Recensione Serie Web / Tv: The man in the High Castle


Recensione Serie Web / Tv: The man in the high castle (Amazon Prime Video)
Serie del 2015-2016, in corso
Genere: Storico / Fantapolitico / Drammatico
Durata: 1° stagione 10 episodi / 2° stagione 10 episodi / 3° stagione da definire
(~ 48-60 min. ad episodio)
Con:
Alexa Davalos: Juliana Crain
Rupert Evans: Frank Frink
Luke Kleintank: Joe Blake
DJ Qualls: Ed McCarthy
Joel de la Fuente: Ispettore Kido
Cary-Hiroyuki Tagawa: Nobusuke Tagomi
Rufus Sewell: John Smith
Brennan Brown: Robert Childan

Trama: America, 1962. Gli Stati Uniti non esistono più e il loro territorio è stato spartito tra Germania e Giappone: a ovest si trovano gli Stati Giapponesi del Pacifico; a est sorge il Grande Reich Nazista; i due territori sono divisi dagli Stati delle Montagne Rocciose, noti anche come Zona Neutrale.

Juliana Crain è una giovane donna che vive a San Francisco insieme al fidanzato Frank. Un giorno, mentre torna a casa, Juliana incontra la sua sorellastra Trudy che le affida la bobina di una pellicola intitolata “La cavalletta non si alzerà più”, che mostra gli Alleati sconfiggere la Germania e il Giappone.

Commento: Il libro da cui è tratta la serie è “La svastica sul sole” (“The main in the High Castle” in originale) scritto da Philip K. Dick.
Se nel libro come ho scritto nella recensione, il tema principale è la realtà oggettiva/percepita/illusoria, qui sono invece il destino dei personaggi e la ricerca di una vita migliore alternativa (che rispetto al romanzo è suggerita attraverso dei film proibiti chiamati sempre “La cavalletta non si alzerà più”) ad essere perno della narrazione. Il mondo del Reich Statunitense e l’Impero Nipponico sulla costa Orientale Usa (San Francisco, perlopiù) fanno da sfondo impressionante alle vicende umane dei protagonisti. Dagli autori è stato fatto un gran lavoro aggiungendo personaggi centrali inesistenti nel romanzo come l’Obergruppenführer John Smith interpretato magistralmente da Rufus Sewell, rendendo il racconto molto suggestivo e avvincente rispetto al tema “intimistico” del libro.
Quindi l’idea iniziale tratta dal romanzo è la stessa (Nazisti e Giapponesi vincitori della Seconda Guerra Mondiale, un realtà alternativa ma concreta con gli Alleati vincitori) ma trattata in maniera molto differente: il Reich ancora guidato da un Hitler ormai invecchiato, il Nazismo come gli anni 50-60 Usa in cui tutto sembra perfetto in superficie. E lo scotto per questa vita simil “Happy Days” è una strategia abominevole, lo sterminio del diverso, del malato, del non-puro… finchè però non coinvolge direttamente anche il più integerrimo dei capi nazisti nel privato e tutto si stravolge. Personalmente adoro il personaggio del Ministro Giapponese del Commercio Tagomi, l’unico (o quasi) che grazie alla meditazione riesce a “fuggire” tra le realtà. Finora devo dire che non mi ha deluso, anzi trovo molto avvincente tutto il racconto (a parte forse il tema della Resistenza poco sviluppata). E finalmente personaggi che, pur essendo davvero odiosi ed odiabili, riescono a tratti ad essere apprezzabili e a tratti umani, sfaccettati come è la nostra reale natura. Vediamo ora cosa s’inventano nella terza stagione perché ho avuto l’impressione che l’ultimo episodio della seconda fosse, oltre che il migliore tra tutti, conclusivo. Tiro ad indovinare: mostreranno come John Smith da soldato Usa è diventato sostenitore del Reich… o forse vedremo dove è andata Juliana… Tra l’altro pure la sigla è un gioiellino.

Voto: 8 Heil Heil Baby

Annunci