realizzato tutte le aspettative che aveva dalla sua vita: voleva vivere con i suoi genitori per evitare una costosa indipendenza e ci è riuscito; non voleva mai sposarsi ma essere eternamente fidanzato per evitare le responsabilità del matrimonio, e ce l’ha fatta; sognava da sempre un lavoro sicuro ed è riuscito a ottenere un posto fisso nell’ufficio provinciale caccia e pesca, in cui timbra le licenze di cacciatori e pescatori.

In questo modo Checco affronta una vita che fa invidia a tutti. Un giorno però tutto cambia, quando il governo vara la riforma della pubblica amministrazione, riforma che ha una componente fondamentale nel voler risparmiare sui posti fissi, eliminandone molti. Convocato al ministero dalla spietata dirigente dottoressa Sironi, Checco è messo di fronte a una scelta difficile: lasciare il posto fisso o mantenerlo venendo messo in mobilità e trasferito lontano da casa. Per Checco il posto fisso è sacro, quindi accetta il trasferimento.

Per convincerlo a dimettersi, la dottoressa Sironi lo fa trasferire di volta in volta in diverse località italiane a ricoprire i ruoli più improbabili, lontani e pericolosi, ma Checco si ambienta in ogni luogo e resiste a tutto, senza cedere alle offerte sempre più remunerative della Sironi, come consigliato dal suo idolo, il senatore Nicola Binetto.

Commento: Il solito (non nell’accezione negativa) Zalone (in sostanza la summa dell’italiano con i suoi difetti, vizi, furberie e pregi) stavolta ci mostra l’attaccamento al posto fisso portandolo all’estremo. Non è l’attaccamento al lavoro ma ai privilegi che comporta essere assunto nella PA: sicurezza economica, favori, regali, poca fatica. Se all’inizio i trasferimenti in giro per l’Italia e l’Europa sono il modo del protagonista per non farsi licenziare, diventano poi la ricerca della felicità, una crescita sentimentale e civile che però al termine si consolida negli usi e abitudini ormai dna dell’uomo viziato dalla mamma. Il film diverte anche se non ho mai riso apertamente. Si sorride tanto perché comunque il film (come Zalone) è intelligente e coglie (enfatizzandoli) gli aspetti dell’italiano che si arrangia. Bellissime location (su tutte direi Bergen e isole), dialoghi e battute ben studiate. Un film che non delude le aspettative. Ottimi attori e caratteristi.

Voto: 7.5 Con due lettere si possono esprimere tanti concetti, [‘me]

Ah però... 6.5 -7.5

 

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