Recensione Film: The words


 

Film del 2012
Diretto da Brian Klugman e Lee Sternthal
Con:

Bradley Cooper: Rory Jansen
Zoe Saldana: Dora Jansen
Olivia Wilde: Danielle
Jeremy Irons: il vecchio
Dennis Quaid: Clay Hammond
Ben Barnes: uomo giovane
J. K. Simmons: Mr. Jansen
Nora Arnezeder: Celia

Genere: Drammatico

Trama integrata con parti estrapolate da Wikipedia: Clay Hammond è uno scrittore di romanzi che sta presentando la sua ultima opera ad una lettura pubblica. Il romanzo “The words” racconta a sua volta di uno scrittore: Rory è in crisi perché non riesce a pubblicare nulla fino a quando riceve dalla moglie Dora un regalo particolare: una ventiquattrore vintage. All’interno di un risvolto, Rory trova un vecchio manoscritto, che, dopo un’intensa lettura di una notte, decide di pubblicare a suo nome. Arriva così il grande successo, di pubblico e critica. Ma presto dovrà affrontare le conseguenze delle sue scelte… Clay durante la lettura “seduce” una studentessa che poi invita a casa sua. Qui tra mezze ammissioni e una sorta di psicanalisi, la ragazza chiede allo scrittore di raccontarle come finisce il romanzo…

Commento: A parte gli attori che sono perfetti, qui la regina è la storia che è davvero bella e ben congegnata. Lo scrittore che racconta di un altro scrittore che a sua volta si rifà ad un terzo scrittore sembra un intreccio complicato ma in realtà questo gioco di rimandi, di specchi e di eredità illecite si dipana tenendo viva l’attenzione per tutto il film alimentando la nostra curiosità per capire cosa succeda ai protagonisti (qui e nel passato). Bello, un film che merita anche di essere rivisto per cogliere le sfumature che ad una prima visione potrebbero essere sfuggite. Bellissime le parole del “vecchio” (Jeremy Irons) dette nella serra a Rory (Bradley Cooper).

Voto: 7.5 Per chi ama le parole

Ah però... 6.5 -7.5

Recensione Film: Un matrimonio all’inglese


Film del 2008 diretto da Stephen Elliot (“Priscilla, la regina del deserto”, “The eye”) ed interpretato da Colin Firth (Il Signor Whittaker), Jessica Biel (Larita), Kristin Scott-Thomas (La Signora Whittaker) e Ben Barnes (John Whittaker).

Anni ’30: Larita è una bellissima donna americana, forte, indipendente e al di fuori degli schemi.
Ha appena vinto una gara automobilistica a Montecarlo quando s’innamora di un rampollo della borghesia (in decadenza) inglese ( John Whittaker) e lo sposa a sorpresa.
I due arrivano nella casa di famiglia dei Whittaker – nella campagna inglese – e subito è chiaro che la suocera e le cognate non vedono di buon occhio la sposina: troppo emancipata e “libertina”. L’ipocrisia regna in famiglia e solo il padre di John, il Signor Whittaker ne è esente: la guerra mondiale l’ha riportato a casa disincantato ma più umano, disponibile ed ironico, è sopravvisuto ed è l’unico realmente vivo in una sorta di apatico tran tran legato a riti mondani quanto vuoti ed inutili.
Non dico altro…

Definire questo film non è semplice: commedia? non proprio. Dramma? no. Direi un mix riuscito di agrodolce, tra miserie e gioie della vita, tra dolore e spensieratezza e rappresentazione delle differenze sociali e delle etichette affibbiate alle persone.
Il film esplica bene l’irreale esistenza di una “falsa” nobiltà” con le proprie manie e fobie e l’illusoria speranza di eternarsi contando sull’unire coppie di famiglie “ricche” solo per interesse. L’arrivo di una scheggia impazzita sconvolge la parvenza di quiete scatenando invidie e malumori ma, alla fine, rimane solo la possibilità per chi vuole essere davvero libero e onesto con sè stesso di lasciarsi tutto alle spalle e rifarsi una vita altrove.

Bravi tutti gli attori e su tutti metto Kristin Scott-Thomas, odiosa come le compete in questo ruolo. Colin Firth perfetto nel ruolo del gentleman che sogna di essere bohemienne e Jessica Biel eterea e pungente solo come una “yankee” può essere.

Voto: 7

Ciao, J