Recensione Film: Wonder Woman


Film del 2017
Diretto da  Patty Jenkins
Genere: azione, fantascienza, avventura
Durata: 141 minuti

Con:

Gal Gadot: Diana Prince / Wonder Woman
Chris Pine: Steve Trevor
Robin Wright: Generale Antiope
David Thewlis: Sir Patrick Morgan
Danny Huston: Generale Erich Ludendorff
Elena Anaya: Isabel Maru / Dottor Poison
Connie Nielsen: Regina Ippolita

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : A Parigi, Diana Prince riceve da Bruce Wayne la foto originale di cui Luthor aveva una copia digitale; nel biglietto egli chiede se un giorno le racconterà la storia dietro alla foto. Nell’antichità Zeus creò l’uomo affinché rispettasse e pregasse gli dei; però Ares, figlio di Zeus e dio della guerra, instillò sentimenti negativi nell’umanità che avviarono conflitti e divisioni tra i popoli; per rimediare Zeus creò le Amazzoni, donne capaci di combattere ma anche di vivere pacificamente, e le mandò presso l’umanità per insegnare la pace e l’armonia. Ares fu talmente furioso che uccise gli altri dei; Zeus, rimasto solo, sconfisse alla fine il figlio ribelle, ma non poté ucciderlo; così lasciò alle Amazzoni due doni prima di morire: l’isola di Themyscira, dove le donne guerriere vivono in pace nascoste dal mondo e un’arma capace di uccidere Ares se e quando fosse mai tornato.

Tempo dopo la piccola principessa Diana, figlia della regina Ippolita, sovrana delle Amazzoni, vive con le sue sorelle su Themyscira desiderando ardentemente di diventare forte come loro, ma la madre rifiuta costantemente i desideri della bambina, che viene addestrata di nascosto da Antiope, sorella di Ippolita e condottiera dell’esercito. Diventata adulta, un giorno Diana assiste all’ammaraggio del capitano Steve Trevor, salvandolo. Un gruppo di soldati tedeschi sbarca alla sua ricerca ingaggiando battaglia con le Amazzoni che li respingono, seppure a costo di parecchie perdite tra cui la stessa Antiope, che in punto di morte esorta Diana a seguire il destino delle Amazzoni e uccidere Ares.

Commento: Come in tutti i film di supereroi è affascinante la genesi e un po’ meno l’evolversi della storia soprattutto, per quanto mi riguarda, il combattimento finale con il cattivone di turno. Qui devo dire che l’ambientazione (Prima Guerra Mondiale) e la durata non eccessiva del finale “scoppiettante” rendono invece giustizia alla super-eroina ed alla sua storia. Gal Gadot è bellissima e ci si innamora appena indossa il costume rosso blu ed oro. La storia è avvincente, non mancano le trovate divertenti e anche qualche colpo di scena. In sostanza un bel film che, forse, definerei un po’ sopra rispetto (come paragone) ai canoni della concorrenza degli ultimi film Marvel. La DC Comics ha fatto un bel lavoro.

 

Voto: 7.5 Viva le Amazzoni!!!

TRAILER

Voto: 7.5 Si spiegano molte cose!

Recensione Film: London Boulevard


Film del 2010
Diretto da William Monahan
Genere: Drammatico
Con:
Colin Farrell: Mitchel
Keira Knightley: Charlotte
David Thewlis: Jordan
Anna Friel: Briony
Ben Chaplin: Billy Norton
Ray Winstone: Gant

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Mitchell è appena uscito di prigione con l’intenzione di rimanere pulito. Tuttavia le sue vecchie conoscenze, ancora coinvolte nei giri della malavita londinese, premono affinché torni con loro. Egli fa del suo meglio per tenersene lontano: si trova un lavoro come guardia del corpo per un’attrice ritiratasi dagli schermi, Charlotte, che tuttavia è perseguitata dai paparazzi. Mitchell, attraverso l’amico Billy, alla fine incontra il boss malavitoso Gant, che vuole farlo lavorare per lui a causa della sua reputazione.

Commento: Inizialmente il film si trascina piuttosto stancamente e anche se il seguito è abbastanza facilmente intuibile, dà poche emozioni. La seconda parte ha invece una brusca virata verso il trucido e la violenza, repressa nel primo tempo, esplode con tutte le conseguenze. Il finale non è scontato e Colin Farrell è interessante, mentre Kiera Knightley e la storia d’amore con il protagonista sono inutili e forzate. In sostanza uno di quei film in cui alla fine definiscono “aperitivo senza cena”… Ti fan venire l’acquolina ma poi rimani a digiuno. Insomma…

Voto: 6 Se proprio non si ha meglio da fare

si puo vedere distrattamente - 6

Recensione Film: Il bambino con il pigiama a righe


Film del 2008 tratto dall’omonimo libro di John Boyne diretto da Mark Herman ed interpretato da Asa Butterfield (Bruno), David Thewlis (il padre), Vera Farmiga (la madre), Amber Beattie (Gretel, la sorella), Rupert Friend (il tenente Kotler), David Hayman (Pavel), John Scanlon (Shmuel).

Berlino, 1942. Bruno è un bambino di 8 anni che vive felice la propria infanzia in una bellissima casa, circondato dagli affetti della sorella e della madre e dei tre amici di scuola.

Il giorno in cui il padre di Bruno – ufficiale delle Ss – comunica alla famiglia che è stato promosso e che devono trasferirsi “in campagna ,  tutto cambia.L’arrivo nella nuova casa, simile ad un bunker ed in contrapposizione netta all’ambiente sfarzoso di Berlino, è piuttosto traumatico. La cancellata che chiude l’abitazione è sempre chiusa e al bambino è fatto espresso divieto di uscire e di esplorare addirittura il cortile sul retro.

Il bambino annoiato è però curioso: dalla propria finestra ha visto una “fattoria” in cui i contadini sono tutti vestiti con un pigiama a righe; chiede allora alla madre se possa andare a giocare con i bambini della fattoria ma, la madre, che non gli rivela la realtà (non è una fattoria ma ovviamente un campo di concentramento) gli vieta di avere contatti con bambini “strani e diversi” da loro.

La curiosità e la voglia di esplorare però prevalgono e Bruno riesce ad “evadere” dalla casa e superato un bosco raggiunge la recinzione elettrificata della”fattoria”.
Qui conosce Smuel, un bambino ebreo di 8 anni rinchiuso nel campo di concentramento e poco a poco, con i limiti dovuti alla situazione, i due diventano amici, inconsapevoli del perché siano divisi da una recinzione in filo spinato. In un certo senso entrambi sono prigionieri.

Non dico altro…

Un film stupendo. Non ho letto il libro ma, ritengo che il merito sia soprattutto della storia originale e qui il regista ha saputo trarre una pellicola mai pesante, mai melodrammatica, raccontando la visione di un mondo adulto assurdo e bestiale attraverso gli occhi dell’innocenza, che non possono capire l’odio, il disprezzo e il rifiuto del diverso poiché in realtà di diverso non c’è nulla. Un bambino è un bambino e basta: non c’è differenza basata sul colore, la religione o l’appartenenza ad un’etnia. Lo sanno i bambini, lo dimenticano gli adulti.
Il film esprime in maniera esemplare tanti aspetti della vita e in particolare in una situazione bellica: il padre Ss obbedisce ciecamente agli ordini reprimendo la morale e annientando insieme “al nemico” l’etica; la madre non sa o sa fino ad un certo punto ed entra in crisi quando si rende conto dell’inumanità del proprio marito e del proprio popolo; il bambino (sia Bruno che Smuel) vive la propria vita cogliendola per quello che dovrebbe essere, senza convenzioni e ingenuamente crede nell’uguaglianza, nell’amicizia sopra ogni aspetto.

Vedere bambini che corrono giocando per le strade di Berlino o Bruno che saltellando nel bosco porta il pallone, un panino o un aeroplanino all’amico rinchiuso rappresentano chiaramente la visione ottusa dell’infanzia che non si è ancora ampliata per la mancanza di un elemento basilare: l’esperienza di vita. Il bambino che corre, gioca e va dall’amico a condividere la propria giornata è felice anche se coglie che ci sono cose a lui estranee e incomprensibili e non ha nemmeno i mezzi per rifiutarle non conoscendole, non avendole assimilate.
Gli adulti al contrario questi comportamenti li hanno fatti divenire ideologia a discapito di ogni razionalità, umanità e buon senso.

Un film struggente, commovente e indubbiamente triste ma da vedere assolutamente. Una storia che mostra l’assurdità della guerra e le sue conseguenze nella vita quotidiana.

Voto: 9

Ciao, J