Recensione Film: Bastardi senza gloria


“Inglourious Basterds” è un film del 2009 scritto e diretto da Quentin Tarantino ed interpretato da Brad Pitt, Christop Waltz, Diane Kruger e Mélanie Laurent.
Ecco la trama (ridotta da me all’osso) da Wikipedia.

Nella Francia occupata dai nazisti, la giovane ebrea Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent) assiste all’uccisione di tutta la propria famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz). La ragazza riesce a sfuggire miracolosamente alla morte e si rifugia a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Contemporaneamente, in Europa, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) mette assieme una squadra speciale di soldati ebrei  noti come “i Bastardi”. I soldati vengono incaricati dai loro superiori di uccidere ogni soldato tedesco che incontrano e prendere loro lo scalpo. La squadra di Raine si troverà a collaborare con l’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), una spia degli Alleati, in una missione che mira ad eliminare i leader del Terzo Reich…

Premetto che mi piace molto il cinema di Tarantino ma, questa volta, il film non mi ha convinto.

Il regista è bravo a trasformare la violenza e l’efferatezza dei suoi personaggi (sempre oltre il limite)  in qualcosa di paradossale e assurdo, creando un gioco tra lui e lo spettatore che rende accettabile anche l’effettaccio splatter poiché talmente esagerato da diventare dichiaratamente finto e quindi (proprio per contrappunto) divertente. Cosa che, purtroppo, in un film che parla di nazismo e olocausto stona lasciando contraddetti.
Se in film come “Pulp Ficton” o “Kill Bill” vedere tanto sangue al pari di battute e situazioni paradossali regge e crea la struttura che ne fa dei piccoli capolavori, in “Bastardi senza gloria” questo gioco non s’instaura perché l’atmosfera ed il contesto sono particolari spinosi da trattare ed il risultato, personalmente, l’ho trovato quantomeno “indelicato”.

In sostanza penso che sia difficile girare un film su quel periodo storico (ancora vicino a noi) mischiando i generi come fa Tarantino. Personalmente faccio fatica a trovare qualcosa di divertente nel nazismo (pur tentando di dissacrarlo).

Voto: 6 Per gli attori, soprattutto Christoph Waltz che ha vinto anche l’Oscar.
Ciao, J

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Recensione Film: Il curioso caso di Benjamin Button


Film del 2008 diretto da David Fincher (“Seven”, “Fight Club”) e interpretato da Brad Pitt, Cate Blanchett, Julia Ormond e Tilda Swinton. Il film è tratto da una storia breve di Francis Scott Fitzgerald (Link in Wikipedia).

New Orleans 1936. Una donna dà alla luce un bambino “mostruoso”: tutto rughe. Il padre, pur promettendo alla madre di non abbandonarlo, lo lascia sulle scale di un ospizio. Una donna di colore (Queenie) lo prende con se e gli dà il nome di Benjamin.
New Orleans 2005. Mentre l’uragano Katrina inizia la sua fuoriosa avanzata verso la cittadina della Louisiana, un’anziana donna (Daisy/Cate Blanchett) in fin di vita sul letto di un ospedale raccoglie le ultime forze pregando la figlia Caroline (Julia Ormond) di prendere dalla valigia un diario scritto da un suo caro amico: Benjamin Button.
Caroline inizia a leggere l’incredibile storia di un bambino nato vecchio e che crescendo ritorna giovane.
Vediamo tutta la vita di Benjamin e il rapporto con Daisy sullo sfondo delle vicende della Storia: la Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, il Dopoguerra, gli anni 60 e 70…

Non dico di più, al solito 🙂

Il film è piuttosto lungo e questo è il primo difetto, a mio avviso. Il secondo punto dolente è, forse, il mancato approfondimento delle conseguenze che questo “curioso caso” avrebbe potuto avere non solo rispetto il protagonista ma anche verso i comprimari della sua strana vita. Nel film ovviamente vengono proposti i “problemi” di una vita percorsa all’indietro: da piccolo mente fresca e corpo debilitato, crescendo esperienza e fisico migliorato (il sogno di chiunque) e poi ritorno all’adolescenza, all’infanzia, alla pubertà fino allo stato neonatale con tutti i problemi della mente come, nel caso di Benjamin, della demenza senile e, un po’ come Highlander, la perdita di chi ti sta intorno.

Il racconto è davvero interessante grazie a F.Scott Fitzgerald e quindi il merito del film va soprattutto alla storia originale. Indubbiamente la tecnologia attuale ha reso possibile e credibile lo scorrere del tempo “all’indietro” e solo 10-15 anni fa questo film sarebbe stato impossibile da girare. Gli attori protagonisti sono bravi, Brad Pitt una conferma e Cate Blanchett credibile in tutte le fasi della vita del suo personaggio.
Ci sono poi alcune scene ed aneddoti divertenti (l’uomo che ricorda di essere stato colpito dal fulmine, ad esempio) e alcuni passaggi abbastanza inutili (ma non volendo rovinare la sorpresa non voglio e posso dire quali). 🙂

In conclusione: un bel film, soprattutto la seconda parte che è più scorrevole ed interessante della prima, e sorretto dal racconto che fa riflettere sul corso della vita e la vecchiaia, i sentimenti e l’apparire, le convenzioni sociali e la natura dell’uomo.

Voto: 7.5 Curioso 🙂

Ciao, J

Recensione Film : Ocean’s Thirteen (13)


Ennesimo capitolo (il terzo contando dall’11) di film di Steven Soderberg con il gruppo di ladri capeggiati da Danny Ocean (George Clooney).
Anche questa volta, come nei due precedenti episodi, ritroviamo tutto il clan di esperti nell’impadronirsi l’altrui ricchezza (a Las Vegas) composto da un cast di attori davvero da paura: George Clooney, Elliott Gould, Brad Pitt, Matt Damon, Don Cheadle, Casey Affleck ed Andy Garcia, Eleln Barkin nonchè Al Pacino. Questa volta manca all’appello Julia Roberts. Aspettiamola nel 14°?

La trama – pur differenziandosi nell’innesco che qui è la vendetta – è praticamente la stessa degli altri 2 titoli oceanici: escogitare un sistema per derubare qualcuno di molto , ma molto, ricco. Tutto qui.
Chiaramente si gioca molto sulla simpatia, fascino, carisma e bellezza dei protagonisti; sulle ambientazioni spettacolose e sui mezzi tecnologici ingegnosi che i nostri utilizzano per raggiungere il fine. In questo lo accomuno a film come “Mission Impossible”, “oo7” ed “Italian Job”.

Il film è “abbastanza” divertente e per nulla imprevedibile, il finale non mi hato gran soddisfazione e il senso che mi rimane appiccicato addosso è che questo film sia una sorta di reunion, una rimpatriata tra amici (il regista con gli attori) che si divertono a fare un film invece di farsi una grigliata in giardino. Guadagnadoci uno sproposito, oltretutto!

Che dire di altro?
Un film bello a vedersi ma vuoto, giusto per passatempo ecco…

Voto : 6 [Si può vedere anche senza entusiasmarsi]

Ciao, J

Recensione Film: Burn after reading


Questo film del 2008 dei fratelli Cohen ci racconta di come l’idiozia, le nostre paure e speranze e la presunzione di sapersi comportare in tutte le situazioni siano invece il preludio a conseguenze imprevedibili e a situazioni altamente rischiose.

Ousborne Cox (John Malkovich) licenziato dalla Cia decide di scrivere le proprie memorie e di masterizzarle su un cd che per equivoco viene scambiato da due istruttori di palestra (Linda/Frances McDormand e Chad/Brad Pitt) – che l’han trovato in spogliatoio – per dati compromettenti la Cia stessa. Quale miglior modo per i due di aspirare a denaro che risolva i loro problemi: una moltitudine di interventi di chirurgia plastica per lei, l’assurda convinzione di fregare il prossimo del secondo. Nella vicenda si inseriscono la moglie di Cox (la brava Tilda Swinton) e il di lei amante Harry (George Clooney) che a loro modo si troveranno fin troppo coinvolti…

Il film mette alla berlina i tic, le manie e le stranezze della nostra società civile, sbeffeggiando gli usi e costumi di uomini e donne eternamente alla ricerca di un cambiamento e di una vita soddisfacente, ottenuta anche con mezzi poco ortodossi.

Onestamente – sarà un mio limite – non condivido le critiche che hanno apprezzato questo film.
Mentre “Fargo” o “Fratello dove sei?” mi avevano divertito ed interessato, in questo caso sono rimasto piuttosto deluso in attesa di un finale che non giunge mai.
Non ho davvero capito che il film finiva come è finito…a quel punto non mi aspettavo certo i titoli di coda. boh!
Anche la storia, pur essendo punteggiata di personaggi surreali e interpretati da gran nomi, non mi ha convinto. Non fa ridere, non fa riflettere ma neanche tanto sorridere…un film – per me, sia chiaro – sciapo ed inconcludente. Non l’avrò capito…

Voto: 6

Ciao, J

Recensione Film : “Babel”


Questo film http://italy.imdb.com/title/tt0449467/ del 2006, che ha vinto a Cannes, diretto da Alejandro González Iñárritu è uno di quei titoli a cui faccio fatica dare un giudizio ed un voto.

La storia è un intreccio abbastanza lineare (davvero distante dal montaggio sconnesso ma interessante e sensato di “21grammi”) di quattro vicende all’apparenza distanti ma in realtà legate tra loro da almeno 4 fattori: personaggi, armi, sofferenza e solitudine.

Il film si apre in Marocco con un uomo che rivende un fucile ad un pastore con due giovani figli che accudiscono capre. Il padre affida l’arma ai ragazzini per poter difendere il gregge dagli sciacalli ma, i due, per gioco e stupidità, sparano ad un bus turistico ferendo una donna americana (interpretata da Cate Blanchett, moglie di Brad Pitt nella pellicola).
Da qui scopriamo che la coppia di americani è giunta in Africa per risolvere una crisi matrimoniale (scatenata dalla sofferenza per un dramma che non rivelo) lasciando in custodia i due figli a casa (San Diego) alla governante messicana Amelia. Tale donna deve tornare in Messico per il matrimonio del figlio ma non sa a chi lasciare temporaneamente i due bambini, in America è sola. Decide di portarli con sè per un giorno accompagnata dallo scapestrato nipote Santiago. Nel frattempo viviamo anche le vicissitudini a Tokio di Cheiko, una ragazza sordomuta ed orfana di madre che depressa per il proprio stato di “diversa” rifiutata dai coetanei tenta in tutti i modi di portarsi a letto qualcuno: cerca il contatto fisico per sentirsi parte di qualcosa. Il padre rientra nel gioco delle storie parallele perchè in qualche modo ha a che fare con la storia iniziale del Marocco.

In sostanza, cercando di non rivelarvi nulla che possa rovinarvi la visione eventuale del film, ne ricavo alcuni messaggi che personalmente ritengo essere i seguenti: il mondo è enorme ma le distanze tra le persone sono ridotte a nulla dal corso degli eventi; il dolore, la solitudine sono uguali dappertutto; la soluzione dei problemi avviene solo dove c’è ricchezza, nel terzo mondo si soffre e si paga sempre; le armi sono il fattore scatenante del dolore.

Il film è ben costruito ma piatto e senza sorprese particolari (a parte la storia della ragazzina giapponese che non mi sembra si amalgami bene con il resto). Gli attori di nome sono poco sfruttati (cioè servono ad attirare il pubblico, ma due sconosciuti non avrebbero fatto peggio). Il ritmo è molto lento e pur essendoci qualche spunto di riflessione interessante prevale la noia. Non è un film da buttare ma nemmeno da rivedere. Tra l’altro di nuovo mi ritrovo a pensare che i giapponesi moderni siano davvero strani (l’ho pensato dopo “Lost in translation” e qui ne ho avuto la conferma!).

Se devo dare un giudizio direi “sopravvalutato”.

Voto: 5 (“21 grammi” è un’altra cosa)

Ps: In più ci sono alcune vicende lasciate in sospeso e non ne comprendo il motivo.
Ciao, J