Recensione Libri: “Chi perde paga” di Stephen King


Chi perde pagaGenere : Thriller
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Anno: 2015
Pagine: 469
Titolo originale: Finders Keepers

Trama tratta da Wikipedia : È il seguito di Mr. Mercedes e presenta gli stessi protagonisti del romanzo precedente. L’anziano ex detective Hodges, aiutato da Jerome e Holly, è alle prese con un intricato caso che parte dall’assassinio di un celebre scrittore avvenuto nel 1978, ispirato vagamente a J. D. Salinger. Con la sua morte sono spariti i taccuini che contengono due suoi romanzi inediti e che valgono milioni di dollari.

Commento: Al solito il gran vecchio e caro Stevie ci porta in luoghi oscuri tratteggiando per bene personaggi e luoghi americani. Più del finale con Mr.Mercedes che apre al sequel atteso a Giugno (“End of watch”) è avvincente il racconto principale legato ai taccuini dello scrittore. Posso dire che questo romanzo si fa leggere con piacere e, personalmente, trovo però stridente il finale horror e sovrannaturale che non trovo coerente con il resto della trilogia. Comunque un buon libro, aspettando il finale della trilogia.
Voto: 7.5 Mai rubare ad un ladro…

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Recensione Libri: “Doctor Sleep” di Stephen King


Doctor_Sleep

Pubblicato in Italia nel 2014 da Sperling & Kupfer
Traduzione di Giovanni Arduino
Genere: Fantastico / Horror

Trama: Dan “Danny” Torrance è cresciuto dopo i fatti dell’Overlook Hotel (“Shining”) e divenuto adulto è piombato come il padre nell’alcolismo. Vagabonda per l’America in cerca di tranquillità poiché ha “chiuso” i fantasmi che lo perseguitano all’interno del proprio cervello. Arriva a Frazier, una cittadina tranquilla del New Hampshire e segue il consiglio di un suo vecchio amico, Dick Hallorann, che gli dice di fermarsi. Qui inizia ad avere contatti telepatici, grazie allo shining (la luccicanza, in italiano), con una bambina di nome Abra. Nel frattempo un gruppo di persone nomadi che si definisce il Vero Nodo si sposta su enormi camper alla ricerca di giovani che hanno lo shining poiché la luccicanza è il loro sostentamento.
Abra risulta dotata di un enorme shining e il Vero Nodo la vuole per continuare a sopravvivere…

Commento: Mentre aspettavo un treno in forte ritardo ho visto questo libro e così mi sono messo a leggere la sinossi nel risvolto anteriore della copertina. Il mio primo commento è stato: no, questa è proprio una ca*ata. Un gatto che prevede il futuro… e poi un seguito a Shining, ma perche?
Poi hanno regalato il libro ad Ivan che nel frattempo è immerso in altre letture e quindi mi ha concesso il piacere di leggere in anteprima questo romanzo.
Devo dire che chi ha scritto la sinossi ha toppato. Il libro è avvincente, la storia del gatto ha senso ma scrivere “prevede il futuro” può far soltanto sganasciare. A questo punto non mi fido più del riassunto della trama sulle prime o quarte di copertina!
La storia ripercorre la vita di Danny, il protagonista di Jack in Shining (e come ribadisce lo stesso King nelle Note dell’Autore, “Shining” è la Vera Storia scritta da lui, non il film di Kubrick). Ci sono i rimandi al primo libro di cui questo si può considerare forse come il “20 anni dopo” di Dumas rispetto ai “Tre moschettieri”.
Della narrazione di Stephen King mi piacciono sempre: i personaggi e la loro descrizione verosimile e mai superficiale; lo slang e l’atmosfera dell’America rurale e poi la semplicità nel descrivere le emozioni e gli stati d’animo. Qui c’è tutto questo oltre ad una storia solida (fantastica, irrazionale e d’orrore) e quindi mi sono sentito appagato per (quasi) tutto il romanzo.
Purtroppo, come altre volte, King stecca nel finale (ecco la ragione del “quasi” di cui sopra). Ha creato dei personaggi malvagi notevoli ed affascinanti, li ha caricati di molte aspettative e poi ?
Non rivelo nulla ma l’epilogo (lo scontro finale, per intenderci) è l’unica cosa di cui mi aspettavo molto di più e che mi ha in parte deluso. Peccato perché Zio Stevie è davvero bravo a generare curiosità e attesa.
In sostanza: Un degno seguito di Shining (non credevo) con un finale deboluccio.

Voto: 7.5 Per chi continua a sognarsi la maturità…

Recensione Libri: “Joyland” di Stephen King


Pubblicato da Sperling & Kupfer nel Giugno 2013
Traduzione di Giovanni Arduino
Genere: Thriller

Trama: 1973, Stati Uniti. Devin Jones è un 21enne studente universitario che, per racimolare qualche spicciolo, durante l’estate trova lavoro presso il parco giochi Joyland di Heaven’s Bay nella Carolina del Nord. Il Parco oltre alle numerose attrazioni e a coloriti personaggi che ne caratterizzano l’atmosfera, è stato anche teatro di un omicidio efferato il cui assassino non è mai stato riconosciuto ed arrestato. Devin insieme con Erin, un’amica e collega a Joyland, s’interessano di questo mistero. Nel suo percorso di ricerca Dev si ritrova a conoscere una donna ed il figlio Mike, sulla spiaggia che lo conduce proprio a Joyland ed anche questo incontro non sembra essere casuale.

Commento: Innanzitutto vi dico che basta leggere le prime 3 pagine di questo libro per innamorarsi dello stile di scrittura di Stephen King. Poche parole per esprimere la sensazione e le emozioni di un ragazzo appena uscito dall’adolescenza che racchiudono in maniera semplice ma perfetta quello che tutti abbiamo provato verso quell’età. Il racconto procede scorrevole, il mistero si fa avvincente (anche se, purtroppo per me, capisco sempre troppo presto chi è “il maggiordomo”) e il libro si fa divorare per scoprire cosa succede nelle pagine seguenti. Il punto debole forse è proprio nel lato investigativo ma, come al solito, il bello di King sta nell’uso sapiente delle parole, dello slang, nel ricreare un mondo con i suoi usi, le consuetudini e catapultarci in un’epoca con tutto quello che la caratterizzava. In sostanza è un libro che consiglio vivamente di leggere, di horror c’è poco o niente ed è semplicemente un racconto di come si può diventare grandi a dispetto di tutto.

Voto: 8 Anche per chi non ama il Castello della Paura o le Montagne Russe.

Recensione Libri: “The dome” di Stephen King


Trama tratta da IBS:
È una tiepida mattina d’autunno a Chester’s Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All’improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l’intera area – con i suoi duemila abitanti – resta intrappolata all’interno, isolata dal resto del mondo.
L’ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell’intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all’esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un’altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l’aria…

Commento: Bel romanzo pubblicato nel 2009, piuttosto lungo (mille e passa pagine) nel classico stile di Stephen King: personaggi ben delineati, l’America rurale, l’orrore dietro la normalità. La storia è un crescendo di ansia e speranze, distruzione e redenzione attraverso la netta separazione del bene e del male. C’è al solito il lato sovrannaturale (o “fantascientifico”) che è a mio avviso un po’ il punto più debole e meno interessante del racconto anche se, abbastanza valido.

Il finale al solito non è un punto forte del caro zio Stevie anche perché è bravissimo nel creare attesa e quando l’aspettativa è così alta è difficile rendere comunque la chiusura degna della storia. In questo caso l’epilogo non è poi così male e, ripeto, il bello sta nell’evolversi delle situazioni, dei comportamenti estremi dei protagonisti in una situazione straordinaria. In sostanza un gran mucchio di personaggi (un po’ come ne”L’ombra dello scorpione”) che fanno appassionare ed immedesimarci in un contesto eccezionale. Mi è piaciuto (grazie anche al sapiente lavoro di Tullio Dobner, il mio traduttore preferito di King).

Voto: 7.5 Ecco ancora il vecchio caro King.

Recensione Libri: “22/11/’63” di Stephen King


Libro pubblicato nel 2011 da Sperling & Kupfer
Traduzione: Wu Ming I
Genere: Fantastico

Trama: 2011: Jake Epping è un insegnante di liceo che scopre, attraverso l’amico e gestore di un fast-food Al, una sorta di varco spazio-temporale che lo può riportare, ogni volta, al 9 Settembre del 1958. Ogni viaggio nel passato riazzera quello precedente e ogni ritorno al futuro consuma solo due minuti del presente…
Questo dà la possibilità di andare nel passato per cambiare un evento che, secondo i due, ha modificato sostanzialmente il corso della storia: l’assassinio di John Kennedy… Per modificare il presente (la famosa teoria della farfalla) Jake dovrebbe tornare indietro nel tempo e salvare Jfk… Non aggiungo altro per non dire troppo…

Commento: Stephen King qui ritorna ad essere il Re. Racconta la fine degli anni ’50 facendoci passare con lui e Jake la “buca del coniglio” facendoci sentire l’atmosfera di quei tempi nei minimi dettagli: le cromature delle Plymouth e delle Cadillac, gli usi, la musica, le manie, l’ingenuità, il razzismo, il fumo, la speranza nel sogno americano e la paura del nucleare. Noi siamo trasportati con Jake lì e, se Kennedy e Oswald sono il traino della storia, è chiaro da subito che il fulcro di questo romanzo non è altro che un “on the road” sulla strada del tempo; conta il viaggio quindi, non tanto la meta.
King ci parla in maniera diversa a seconda dei luoghi e del tempo, ci fa commuovere e divertire, sperare e disilludere. Il viaggio temporale non riserva particolari novità rispetto all’archetipo classico ma, finalmente, il finale (che spesso difetta nel caro zio Stevie) è davvero bellissimo (a mio modesto parere). Per me che adoro quell’epoca (e Jfk da cui “eredito” maldestramente il mio nick) è davvero un viaggio meraviglioso, mostrandoci, come dicevo, non solo “i bei tempi andati” ma anche e soprattutto un’America con i suoi difetti peggiori attraverso gli occhi non troppo nostalgici di un grande autore. Un gran romanzo, un grande ritorno. Bello, consigliato vivamente, Grande Giove!

Voto: 9 Per chi adora farsi trasportare nel tempo