Recensione Film: Cloud atlas


Film del 2012
Diretto da Andy Wachowski, Lana Wachowski, Tom Tykwer
Genere: Fantastico / Fantascienza
Con:

Tom Hanks
Hugh Grant
Halle Berry
Jim Broadbent
Hugo Weaving
Jim Sturgess
James D’Arcy
Ben Whishaw
Bae Doona
Susan Sarandon
Keith David
David Gyasi
Zhou Xun

Trama tratta da Trova cinema La Repubblica : La storia si svolge su diversi piani narrativi ambientata nell’arco di cinque secoli. Una storia epica e profondamente umana, in cui le azioni e le conseguenze delle nostre vite hanno impatto l’un l’altra attraverso passato, presente e futuro, come se una sola anima trasformasse un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza si espandesse attraverso i secoli per ispirare una rivoluzione. Il film è basato sull’ omonimo romanzo di David Mitchell.

Commento: Storia interessante, bella realizzazione, ottimi attori: c’è tutto, eppure…
Non ho letto il libro da cui è tratta la pellicola però penso che il racconto scritto desse più chance all’immaginazione dello spettatore di quando dia il film ed anche l’escamotage di usare gli stessi attori per più ruoli nelle varie epoche se da una parte serve a creare un legame karmico, dall’altro distrae. Si cerca spesso di individuare dietro la maschera quale attore reciti e questo sicuramente è fuorviante però, se si dimentica questo particolare, ci sono numerose trovate. Una su tutte il raccontare in parallelo le storie come un susseguirsi temporale mentre l’ordine cronologico (soprattutto all’inizio) è tutt’altro che lineare. Quello che manca a mio avviso è un messaggio corale potente o un senso generale e, soprattutto, la lunghezza del film è eccessiva rispetto ai contenuti. Rimane comunque un buon film che, personalmente però, non posso mettere allo stesso livello di “Matrix” – restando in casa Wachowski. Io ho trovato la storia del vecchietto all’ospizio la migliore, la più ironica, quella che mi ha toccato le corde, insomma. Non capisco poi l’uso di attori maschili in ruoli femminili, bah!

Voto: 7 Troppo lungo ma, interessante

Ah però... 6.5 -7.5

Annunci

Recensione Film: Captain America, il primo vendicatore


Film del 2011, diretto da Joe Johnston con Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Hugo Weaving (Johann Schmidt/Teschio Rosso), Hayley Atwell (Peggy Carter), Tommy Lee Jones (Colonnello Chester Phillips), Stanley Tucci (Abraham Erskine), Sebastian Stan: (James “Bucky” Barnes), Dominic Cooper (Howard Stark) e Toby Jones (Arnim Zola)
Genere: Fantastico

Trama tratta da Wikipedia, accuratamente epurata da spoiler!
1942. Steve Rogers è un ragazzo statunitense, debole e rachitico, che vuole a tutti i costi arruolarsi nell’esercito per servire il suo paese. Dopo numerosi tentativi falliti, il dottor Abraham Erskine gli offre la possibilità di sottoporsi alla somministrazione del siero del Super Soldato, composto chimico che trasforma Steve in un soldato fisicamente superiore.
Perduta la formula del siero e mancando la possibilità di creare altri supersoldati, Steve Rogers viene inizialmente usato dal governo come strumento di propaganda per l’arruolamento degli americani. Steve si sente inutile; quando scopre che il suo grande amico Bucky è disperso decide di ignorare gli ordini e di andare a recuperarlo, con l’aiuto della soldatessa Peggy Carter (di cui è innamorato) e del geniale ingegnere Howard Stark…

Da ragazzino non amavo molto Capitan America perché in sostanza per me non era un super-eroe come L’Uomo Ragno, ad esempio. Di fatto, a parte il costume elasticizzato cosa aveva? Uno scudo (sai che roba) e un forte patriottismo.
Eppure non amando il personaggio originale, devo ammettere che il film è divertente e ben confezionato: l’origine di C.A. e quindi la parte iniziale del film, è la migliore, a mio avviso, della storia sullo schermo.
Il nemico, Teschio Rosso, è interessante e fumettoso a dismisura (bravo al solito Hugo Weaving – Agente Smith/Schmidt!) e proprio per questo, nel contesto di una storia semi-bellica, ambientata tra boogie/woogie, pinup dell’Uso e soldati in bombetta, il film regge. Non va preso sul serio e non ci si aspetta una metafora o qualche pensiero profondo: un bel trapianto fumetto-pellicola, insomma. (Non che un fumetto non possa essere profondo, sia chiaro).
Per me che amo le pinup anni ’40-’50 è davvero bello (soprattutto la parte ridicola di propaganda in stile vaudeville e l’entrata nel locale dell’Agente Carter in rosso, wow!).
Il finale è ad effetto (almeno per chi non conosce il fumetto) e, al solito, dopo i titoli (estenuanti) di coda c’è il classico appuntamento Marvel con una scena che apre al capitolo successivo, “I vendicatori”, atteso per il 2012.

In sostanza: bello e spensierato, piaciuto.
Voto: 7.5 Stelle e strisce a go gò!

Recensione Film: Il mondo dei replicanti


Film fantascientifico virato al sociale del 2009 diretto da Jonathan Mostow (“U-571”) con Bruce Willis, Radha Mitchell (“Melinda e Melinda”), Rosemund Pike, Ving Rhames e James Cromwell.

Al momento della traduzione è stata fatta un’operazione furba (?) e altrettanto sbagliata per attirare gli spettatori con la parola  “replicanti” nel titolo italiano.
L’originale “Surrogates” cioè “surrogati” che per definizione “è un prodotto di largo consumo, sviluppato in condizioni di necessità, in sostituzione…” dà invece il vero senso del film.

In un futuro prossimo (2050 circa) l’uomo non vive più in prima persona – tranne qualche dissidente – ma proietta, tramite un collegamento neurale, i propri pensieri ad un surrogato di sé stesso. Il surrogato è in sostanza un robot con le fattezze dell’uomo che lo controlla (non sempre poiché qualcuno preferisce avere un surrogato completamente differente, per sesso o razza) ma comunque, fisicamente perfetto ed esteticamente migliore dell’originale.
Delegando il proprio surrogato per tutto ciò che può essere pericoloso l’uomo ne ha abusato, demandandone ogni aspetto della vita sociale e perdendo il senso della realtà, vivendo ormai recluso nella propria abitazione. In giro ci sono solo bellissimi e bellissime.
Tutto sembra anestetizzato fino a quando un’arma micidiale uccide un surrogato e l’uomo che ne controlla i pensieri. Qualcuno odia i surrogati e vuole che sia l’uomo a ritornare il fulcro della società civile.

L’investigatore Greer (Bruce Willis) attraverso il proprio surrogato parrucchinato(!) si mette sulle tracce dell’omicida mentre cresce il dissenso verso l’inumanità sotto la guida del Profeta (Ving Rhames). Lo stesso Greer inizia a mal sopportare la propria vita ormai “vissuta” in seconda persona e sente la mancanza della relazione vera con la moglie, anch’essa ormai “schiava” del meccanismo di surrogazione.
In un crescendo di colpi di scena il nostro è costretto suo malgrado ad intervenire in prima persona e a capire cosa significava davvero rischiare, sentire dolore e soffrire prima di questa invenzione…
Non dico altro… 🙂

Questo è’ un film anche d’azione, anche di fantascienza ma lo scopo principale della pellicola è dimostrare come la tecnologia possa essere disumanizzante. Qui c’è l’eccesso della società attuale: l’immagine, l’apparenza sono più importanti dell’essenza e in qualche modo se al giorno d’oggi si ricorre alla chirurgia estetica per mascherarci dietro quello che in realtà non siamo, nel film è un robot con i nostri lineamenti ritoccati ad esporsi al mondo. Come in internet ci creiamo un avatar, un alter ego virtuale al quale – solitamente – non corrispondiamo, anche nel film troviamo questa alienazione dell’io.

Il film è scorrevole e piacevole e fa riflettere. Ci sono anche alcuni buchi di sceneggiatura notevoli ma ciò non toglie che la società rappresentata è inquietante se rapportata – con i limiti tecnologici – a quella attuale.
Oggi usiamo Facebook, chat, Instant messaging per rapportarci con estranei e viviamo in un mondo a parte; se ne avessimo la possibilità probabilmente anche noi useremmo il nostro surrogato a cui daremmo un fisico stupendo o addirittura completamente differente dal nostro reale, o sbaglio?

Il film pur ricordando parzialmente “Io, robot”, “Strange days” e “Matrix” colpisce nel segno.
Tralasciando qualche situazione dove sembra che non ci sia motivo plausibile per alcune scelte dei protagonisti, la storia regge, soprattutto per la condanna del nostra società e del declino a cui stiamo correndo incontro felicemente.
Poi un dubbio: Perché un surrogato, controllato da un uomo dovrebbe definire un altro uomo (reale) come “sacco di carne” se il pensiero del surrogato appartiene anch’esso ad un essere di carne? Boh!

Voto : 7 Spero non sia profetico il film 🙂

Ciao, J

Recensione Film : “Happy Feet”


Il film (http://italy.imdb.com/title/tt0366548/) ha vinto nel 2007 l’Oscar come “Best Animated Feature Film of the Year” ed è davvero strameritato questo premio. Gli ambienti, l’acqua e gli stessi animali raggiungono praticamente la perfezione fotorealistica, davvero eccezionale l’uso della Computer grafica in questa “pellicola”.

La storia è un musical ecologista ambientato tra i pinguini Imperatore del Polo Sud.
Memphis/Hugh Jackman – un pinguino canterino ispirato ad Elvis Presley – e Norma Jean/Nicole Kidman (ispirata a Marilyn Monroe) intonano da subito note famose nel loro canto d’amore poichè nel film l’espressione di questo sentimento per i pinguni Imperatore è il canto, che porta all’accoppiamento ed alla procreazione.
Dall’unione nasce Mambo (Mumble nell’edizione originale – Elijah Wood), un pinguino stonato che compensa il suo handicap vocale con un incredibile stile ballerino.
Purtroppo per lui il talento nella danza non è ben visto dal capo Noè/Hugo Weaving ai fini procreativi e quindi il nostro viene emarginato. Vagabondando tra i ghiacci incontra poi un’altra specie di pinguini più piccoli che s’ispirano alla cultura latino-americana e dove il ballo è invece tenuto in grande considerazione. Diventa amico di un gruppetto capitanato dall’esplosivo Ramon/Robin Williams.
Questa tribù adora un guru (Adone/Lovelace in inglese sempre doppiato da Robin Williams in stile Barry White) che vive con una collana mistica al collo – plastica impigliata durante una nuotata – che sa dell’esistenza degli “Alieni”.
Mambo per poter tornare a “casa”, poter cogliere l’amore dell’amata Gloria/Brittany Murphy ed il rispetto dei suoi simili si metterà alla ricerca dell’Uomo/Alieno in un viaggio estenuante che lo porterà fino negli States. 
Mambo avrà modo di riscattarsi anche nella sua comunità portando le prove dell’esistenza dell’uomo (visto come “Alieno”, ovviamente) e dei danni provocati all’ambiente e alla sopravvivenza dei pinguini per colpa della pesca indiscriminata.

Nell’edizione inglese numerosi attori hanno dato voce ai personaggi: Robin Williams, Elijah Wood, Hugh Jackman, Nicole Kidman, Brittany Murphy ed Hugo Weaving.

Il film venuto dopo “La marcia dei pinguini” raccoglie l’eredità del documentario mostrando fedelmente i riti d’accoppiamento e di cova, nonchè della dura vita tra i ghiaccii polari. Chiaramente è tutto condito da belle musiche, balli, canti ed humor dovuto alla caratterizzazione dei simpatici pinguini ma, il messaggio duplice del film è chiaro: 1) la diversità non è un abominio e serve all’evoluzione; 2) l’uomo deve rendersi conto di fare parte dell’equilibrio della natura se non vuole distruggere la terra e l’ecosistema.

Un bel film, a tratti un po’ noiosetto, forse perchè le canzoni in inglese perdono molto nel significato che hanno per la comprensione dei momenti nel film ma, in generale un’opera davvero degna di nota, tecnicamente ineccepibile e nel complesso divertente.

Voto : 7

Ciao, J