Recensione Film: Blade Runner 2049


Film del 2017
Diretto da Denis Villeneuve
Genere: fantascienza, noir, avventura, azione, drammatico, thriller
Durata: 163 minuti
Con:
Ryan Gosling: Agente K
Harrison Ford: Rick Deckard
Ana de Armas: Joi
Sylvia Hoeks: Luv
Jared Leto: Niander Wallace
Robin Wright: Tenente Joshi
Mackenzie Davis: Mariette
Carla Juri: Ana Stelline

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Nell’anno 2049 i replicanti si sono integrati nella società poiché le colture sintetiche si sono rivelate necessarie per la sopravvivenza del genere umano. L’agente K è un replicante di ultima generazione che dà la caccia ai vecchi replicanti Nexus ribelli. Uno di questi, Sapper Morton, vive da solo in una fattoria e K lo rintraccia, rinvenendo una scatola sepolta sotto un albero morto nei pressi dell’abitazione di Sapper. L’oggetto sepolto viene recuperato e aperto: contiene lo scheletro di un replicante Nexus femmina…

Commento: Blade Runner di Ridley Scott, quello del 1982, è stato il mio film preferito per tantissimi anni (ora è comunque nella mia personale top 5) per cui è chiaro che un sequel, di per sé “difficile”, nel mio caso è soggetto ad una critica ancor più esigente. Villeneuve ha diretto tra gli altri “Arrival” che mi è piaciuto parecchio e quindi l’aspettativa anche da questo punto di vista era alta.

Cercherò di essere breve e di frazionare la recensione dividendola in vari aspetti.

Atmosfera: Musica, scenografie e “mondo” sono perfetti e continuano, seppur variando, nel solco del primo film, portandoci da subito nella storia, ai personaggi e al “vissuto” facendoci sentire subito a nostro agio in quello che già sappiamo.

Attori: Tutti bravi e ovviamente rivedere Harrison Ford nei panni di Deckard fa un certo effetto. Bravo Ryan Gosling, freddo e distaccato ma con il guizzo negli occhi necessario. Jared Leto è sempre inquietante ma il personaggio è insipido. Molto meglio la cattivona Luv.

Regia: Ineccepibile anche se, pur essendo la lentezza nel dna di Blade Runner, la durata del film è eccessiva. Avrei, in fase di montaggio, eliminato alcuni passaggi non rilevanti al plot perché comunque i pensieri e le azioni dei protagonisti a mio avviso sarebbero stati ugualmente chiari ed espressivi.

Storia: Sullo scheletro creato da Philip K.Dick e dal primo film la storia lascia ovviamente da parte la genesi dei replicanti per mostrare, in sostanza, la ricerca da parte di ogni individuo del proprio posto nel mondo, la propria origine, capire chi siamo e quale etichetta e ruolo la società ci impone. In più c’è un mistero da risolvere, un’indagine molto vicina al protagonista K (Joe) che richiede l’attenzione fino quasi al termine del film poiché il finale non è esattamente imprevedibile.

In sostanza un film molto ben fatto e che mantiene le promesse riguardo all’atmosfera e fedeltà ai personaggi ma che dovendo competere con un primo episodio “inarrivabile” non può che perdere, non delude… ma nemmeno fa gridare al capolavoro. Cioè: Se non ci fosse un Blade Runner precedente questo film preso a sè sarebbe interessante ma non memorabile.

Voto: 7 Non stavo nella “pelle”

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Recensione Serie Web / Tv: The man in the High Castle


Recensione Serie Web / Tv: The man in the high castle (Amazon Prime Video)
Serie del 2015-2016, in corso
Genere: Storico / Fantapolitico / Drammatico
Durata: 1° stagione 10 episodi / 2° stagione 10 episodi / 3° stagione da definire
(~ 48-60 min. ad episodio)
Con:
Alexa Davalos: Juliana Crain
Rupert Evans: Frank Frink
Luke Kleintank: Joe Blake
DJ Qualls: Ed McCarthy
Joel de la Fuente: Ispettore Kido
Cary-Hiroyuki Tagawa: Nobusuke Tagomi
Rufus Sewell: John Smith
Brennan Brown: Robert Childan

Trama: America, 1962. Gli Stati Uniti non esistono più e il loro territorio è stato spartito tra Germania e Giappone: a ovest si trovano gli Stati Giapponesi del Pacifico; a est sorge il Grande Reich Nazista; i due territori sono divisi dagli Stati delle Montagne Rocciose, noti anche come Zona Neutrale.

Juliana Crain è una giovane donna che vive a San Francisco insieme al fidanzato Frank. Un giorno, mentre torna a casa, Juliana incontra la sua sorellastra Trudy che le affida la bobina di una pellicola intitolata “La cavalletta non si alzerà più”, che mostra gli Alleati sconfiggere la Germania e il Giappone.

Commento: Il libro da cui è tratta la serie è “La svastica sul sole” (“The main in the High Castle” in originale) scritto da Philip K. Dick.
Se nel libro come ho scritto nella recensione, il tema principale è la realtà oggettiva/percepita/illusoria, qui sono invece il destino dei personaggi e la ricerca di una vita migliore alternativa (che rispetto al romanzo è suggerita attraverso dei film proibiti chiamati sempre “La cavalletta non si alzerà più”) ad essere perno della narrazione. Il mondo del Reich Statunitense e l’Impero Nipponico sulla costa Orientale Usa (San Francisco, perlopiù) fanno da sfondo impressionante alle vicende umane dei protagonisti. Dagli autori è stato fatto un gran lavoro aggiungendo personaggi centrali inesistenti nel romanzo come l’Obergruppenführer John Smith interpretato magistralmente da Rufus Sewell, rendendo il racconto molto suggestivo e avvincente rispetto al tema “intimistico” del libro.
Quindi l’idea iniziale tratta dal romanzo è la stessa (Nazisti e Giapponesi vincitori della Seconda Guerra Mondiale, un realtà alternativa ma concreta con gli Alleati vincitori) ma trattata in maniera molto differente: il Reich ancora guidato da un Hitler ormai invecchiato, il Nazismo come gli anni 50-60 Usa in cui tutto sembra perfetto in superficie. E lo scotto per questa vita simil “Happy Days” è una strategia abominevole, lo sterminio del diverso, del malato, del non-puro… finchè però non coinvolge direttamente anche il più integerrimo dei capi nazisti nel privato e tutto si stravolge. Personalmente adoro il personaggio del Ministro Giapponese del Commercio Tagomi, l’unico (o quasi) che grazie alla meditazione riesce a “fuggire” tra le realtà. Finora devo dire che non mi ha deluso, anzi trovo molto avvincente tutto il racconto (a parte forse il tema della Resistenza poco sviluppata). E finalmente personaggi che, pur essendo davvero odiosi ed odiabili, riescono a tratti ad essere apprezzabili e a tratti umani, sfaccettati come è la nostra reale natura. Vediamo ora cosa s’inventano nella terza stagione perché ho avuto l’impressione che l’ultimo episodio della seconda fosse, oltre che il migliore tra tutti, conclusivo. Tiro ad indovinare: mostreranno come John Smith da soldato Usa è diventato sostenitore del Reich… o forse vedremo dove è andata Juliana… Tra l’altro pure la sigla è un gioiellino.

Voto: 8 Heil Heil Baby

Recensione Libri: “La svastica sul sole” di Philip K.Dick


Genere : ucronia, fantapolitica, fantascienza, distopia
Autore: Philip K.Dick
Anno prima edizione: 1962
Titolo originale: The man in the High Castle
Trama tratta da Wikipedia : L’autore immagina un’ucronia in cui Hitler e l’Impero Giapponese hanno sconfitto gli Alleati nella Seconda guerra mondiale, diffondendo il nazismo nel mondo intero, Stati Uniti compresi. In quest’universo alternativo, il destino dell’America ricalca quello della Germania post-1945: è infatti divisa in tre stati, corrispondenti alla costa orientale (sotto controllo tedesco), quella occidentale (controllata dai giapponesi) e gli Stati delle Montagne Rocciose, che fungono da cuscinetto tra gli altri due. L’Italia, a causa della sua (pessima) condotta nella guerra, si trova in posizione subordinata rispetto al Reich tedesco. Il Mediterraneo è stato prosciugato con l’energia nucleare ed è semi-fallito un tentativo di genocidio dell’intera Africa.
Commento: Ammetto di avere letto il romanzo dopo aver visto le prime due stagioni di “The man in the High Castle” su Amazon Prime Video. La serie, di cui a breve scriverò una recensione, parte dagli stessi personaggi (e situazioni) per prendere una via decisamente differente da quella intrapresa dal romanzo di Dick.
Parlando del libro è interessante notare come l’autore mostri molteplici realtà , o presunte tali, possibili alternative (universi paralleli, svolte temporali?) più che altro narrando i pensieri ed i comportamenti dei personaggi e l’uso di un libro immaginario che parla di un mondo con gli Alleati vincitori (”La cavalletta mai più si alzerà”). Qual è la realtà? E’ quello che viviamo? Esistono una vita, un mondo desiderati altrettanto reali? E cos’è la realtà? La nostra percezione o qualcosa di concreto?
Il libro parte da un tema affascinante e cioè : SE i nazisti insieme ai propri alleati giapponesi avessero vinto la Seconda Guerra Mondiale come sarebbe stato il mondo? (E’ chiaramente un’allegoria della spartizione post-bellica anni 60: Usa = Giappone, Russia = Nazisti).
Ma più che questo Dick è affascinato (direi ossessionato) dalla realtà che circonda che potrebbe essere un barlume, una fessura di molteplici esistenze tutte valide. Il libro segue la filosofia I’Ching (come l’autore faceva, pare) e quindi non è sempre semplice cogliere le metafore e l’essenza di quello che viene scritto e quello che vorrebbe essere trasmesso. Comunque un bel romanzo, non sempre scorrevole ma molto affascinante. Strana la sensazione di “vedere” i personaggi conosciuti con la serie web in maniera piuttosto differente e con destini a volte inaspettati.
Voto: 8 La Storia la scrive chi vince

ps: La pubblico oggi in Memoria dello sbarco alleato in Normandia : 5-6 Giugno 1944.