Recensione Film: Ave, Cesare!


ave-cesareFilm del 2016
Diretto da Joel ed Ethan Coen.
Genere: commedia
Durata: 106 min
Con:
Josh Brolin: Eddie Mannix
George Clooney: Baird Whitlock
Scarlett Johansson: DeeAnna Moran
Christopher Lambert: Arne Slessum
Tilda Swinton: Thora e Thessaly Thacker
Ralph Fiennes: Laurence Laurentz
Channing Tatum: Burt Gurney

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Los Angeles, 1951. Eddie Mannix è a capo della produzione della casa cinematografica Capitol Pictures, per cui agisce anche come “fixer”, ossia ponendo rimedio a situazioni potenzialmente scandalose riguardanti gli attori-immagine dello studio. Nonostante la posizione di prestigio, Mannix è insoddisfatto del suo lavoro, che lo tiene lontano dalla moglie e dai figli, e vorrebbe accettare la generosa offerta della Lockheed Corporation. Allo stesso tempo, Eddie deve tenere a bada le sorelle e rivali Thora e Thessaly Thacker, in cerca di scoop sulle celebrità per i loro giornali scandalistici.

In uno dei suoi interventi da fixer, Mannix deve evitare uno scandalo che coinvolgerebbe una nota attrice di spettacoli acquatici, DeeAnna Moran, rimasta incinta da nubile; al suo rifiuto di sposarsi per salvare le apparenze, l’uomo le consiglia di dare segretamente in adozione il proprio figlio una volta nato, per poi adottarlo in seguito senza rivelare la sua maternità. Nel frattempo, le riprese di uno dei più ambiziosi progetti della Capitol, il peplum ambientato nell’antica Roma Ave, Cesare!, subiscono un brusco arresto quando l’interprete principale della pellicola, Baird Whitlock, scompare, rapito da due comparse…

Commento: Film abbastanza divertente sulla Hollywood degli anni d’oro. Dove i film erano musical con cowboy e/o marinai ballerini, peplum o con starlettes nuotatrici. Bella interpretazione di James Brolin e di tutto il corollario di attori più o meno noti che fanno da comprimari a questa nostalgica commedia. E’ un omaggio d’amore al tempo che fu (con tutti i risvolti negativi dell’era Maccartista), al modo di vivere e pensare di un’epoca che vista con gli occhi di oggi sembra magica ma che in realtà aveva i suoi bei problemi. Ci sono alcuni siparietti divertenti (il cowboy che non sa recitare, la riunione delle religioni, Clooney che fa lo stupido quanto basta). Non è un capolavoro ma si fa guardare perché l’atmosfera e i dialoghi sono ben costruiti.

Voto: 7.5 Un tuffo nostalgico nei Fabulous Fifties

Ah però... 6.5 -7.5

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Recensione Film: Gravity


Film del 2013
Diretto da Alfonso Cuarón
Genere: Fantascienza
Con:
Sandra Bullock: Dottoressa Ryan Stone
George Clooney: Matt Kowalsky

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : La dottoressa Ryan Stone è un’esperta ingegnere biomedico che affronta per la prima volta una missione nello spazio. Assieme a lei sullo Space Shuttle l’astronauta Matt Kowalsky, il comandante, destinato ad andare in pensione al rientro da questa che sarà la sua ultima missione. Durante una passeggiata all’esterno dello Shuttle per lavori di manutenzione sul telescopio Hubble, vengono colpiti da un’onda di detriti di un satellite russo esploso nello spazio. I detriti distruggono la navetta spaziale e uccidono gli altri membri dell’equipaggio, lasciando i due da soli alla deriva nello spazio, senza comunicazioni con la base di Houston dato che anche i satelliti che garantivano i ponti radio sono stati danneggiati.

Commento: Con pregiudizio mi chiedevo come potesse essere avvincente (e realistico) un film di un’ora e mezzo in cui due astronauti precipitano dall’orbita verso la terra.
Ebbene devo dire che il modo in cui il film è girato, i silenzi (finalmente!) dello spazio e soprattutto l’esplicazione delle paure della protagonista e la propria rinascita esistenziale rispondono in maniera esaustiva ed adeguata ai miei dubbi. George Clooney è un po’ sottoutilizzato (il nome è di forte richiamo, of course) e Sandra Bullock è bravissima ad interpretare questa donna che è al contempo una professionista d’avanguardia ed una persona fragile in cerca di uno scopo per continuare la propria esistenza. Bellissime scene (favolose le sequenze in cui il punto di vista è in soggettiva), effetti speciali che vengono utilizzati senza esagerare al punto che non sembrano tali. In sostanza un film di genere che sposta avanti la fantascienza di un altro passo. Per me è assolutamente da vedere.

Voto: 8.5 Il teletrasporto no, non esiste.

bellissimo - 8 e più

Recensione Film: Paradiso amaro


Film del 2011
Diretto da Alexander Payne
Con George Clooney, Shailene Woodley
Genere: Drammatico

Trama (tratta da Wikipedia): Matt King, discendente di una facoltosa famiglia hawaiiana, è un marito indifferente ed un padre assente, ma quando la moglie Elizabeth entra in coma irreversibile, dopo un incidente nautico al largo di Waikiki, si ritrova a mettere in discussione la sua vita. Matt si ritrova a dover recuperare il rapporto con le figlie, la ribelle Alexandra e la piccola Scottie, fino all’amara scoperta che la moglie… (non vi rivelo la sorpresa).

Commento: Uno sguardo al paradiso immaginato (le Hawaii), alla morte rivelatrice di una doppia vita, al rapporto ritrovato tra un padre e le figlie. Bravo George Clooney (che corre davvero male, spero stesse recitando anche in questo!) a reggere la storia e davvero perfetti tutti i co-protagonisti. Ritmo lento ma necessario, un finale che riporta al quotidiano con un delicato gesto di speranza.

Voto: 7.5 Anche in paradiso si può soffrire

Recensione: Le idi di Marzo


Film del 2011 diretto da George Clooney con Ryan Gosling, George Clooney, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei
Genere: Drammatico
Trama: Steven Myers (Gosling) è addetto stampa nello staff guidato da Paul Zara (Hoffman) durante la campagna elettorale del Governatore Morris (Clooney) durante le primarie democratiche decisive per decidere il candidato alle presidenziali americane.
Morris pare in testa nei sondaggi in Ohio ma trame del candidato Pullman scombinano le carte in tavola, innescando una serie di eventi che coinvolgono lo staff di Morris fino agli stagisti rivelando doppi giochi, accordi, ricatti , relazioni extra-coniugali, tradimenti e lotte senza scrupoli. Si rivela quanto gli ideali si perdano con i compromessi e le mire personali.

Commento: Questo è il terzo o quarto film diretto da Clooney che io abbia visto e per tutti ho sempre la stessa sensazione a visione ultimata. Storia interessante, attori molto bravi, regia perfetta, ritmo piuttosto “rilassato” e, purtroppo, potenza inespressa.
Il film macina macina ma non decolla mai. Il finale è realistico o quantomeno verosimile ma avrei preferito una deriva verso l’azione o il thriller con qualche slancio un po’ più movimentato. Probabilmente è la mia attesa che va disillusa ma il film, seppur lento, non è comunque male.

Voto: 7 Coitus interruptus

Recensione Film: L’uomo che fissava le capre


Film commedio-bellico diretto da Grant Heslov con George Clooney (Lyn) , Ewan McGregor (Bob) , Jeff Bridges (Bill Django) e Kevin Spacey (Larry).
Bob è un giornalista appena mollato dalla moglie per un collega. Col cuore spezzato decide di partire per l’Iraq dopo aver intervistato un mezzo squinternato che gli parla di super-soldati con poteri psichici addestrati dagli Usa negli anni ’80.
Giunto in Kuwait, Bob incontra casualmente proprio Lyn, il quale è – secondo lo squinternato di cui sopra – il soldato col maggior potere extra-sensoriale di quelli addestrati da Bill Django negli ’80. I due per motivi differenti entrano in Iraq e il viaggio è motivo di numerosi flash-back in cui Lyn racconta al reporter di come funzionavano gli addestramenti ESP e le assurdità del gruppo Nuova Terra che sembrano via via più incredibili, agli occhi Bob diventano invece più plausibili. Ma Lyn ha una missione segreta ed un tatuaggio sul suo corpo che corrisponde ad uno scarabocchio sul blocco note di Bob diventa un segnale a cui rispondere, una chiamata a cui non sa rinunciare. I due pertanto arrivano in Iraq dove affronteranno insidie, la guerra e il passato che si riaffaccia… Non aggiungo nulla di più 🙂

Il film è surreale e si denota come gli stessi attori si siano divertiti a girarlo. La storia assurda – ben si adatta a certe scelte militari – è sostenuta dall’ottimo cast, da alcuni sketches davvero riusciti, battutte e rimandi con citazioni cinefile (basta pensare alla sotto-storia Jedy e a Ewan McGregor…) e da situazioni in apparenza senza capo nè coda. Tutta la prima parte, soprattutto nei racconti del passato di Bill Django e Lyn è davvero esilarante e si ride spesso. Manca a mio avviso la stessa verve e il divertimento nella parte in cui si dovrebbe quagliare (in Iraq, per intenderci). Il film a questo punto è solo un guazzabuglio un po’ noioso senza pretesa alcuna, anche l’umorismo svanisce come un miraggio nel deserto…ed è un peccato perchè per almeno 45 minuti questo è un film davvero divertente ed atipico. Anche la storia relativa al titolo rientra nell’helzapoppin ma diverte brevemente.
Tutti e quattro gli attori noti sono davvero sopra le righe (appositamente, aggiungo) e ognuno a suo modo riesce a mostrare un lato piuttosto insolito (a parte forse Jeff Bridges già più consono a questo stile di personaggio borderline e stralunato come Lebowsky).
Un film che poteva dare di più se non si fosse perso qualcosa per strada nella sceneggiatura. Troppa confusione…

Voto: 6.5 Occasione sprecata (a metà).

Ciao, J

Recensione Film: Tra le nuvole


Commedia agrodolce del 2009 diretta da Jason Reitman ed interpretata da George Clooney, Vera Farmiga, Jason Bateman e Anna Kendrick.
Ryan Bingham (Clooney) è un tagliatore di teste che lavora per un’azienda che lo fa viaggiare moltissimo per tutti gli Stati Uniti. Il suo lavoro è crudele ma Bingham lo vive in maniera professionale e distaccata, andando a portare la notizia del licenziamento a chi di dovere con la stessa leggerezza dei suoi voli nei cieli d’America.
A lui piace volare e non dover tornare a casa e soprattutto adora collezionare miglia (di volo) allo scopo di raggiungere un montepremi punti enorme che gli dia diritto di ottenere una special card elitaria riservata nel mondo a poche decine di persone.
Il suo credo è vivere senza bagagli e fissa dimora: ogni legame fisico e spirituale, ogni coinvolgimento romantico è un peso, una zavorra da evitare fino a quando non incontra, ovviamente in un aeroporto, Alex (Vera Farmiga), una donna altrettanto pratica e come lui “addicted to fly”. Tra i due s’instaura una relazione all’apparenza fugace e di convenienza ma qualcosa nell’uomo inizia ad incrinarsi, forse tutte le sue convinzioni non sono poi così ideali se proiettate al futuro. Nella compagnia nel frattempo si fa strada Natalie (Anna Kendrick): la sua idea è licenziare via tele-conferenza in modo da far risparmiare all’azienda tutti i costi derivati dai suoi “killers volanti”. E’ chiaro da subito che tra Natalie e Bingham ci sarà un attrito dovuto a questa divergenza di idee…

Per risolvere la questione il capo dei due, Craig (Jason Bateman), decide di affiancare la giovane a Bingham nei suoi viaggi di lavoro per permetterle di conoscere la prassi e farsi un’idea precisa del suo metodo. In tutto questo Bingham, esasperato dalla sorella di presenziare al martimonio della figlia, si rende conto che alcune idee di Natalie riguardo la vita, l’amore e le scelte non sono poi così sbagliate e che, forse, sta sprecando tempo ad essere sempre così cinico ed individualista. Stop 🙂

Un bel film davvero. Definirlo commedia è riduttivo poichè se ci sono battute fulminanti e situazioni “divertenti” è sempre pervaso dalla situazione attuale di crisi economica e di valori.
Spesso ci si chiede come possa il protagonista non vedere il dolore di chi si trova davanti e sta per essere licenziato; o come possa davvero credere e di illudersi che divenire un uomo da 10 milioni di miglia lo possa rendere felice…
E anche quando Bingham si “”ravvede” la storia prende una piega che non t’aspetti, reale e crudele come la vita solitamente è.
Personalmente ho letto nel film il messaggio in cui tutto ciò che facciamo è un continuare a costruirci un’idea di futuro basando la nostra sicurezza su falsi punti d’appoggio e il trovarsi ogni tanto spiazzati e a toccare il fondo deve essere una nuova rinascita, non la fine.
Una pellicola da vedere.

Clooney è davvero bravo, soprattutto giocando sul ruolo del protagonista simile al suo nella vita reale per scelta (essere scapolo e senza impegni). Ogni personaggio è centrato e ogni attore bravo a delimitarne le caratteristiche, le emozioni e le personalità. La regia è perfetta, l’incipit (in volo) è di per sè un capolavoro.

Voto: 8 Leggero, ma profondo

Ciao, J

Recensione Film : Ocean’s Thirteen (13)


Ennesimo capitolo (il terzo contando dall’11) di film di Steven Soderberg con il gruppo di ladri capeggiati da Danny Ocean (George Clooney).
Anche questa volta, come nei due precedenti episodi, ritroviamo tutto il clan di esperti nell’impadronirsi l’altrui ricchezza (a Las Vegas) composto da un cast di attori davvero da paura: George Clooney, Elliott Gould, Brad Pitt, Matt Damon, Don Cheadle, Casey Affleck ed Andy Garcia, Eleln Barkin nonchè Al Pacino. Questa volta manca all’appello Julia Roberts. Aspettiamola nel 14°?

La trama – pur differenziandosi nell’innesco che qui è la vendetta – è praticamente la stessa degli altri 2 titoli oceanici: escogitare un sistema per derubare qualcuno di molto , ma molto, ricco. Tutto qui.
Chiaramente si gioca molto sulla simpatia, fascino, carisma e bellezza dei protagonisti; sulle ambientazioni spettacolose e sui mezzi tecnologici ingegnosi che i nostri utilizzano per raggiungere il fine. In questo lo accomuno a film come “Mission Impossible”, “oo7” ed “Italian Job”.

Il film è “abbastanza” divertente e per nulla imprevedibile, il finale non mi hato gran soddisfazione e il senso che mi rimane appiccicato addosso è che questo film sia una sorta di reunion, una rimpatriata tra amici (il regista con gli attori) che si divertono a fare un film invece di farsi una grigliata in giardino. Guadagnadoci uno sproposito, oltretutto!

Che dire di altro?
Un film bello a vedersi ma vuoto, giusto per passatempo ecco…

Voto : 6 [Si può vedere anche senza entusiasmarsi]

Ciao, J

Recensione Film: Burn after reading


Questo film del 2008 dei fratelli Cohen ci racconta di come l’idiozia, le nostre paure e speranze e la presunzione di sapersi comportare in tutte le situazioni siano invece il preludio a conseguenze imprevedibili e a situazioni altamente rischiose.

Ousborne Cox (John Malkovich) licenziato dalla Cia decide di scrivere le proprie memorie e di masterizzarle su un cd che per equivoco viene scambiato da due istruttori di palestra (Linda/Frances McDormand e Chad/Brad Pitt) – che l’han trovato in spogliatoio – per dati compromettenti la Cia stessa. Quale miglior modo per i due di aspirare a denaro che risolva i loro problemi: una moltitudine di interventi di chirurgia plastica per lei, l’assurda convinzione di fregare il prossimo del secondo. Nella vicenda si inseriscono la moglie di Cox (la brava Tilda Swinton) e il di lei amante Harry (George Clooney) che a loro modo si troveranno fin troppo coinvolti…

Il film mette alla berlina i tic, le manie e le stranezze della nostra società civile, sbeffeggiando gli usi e costumi di uomini e donne eternamente alla ricerca di un cambiamento e di una vita soddisfacente, ottenuta anche con mezzi poco ortodossi.

Onestamente – sarà un mio limite – non condivido le critiche che hanno apprezzato questo film.
Mentre “Fargo” o “Fratello dove sei?” mi avevano divertito ed interessato, in questo caso sono rimasto piuttosto deluso in attesa di un finale che non giunge mai.
Non ho davvero capito che il film finiva come è finito…a quel punto non mi aspettavo certo i titoli di coda. boh!
Anche la storia, pur essendo punteggiata di personaggi surreali e interpretati da gran nomi, non mi ha convinto. Non fa ridere, non fa riflettere ma neanche tanto sorridere…un film – per me, sia chiaro – sciapo ed inconcludente. Non l’avrò capito…

Voto: 6

Ciao, J

Recensione film : “Michael Clayton”


clayton.jpgTony Gilroy è al suo primo lavoro come regista (è noto sceneggiatore ed adattatore di film quali “Armageddon”, “Dolores Claiborne”, “L’avvocato del diavolo” e la trilogia di Jason Bourne).
Questo film http://italy.imdb.com/title/tt0465538/ ci racconta la storia di Michael Clayton (George Clooney), un avvocato “aggiustatore” di pochi scrupoli e molti problemi.
Clayton lavora per lo studio legale Kenner, Bach & Ledeen ed il suo compito è risolvere con ogni mezzo qualsiasi problema gli venga sottoposto : mazzette, raccomandazioni, amici influenti, polizia sono il mezzo solitamente usato per redimere ogni controversia. Un lavoro sporco che ne ha annichilito la coscienza, forse. A questo si aggiungono una situazione famigliare ormai alla deriva – è divorziato con figlio e ha un fratello alcolizzato e una serie di debiti imputabili al gioco d’azzardo e un affare andato male per colpa proprio del fratello.

Lo studio legale per cui lavora Clayton è a difesa di un’azienda chimica (U-North) – che produce un diserbante (rivelatosi cancerogeno) per l’agricoltura – in una causa contro una moltitudine di coltivatori avvelenati dal prodotto infiltratosi nelle falde acquifere dei loro terreni.
Tutto sembra risolvibile senza problemi (la causa si trascina da anni) fino a quando il principale avvocato dello studio, Artur Edens (un fenomenale Tom Wilkinson), ha un crollo nervoso (o si è ravveduto?) dovuto ai rimorsi della coscienza. Edens rischia di rovinare tutto il lavoro svolto, rivelando al mondo quello che la U-North cerca di tenere ben nascosto. 

La U-North attraverso l’arrivista Karen Crowden (Tilda Swinton) tenta – non fidandosi del lavoro di “protezione” dello studio legale – di risolvere la situazione a modo suo.
Marty Bach (Sidney Pollack) capo e socio dello studio manda ad intervenire e risolvere il nostro Michael Clayton.  

La verità, se non aggiustata porterebbe tutti a perdere : la U-North valanghe di denaro nella causa, lo studio legale la parcella milionaria del cliente, Karen Crowden la stima professionale (e il lavoro), Michael Clayton la possibilità economica di sdebitarsi con la malavita.

Non rivelo altro per non rovinare la festa 🙂

Il film ricorda da vicino altri film del genere legal thriller/cause con azione civile: “Erin Brokovich”, “L’Uomo della pioggia” e “A civil action”. Il lavoro di Clayton invece mi ha ricordato quello di Harvey Keitel, il Signor Wolf in “Pulp Fiction”… 🙂

Questo film punta molto sugli attori (davvero bravi e noti) e sui problemi personali dei personaggi rispetto alla causa legale che rimane sullo sfondo della vicenda senza farci vedere più di tanto il lato sociale del problema, il danno reale e la condanna del sistema.
La struttura del film è ben congegnata: si parte con un flash-forward di 4 giorni e per i primi venti minuti di film si capisce (apposta) davvero molto poco. Il ritmo del film è piuttosto lento con qualche guizzo drammatico ma, ritengo sia una scelta consapevole del regista. Non voleva probabilmente qualcosa sullo stile de “Il socio”.

In sostanza un film ben scritto, belle battute (una su tutte “Io non sono quello da uccidere, sono quello da comprare!”) e personaggi in parte.

Voto: 7
Ciao, J

Good night and good luck


 Good night and good luck

Film di e con George Clooney del 2005 http://italy.imdb.com/title/tt0433383/

Questo film in bianco e nero narra le vicende dei telegiornalisti Cbs che nel 1954 riuscirono ad aprire un inchiesta al Senato Statunitense contro il Senatore McCarty, famoso per essere stato il creatore della campagna contro il mondo artistico (e non solo) americano ritenuto comunista o simpatizzante con la sinistra sovietica del tempo.
Il film è un messaggio anche contro l’uso dei media (di allora e di oggi) che influenza pesantemente l’educazione e la cultura dei popoli. La tv non deve essere solo intrattenimento ma deve e può avere anche un fine educativo, sociale e civile.
Nel film appaiono vari volti noti (i nomi un po’ meno) come Jeff Daniels (“La rosa purpurea del Cairo”, “Pleasantville”, “Scemo e più scemo”), Robert Downey Jr. (“Chaplin”, “Us Marshalls”), Frank Langella (“Superman returns”, “Dracula”) e il qui protagonista David Strathairn (“L.A. Confidential”, “River wild”, “Il Socio”), oltre al ben noto George.

Il film è ben fatto, curato e ben recitato ma… a mio avviso pur essendo un film di condanna, rimane un po’ distaccato. Non c’è coinvolgimento emotivo nè empatia con i personaggi. Sembra un bel documentario storico di fatti poco noti in Italia. Mi sembra una bella pedalata ma sui rulli, cioè statica.

Notevole invece la colonna sonora resa sublime dalla cantante Dianne Reeves con canzoni dell’epoca a cui (mi sembra così ad orecchio) che debbano molto Stevie Wonder (ascoltate “I’ve Got My Eyes on You” dalla soundtrack del film e poi “I can’t help it” dall’album “Off the wall” di Michael Jackson) e proprio Michael Jackson (ascoltate “One for my baby” dalla soundtrack del film  e “The way you make me feel” immaginandola in versione lenta)…

Voto : 6.5 Poco coinvolgente.
Ciao, J