Canada

Canada Canada [2010]

Canada - British Columbia e Alberta

Canada

18 giorni in Canada
Partenza
12/8 (Vancouver)
13-15/8 (Vancouver Island)
16-17 Agosto (da Vancouver a Jasper)
Jasper 18 Agosto (Patricia Lake, Pyramid Lake, Annette Lake, Edith Lake, Athabasca Falls e Sunwapta Falls)
19 Agosto (Medicine Lake, Maligne Lake)
20 Agosto (Icefield Parkway)
21 Agosto (da Jasper a Lake Louise)
Lake Louise 22 Agosto (Bow Valley Parkway a Banff)
23 Agosto (Lake Louise e Lake Moraine)
24 Agosto (da Lake Louise a Banff, Takakkaw Falls, Emerald Lake)
Banff 25 Agosto (Vermillion Lakes, Johnston Canyon e Minnewanka Lake)
26 Agosto (Kananaskis Country, Smith-Dorrien Trail e Canmore)
27 Agosto (Ritorno in Italia)

Il Canada è un paese con la propria Chiesa basata per quasi la metà della propria popolazione sulla religione cattolica che ospita comunque un terzo di fedeli protestanti ed altre minoranze.
Le lingue principali sono l’inglese (60%) ed il francese (24%).
La moneta ufficiale è il Dolalro Canadese (Cad $) e vale circa 0,75 Euro. Per 1 Euro occorrono circa 1,34 Cad $.
Il clima estivo è molto vario a seconda delle zone vista l’enorme superficie.
Artigianato vario (turistico).

18 giorni in Canada

Parafrasando il titolo del nostro viaggio in Norvegia (2007) “5000 km in15 gg.” inizio il racconto-diario di viaggio della nostra esperienza in una piccola parte del Canada tra l’11 e il 28 Agosto 2010.

La scelta del Canada come meta delle vacanze estive 2010 è stata fatta verso Natale del 2009. Già da Febbraio quindi ho iniziato a tastare il terreno dopo aver, di massima, optato per vedere Vancouver, parte di Vancouver Island e i parchi nazionali di Jasper, Banff e possibilmente anche quelli di Yoho e Kootenay, in sostanza parte della British Columbia e dell’Alberta e le Montagne Rocciose Canadesi.

Poiché Ivan e Barbara erano impegnati su altro fronte (si sono sposati il 12 Aprile!) mi sono impegnato alla ricerca di sistemazioni per dormire, auto, attrazioni e voli.

In principio si era pensato di noleggiare un camper per evitare lo stress alla ricerca di posti per dormire ma poi visto che in pratica abbiamo deciso di viaggiare con tranquillità, “meno carichi” e prenotando tutti gli alberghi direttamente dall’Italia, l’auto è diventata la scelta obbligata.

Dopo qualche incontro tra noi quattro (Silvia ed io e appunto Barbara con Ivan) abbiamo buttato giù un itinerario e il tipo di sistemazione desiderata. Il percorso è rimasto abbastanza simile nell’arco dei mesi e anche in vacanza poi l’abbiamo rispettato quasi alla perfezione (aggiungendo qualche attrazione e modificando quando il tempo brutto non permetteva l’idea iniziale).

Questa volta grazie all’esperienza della Norvegia abbiamo impostato la vacanza in maniera più soft, privilegiando la sosta rispetto alla mole di km da percorrere e devo dire che ne è valsa la pena.

Aiutati da Internet, Google Maps ed Earth, Lonely Planet e da kg di cartaceo gentilmente prestati da Lara che ci era andata a Giugno del 2009, l’impresa è stata, seppur meditata e lunga, divertente e ben riuscita.

Quindi a itinerario completato con i giorni di sosta nei vari luoghi abbiamo prenotato voli, automobile ed alberghi (lodges, inn e bungalows) nonché posto auto sui traghetti. Ho anche aggiornato il mio gps con le mappe di British Columbia e Alberta inserendo gli alberghi, alcune attrazioni (cascate in luoghi remoti, giardini botanici) e i moli dei traghetti per e da Vancouver Island.

Ivan si è occupato di acquistare dollari canadesi e a passaporti rinnovati siamo stati pronti per la partenza.

In sostanza l’itinerario finale ha compreso Vancouver, la parte meridionale di Vancouver Island con soggiorno a Victoria, il trasferimento via Highway “Sea to Sky” verso Whistler e su per Jasper con meta di transito a Kamloops, pernottamento a Jasper, Lake Louise e Banff con visite lungo tutta la Highway 93 (Icefield Parkway) e escursioni ai vari laghi e cascate nei parchi nazionali anche di Yoho, aggiungendo una giornata nello Kananaskis Country a sud di Banff per percorrere la Smith-Dorrien Trail, una strada sterrata di 60km che ci ha riservato una piacevolissima sorpresa finale.

Come per la Norvegia aggiungerò un file pdf in cui inserirò i posti visitati, gli hotel prenotati, i costi, il giudizio e le spese affrontate, per poter essere d’aiuto a chi vuole intraprendere un viaggio simile al nostro.

A fine Marzo ho concluso le prenotazioni per l’automobile con Avis e dei voli con Lufthansa.

Ho utilizzato il sito Avis.com poiché potessimo scegliere un modello piuttosto capiente che dal sito italiano non era disponibile: un bel Dodge Caravan 2010 da 7 posti. Al prezzo iniziale vi è stata spesa aggiuntiva di 50$ Cad  – prevista poiché non incluso il prezzo per il secondo guidatore – e alla fine ci è costata ancora altri 160 €. Ho scoperto poi che si trattava di oneri aeroportuali e sul sito effettivamente vengono riportati come aggiunta sul posto non compresa nel prezzo. Quindi spese accessorie come da contratto, anche se, personalmente, ritengo che per trasparenza dovrebbero scriverlo un po’ meglio e in maniera più evidente, in modo da non trovarsi sorprese (anche se lecite).

Per i voli, Lufthansa ci ha appoggiato ai suoi partners BMI sui voli Milano-Londra (A/R) e Air Canada per i voli Londra-Vancouver e Calgary-Londra.

Per le stanze negli alberghi abbiamo deciso per soluzioni con camere doppie comunicanti e bagno in comune alle due stanze e solo in un caso (Kamloops, una notte) abbiamo dormito in una stanza con 2 letti Queen-size.

 

Vancouver e Vancouver Island

11 Agosto (Partenza da Milano ed arrivo a Vancouver)

Abbiamo deciso di lasciare la mia macchina in parcheggio appena fuori Malpensa (ParktoFly – 81€ per 18gg) e alle 5.20 dell’11 Agosto eravamo sulla navetta bus verso il Terminal 1. Il check-in l’avevamo preparato online per cui all’aeroporto è stato necessario fare la coda solo per l’imbarco bagagli spediti direttamente a Vancouver. Alle 7.20 l’aereo è decollato in orario e alle 8.10 di Londra siamo atterrati. Anche il volo per Vancouver è partito senza ritardi e dopo circa 9 ore e 20 minuti (due film e un po’ di enigmistica…) è atterrato quando in British Columbia, grazie a i fusi orari ed il guadagno di ore, era mezzogiorno e venti dell’11 Agosto, ovviamente.

Espletate le formalità doganali e ritirate le valigie siamo andati all’Avis per ritirare la macchina che ci ha fatto esplodere in un “ooh” di sorpresa. In Canada (come in Usa) tutti hanno macchine piuttosto grandi ed anche il nostro seppur ”mini” van era di ragguardevoli dimensioni. Spazio a bordo enorme (dal sedile passeggero anteriore non riuscivo a toccare sotto il cruscotto con i piedi!), sedili posteriori (4) girevoli a 360°, cd con radio satellitare (categorie musicali e titolo autore/canzone in real time!), sedili con posizioni memorizzabili, cruise control, vano portabagagli immenso: proprio un bel viaggiare!

Anche la temperatura di Vancouver si è presentata mite: 24°.

Dopo una rapida spiegazione del cambio manuale del Dodge colleghiamo il gps e si va all’albergo, il Ramada Vancouver Metrotown (http://www.ramadahotelvancouver.com/rooms.htm).

Dall’aeroporto in quindici minuti siamo arrivati in hotel sulla Kingsway abbastanza facilmente anche se occorre prestare attenzione alla segnaletica luminosa leggermente differente dalla nostra: esistono semafori verdi lampeggianti che diventano rossi solo su richiesta dei pedoni che devono attraversare e, soprattutto, attenzione che il semaforo è solitamente posto OLTRE l’incrocio e non prima come da noi. Quindi occorre fermarsi almeno 7-8 metri prima del semaforo altrimenti si rischia di ritrovarsi in mezzo ad un incrocio o peggio di tamponare…

All’albergo ci consegnano un pass per il parcheggio sul retro da esporre sul cruscotto (dash) e le chiavi della stanza 241. Purtroppo la manopola del rubinetto nella vasca si rompe dopo un solo utilizzo e, gentilissimi, ci spostano in una seconda stanza, la 233. Dopo una doccia tonificante decidiamo di andare a vedere il downtown poiché vogliamo tentare di “prendere il giro” con l’ora di Vancouver (per noi alle 15 canadesi corrisponde la mezzanotte italiana).

Poiché siamo stanchi decidiamo di andare a visitare “le Vele” cioè Canada Place, un’installazione sul mare con il tetto a forma di vele in teflon. Dopo qualche foto di rito velocemente e senza “sbatterci troppo” ceniamo ad hamburger da Mc Donald’s per tornare distrutti in camera, a dormire.

 

Vancouver - Canada Place

12/8 (Vancouver)

Il mattino seguente (12 Agosto) ci alziamo di buon’ora (anche se pensavamo peggio visto il jet lag) e dopo una colazione a base di the e biscotti ci dirigiamo verso Stanley Park. Parcheggiato il van proprio a ridosso del parco ritorniamo sui nostri passi e all’angolo tra Denman Street e Georgia Street West noleggiamo quattro biciclette dal più noto bike rent di Vancouver: Spokes.

Lo Stanley Park è la parte nord del downtown, una penisola separata da North Vancouver (la zona residenziale sulla collina della città) solo dal ponte sospeso Lions Gate. Proprio attraverso questo ponte si percorre poi la strada che porta alla “Sea to Sky Highway” verso Whistler. Tutt’intorno allo Stanley Park corre una pista ciclabile/pedonale con begli scorci della città e del mare. C’è molta educazione tra ciclisti e pedoni e quando uno deve superarti si fa sentire dicendoti da che parte intende superare (“On left”). All’interno del parco ci sono anche due laghetti, sentieri, tre spiagge e l’acquario. Una splendida giornata di sole ci ha permesso di riposarci e anche di abbronzarci. Nel pomeriggio visita all’acquario, soprattutto per ammirare lo spettacolo dei beluga (balene bianche).

Ritornati in albergo scegliamo, grazie al gps, di andare a mangiare nel quartiere di Yaletown, in Mainland Street: zona piuttosto “in”, bei ristoranti e gente “in tiro”. Il ristorante è frequentato da compagnie di ragazzi e il cibo è squisito: si meritano la mancia. (Cosa di consuetudine come in America.) A tal proposito fate attenzione che a tutti i prezzi esposti va sempre aggiunta una tassa approssimativa del 12% mentre le mance variano tra il 15 e il 18% . In Yaletown ci siamo capitati per caso ma devo dire che è una zona proprio carina. Le due cose che invece ci hanno colpito di Vancouver sono l’innumerevole presenza di orientali residenti e, colpito negativamente purtroppo, anche molti homeless appena oltre Chinatown. Comunque pur avendo certi contrasti, oltre a quelli del verde e dei grattacieli è una città col suo fascino.

Vancouver - Stanley Park

13-15/8 (Vancouver Island)

Prenotato già dall’Italia il posto auto sul traghetto che da Vancouver (Tsawwassen) sbarca a Swartz Bay (Isola di Vancouver) arriviamo al molo e attendiamo la partenza. Dopo un’ora e mezza di navigazione molto tranquilla sbarchiamo e ci dirigiamo in direzione di Victoria sulla Highway 17 deviando a  destra sulla Mt Newton Cross Road seguendo le facili indicazioni per Central Saanich ed i Butchart Gardens, un giardino botanico con fiori e laghetti, piante di ogni tipo e installazioni a tema giapponese, italiano e americano. Una piacevole mattinata per scattare tantissime foto in macro J.

La sera dopo ci sarebbero anche i fuochi artificiali ma il biglietto non permette di ritornare a vederli. Dopo qualche ora di passeggiate decidiamo di andare a “casa”: il Blue Ridge Inn (http://www.blueridgeinn.ca/) ci aspetta al 3110 di Douglas Street di Victoria. Il posto è un motel come quelli che di solito nei film ospitano fuggiaschi o coppiette di amanti ma, in realtà, la camera è spaziosa e pulita e il personale alla reception è davvero molto gentile e disponibile. Alla sera infatti, Luke ci aiuta chiamando e prenotando la gita del giorno seguente per andare a vedere in gommone le orche con la più nota “Whale Watching” del Canada (“Prince of Whales”).

Il pomeriggio è caldo e la piscina dell’albergo è un invito a cui non possiamo rinunciare!

Victoria - Inner Harbour

Dopo una cena a prosciutto e melone acquistata al Safeway (una catena che utilizzeremo spesso in Canada), andiamo a vedere il luogo più noto di Victoria: l’Inner Harbor.

Qui oltre al porto ci sono un famosissimo albergo (L’Empress) davvero suggestivo: parzialmente coperto da edera, sembra un castello inglese. Alla sera viene illuminato e i tetti cambiano colore: è anche visitabile da turisti. Fa parte della catena dei lussuosi Fairmont.

Victoria

Sul lato sud del porto c’è il Legislative Assembly of British Columbia, un palazzo governativo in stile Buckingham Palace che alla sera è illuminato in stile natalizio. Qui hanno l’abitudine di illuminare palazzi e piante come se fossimo a Dicembre! Comunque Victoria è davvero bella e molto “british”.

Dopo una bella doccia e un po’ di tv, di nuovo a nanna, cercando di sconfiggere il ritmo imposto dal fuso orario.

A proposito di tv: in Canada trasmettono tantissimi film e telefilm durante tutta la giornata (abbiamo intravisto “Blues Brothers”, “Il pianeta delle scimmie”, “Wanted”, “Il padrino” e “Scemo e più scemo”) oltre a tantissimi canali a tema. Ovviamente molti canali meteo e addirittura un canale da Toronto su Little Italy! Purtroppo ogni programma è infarcito di pubblicità a badilate…

Il mattino seguente ci rechiamo all’Inner Harbor dove alle 10.30 abbiamo appuntamento per poter uscire sul gommone (Zodiac) della “Prince of Whales” alle 11. Il giro previsto tra andata, avvistamento e ritorno è di circa 3 ore al costo di 112$ a testa (100$ più tasse). Ci fanno indossare una tuta termica e galleggiante di un bel arancio vivo. La giornata è calda e prima di salire sul canotto si suda. Al molo ci aspetta Miles, un ragazzo vivace che guiderà lo Zodiac, il gommone a 12 posti per raggiungere le orche. Prima di salire ovviamente spiega come comportarsi ad alta velocità, come muoversi insieme alle onde e scherza un po’ dicendoci che ci spaventerà a morte andando come un matto. Diciamo che per un certo tratto tira ma niente di terrificante…

Arrivati all’interno di un arcipelago notiamo altri canotti e barche di ogni tipo che si muovono molto lentamente, spegnendo il motore. Tra noi e la riva dell’isola più vicina ci sono circa 200 metri e nel mezzo iniziamo a vedere prima una, poi due e infine anche 7-8 pinne e schiene delle orche! Che emozione! Nuotano a pelo d’acqua, uscendo appena col muso e per respirare e poi di nuovo sotto. Purtroppo non abbiamo mai visto un salto (davvero raro) o una pinnata di coda ma, comunque, la sola vista di questi animali vale davvero la spesa. Al rientro riusciamo anche a vedere di sfuggita nel porto le regate del Dragon Boat Festival.

Partiamo alla ricerca di un posto ombreggiato e a piedi ci dirigiamo verso sud per fermarci al Beacon Hill Park. Al fresco delle piante assistiamo ad un concerto jazz, vediamo una sposa con le damigelle d’onore, qualche corvo e gli immancabili scoiattoli. Rifocillati e riposati sempre più a sud passiamo a vedere il totem più alto d’America (niente di che, onestamente), costeggiamo il mare e ritorniamo al porto partendo dal “Mile 0”, cioè il punto d’inizio della Trans Canada Highway, gustandoci un gelato.  A Victoria abbiamo fatto conoscenza con Safeway, un ipermercato presente in tutto il territorio che ci ha permesso di pranzare fuori in maniera conveniente a base di panini, frutta e acqua.

Per l’ultimo giorno su Vancouver Island abbiamo pensato di visitare alcuni posti durante il tragitto fino al traghetto di Duke Point a Nanaimo. Sulla strada abbiamo trovato Cowichan Bay e le sue case colorate sull’acqua (anche se ci aspettavamo qualcosa di più), Chemainus con tanti murales da fotografare e Duncan, nota per una cinquantina di totem sparsi per le vie della cittadina.

Murales a ChemainusVictoria

Poco prima di Nanaimo ci fermiamo al Transfer Park di Ladysmith e mangiamo in riva al mare e poi ci imbarchiamo per Vancouver. Alla sera, dopo essere tornati di nuovo al Ramada dei primi due giorni, andiamo nuovamente a mangiare nel quartiere di Yaletown al Cafè Cactus Club, dove la cena costa mediamente 25-30$ a testa ma le cameriere (ed anche i camerieri, ok) sono da sfilata!

 

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16-17 Agosto (da Vancouver a Kamloops e da Kamloops a Jasper)

Da Vancouver a Kamloops

Per raggiungere Jasper da Vancouver si possono scegliere almeno tre strade. Due condividono il tratto che esce ad est di Vancouver sulla Highway 1 fino a poco prima di Hope, a questo punto si può decidere di proseguire sulla 1 fino a Cache Creek  e deviare per Kamloops oppure tenere la destra sulla 5 e arrivare direttamente a Kamloops (da qui poi si usa unicamente la H5 che diventa H16 fino a Jasper). La terza via è la più lunga ma anche la più bella e panoramica ed è quella che abbiamo scelto di intraprendere noi.

In pratica usciamo in direzione nord da Vancouver attraversando lo Stanley Park e il Lions Gate Bridge. Proseguendo si gira a sinistra e ci si immette sulla Highway 99 North meglio nota come “Sea o Sky Highway” poiché porta dal mare verso le montagne (e poeticamente al cielo). Sulla strada s’incontrano le prime cascate viste da noi in Canada: le Shannon Falls. A lato della strada c’è un parcheggio (a pagamento) da cui parte una serie di sentieri che portano proprio sotto alle cascate. Un bel panorama.

Riprendendo il viaggio s’incontrano per un certo tratto enormi trucks (camion) che trasportano legname mentre si costeggia il mare. La Highway sale e ci si inoltra nel territorio più montuoso costeggiando (stavolta sulla destra) il Garibaldi Provincial Park finchè verso mezzogiorno ci fermiamo alla nota Whistler per pranzare.

Whistler è famosa per le piste da sci ed aver ospitato parte delle gare delle Olimpiadi invernali del 2010. E’ un bel paese di montagna, organizzato con parcheggi ampi e un parco con aree picnic ove ci siamo rifocillati in riva al fiume. Una cinquantina di km più avanti abbiamo avuto il primo incontro con la fauna canadese: uno splendido esemplare di cerbiatto a bordo strada. Ci siamo rimessi in marcia e sempre sulla H99 c’è modo di costeggiare un lago (Duffey Lake) con una diga di alberi (non so se c’entrino i castori, chissà…). Proseguendo oltre si arriva nella zona di Lilloet, area definita First Nation cioè in sostanza è la zona abitata dai nativi d’America.

Cerbiatto vicino a Kamloops

E’ una zona brulla fatta di colline terrose e sabbia, con miniere e ranch con campi coltivati e cavalli. Al crepuscolo siamo a Kamloops dove avevamo prenotato al Sandman Inn del posto una camera con due queen beds. Espletate le formalità “igieniche” la signora alla reception ci suggerisce di dirigerci in Victoria Street per cenare, anche perché qui come praticamente in tutta la British Columbia (e successivamente in Alberta) i locali tendono a preparare la cena molto presto: si mangia per le 19.

Poiché la scelta alle 20 non è molta, optiamo per un posto discreto che, come la stragrande maggioranza dei ristoranti canadesi offre più o meno sempre le stesse cose: steak (bistecca di maiale), baby ribs (costolette), chicken (pollo), salmon roasted (salmone affumicato) con contorno di patate – al forno, fritte o “mashed” cioè purè e broccoletti, fagiolini e carote. La carne è ottima ma, da buoni italiani, sentiamo molto la mancanza della varietà della nostra cucina e, magari sbagliando, non ci siamo mai arrischiati a prendere pasta o pizza. A conferma degli orari “brevi” mentre mangiamo il ristoratore inizia a chiudere le porte e esporre il cartello “Close”. Finita la cena si ritorna in albergo senza molta scelta di visite in zona.

Da Kamloops a Jasper

Il mattino seguente splende ancora il sole è il cielo è terso. Da Kamloops proseguiamo verso nord dove abbiamo previsto una deviazione arrivati a Clearwater. Da qui svoltiamo a sinistra e prendiamo la Clearwater Valley Road, una strada lunga 45 km definita “sterrata” dalla Lonely Planet ma che nel frattempo è stata invece asfaltata. Tutto il viaggio procede tra una distesa infinita di pini e abeti (scusate l’ignoranza botanica), il Wells Gray Provincial Park rappresenta bene il territorio del Nord America.

Dopo aver passato un ponticello sul Myrtle River arriviamo al parcheggio delle Helmcken Falls. Ci dirigiamo nel bosco ed infine sul belvedere dove lo spettacolo merita davvero. Queste cascate sono meno alte delle Shannon ma più ampie e le si ammira dall’alto. Ci fermiamo a mangiare anche se, lo scopriamo presto, ogni bosco è ricettacolo di zanzare. Mangiamo velocemente (mente a loro volta lo fanno con noi le zanzare) e ripartiamo ripercorrendo la Clearwater Valley Rd. e la Highway 5.

Helmcken_Falls

Attraversato il confine tra British Columbia e Alberta (un’ora di fuso orario) il cielo si vela e pur essendo sereno l’aria è fosca e il profilo delle montagne s’intravede appena. Poco prima di Jasper incontriamo una sorta di casello dove si è obbligati ad acquistare il pass per i parchi (valido per tutti i parchi nazionali). La scelta del tipo di pass dipende da quanti siete e da quanto tempo vorrete restare nei parchi.

Noi essendo in 4 e soggiornandovi per circa 10 giorni abbiamo scelto il pass annuale per gruppi fino a 7 persone, più conveniente di qualsiasi altra scelta (circa 136$ totali col pass utilizzabile per un anno dal momento dell’acquisto). Per esempio il pass giornaliero costa circa 20$ a testa per cui noi avremmo dovuto pagare 80$ al giorno. Al pagamento vi viene consegnato un contrassegno che dovete mostrare ogni qualvolta si passi da uno di questi caselli (per esempio sulla Icefield Parkway). Se volete ecco il link al sito dove spiega costi e quant’altro: http://www.pc.gc.ca/eng/pn-np/ab/jasper/visit/visit6a.aspx (selezionate “Fees” dalla colonna a sinistra).

Proseguendo si inizia a costeggiare sulla destra l’Athabasca River mentre Jasper rimane sulla sinistra; noi andiamo all’estremità nord della cittadina perché il nostro soggiorno per quattro notti è al Pine Bungalows in una pineta fuori dal centro paese. Il posto è davvero da favola, immerso nella natura come scopriremo molto presto. Qui soggiornò anche Marilyn Monroe durante le riprese de “La magnifica preda” nel 1954. I bungalow sono spaziosi e hanno tutti cucina con veranda e tavolo anche all’esterno con barbecue.

Pine Bungalows

Il posto è tranquillo, senza tv e luci alla sera, è ecologico e votato all’anti-stress. Scaricate le valigie andiamo a Jasper per comprare qualcosa per cena e al ritorno, proprio davanti al cartello dei bungalows vediamo sfilare una mandria di una ventina di caribou! E noi non abbiamo con noi le macchine fotografiche! Incredibile… anche perché nei parchi di Jasper, Banff, Yoho e Kootenay vivono soltanto circa 400 di questi animali. Prima di cena esco dal bungalow e mi ritrovo proprio due caribou a un metro dalla porta…stavolta la macchina fotografica ce l’ho. Mentre scatto foto ai due ungulati vedo passare nel cielo uno stormo di oche nella classica formazione a V e subito dopo vedo il mio primo squirrel (scoiattolo) correre tra le casette! Non ci credo, mi sembra di essere Ace Ventura che chiama gli animali a sé! Che meraviglia!

 

Caribou

 

Athabasca River

 

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Jasper 18 Agosto (Patricia Lake, Pyramid Lake, Annette Lake, Edith Lake, Athabasca Falls e Sunwapta Falls)

Giro 1 a Jasper

Il mattino è molto fresco, il cielo è aperto anche se non azzurro intenso come a Vancouver o Victoria e sembra destinato a rovinarsi ulteriormente. Decidiamo che dopo la spesa quotidiana per il pranzo andremo a vedere due laghetti in zona per poi dirigerci a sud sulla Icefield Parkway e vedere due cascate. A pochi km a nord-est di Jasper ci sono due laghi: il Patricia e il Pyramid Lake. Il primo è abbastanza bello anche se la giornata non rende. Il cielo è pallido e i riflessi non sono al meglio.

Pyramid Lake

Poco più avanti arriviamo al Pyramid che ha un’isoletta, collegata da un ponte in legno, davvero bella. Anche qui foto di rito tra noi e gli immancabili scoiattoli. Foto anche ai cestini anti-orso: in pratica sono bidoni chiusi con una maniglia da premere che l’orso non può forzare (la zampa non ci passa!).

Cestino anti-orso

Qui è sempre presente l’avviso di non lasciare cibo in giro, avanzi e quant’altro potrebbe attirare orsi e animali di ogni tipo e specie. Lo scopo principale non è proteggere l’uomo; è preservare la natura selvaggia della fauna che non si deve abituare all’uomo né al cibo facile, poiché prima dell’inverno diverrebbe difficile procurarselo in mancanza dei turisti e l’animale tenderebbe sempre di più a spingersi nelle città ove andrebbe in contro a morte quasi sicura (investimenti o uccisione per difesa da parte dell’uomo). L’orso come il resto della fauna deve continuare a vivere (quasi) come se l’uomo non esistesse nel loro habitat.

Il sole non vuole fare capolino ed è un peccato ma almeno non piove e l’aria è fresca senza dar fastidio, anzi.

Riprendiamo la marcia e dopo mezz’ora arriviamo alle Athabasca Falls (tra l’altro siamo arrivati “da dietro” non so come…le cascate sono proprio a ridosso della Highway)! E noi abbiamo fatto il giro, tra l’altro divertendoci ad andare molto piano nella speranza d’incrociare qualche animale a bordo strada. Alle cascate la gente è abbastanza numerosa.

Nel parcheggio ci sono macchine, camper e trailers da ogni stato americano e canadese (mi sono divertito a fotografarne le targhe per farne un collage a fine vacanza, c’è chi ha portato la macchina fin dalle Hawaii!).

A proposito di dimensioni enormi, oltre ai moltissimi camper a noleggio (rv) lunghi 7-8 metri, esistono anche i trailers che sono in pratica dei pick-up con roulotte rimorchio: 5 metri di macchina più altri 8-9 di traino! Pazzesco…giusto perché anche le strade sono molto larghe, se lo possono permettere!

La cascata pur non essendo enorme è impetuosa. Facendo attenzione, posizionandosi dalla parte giusta, si riesce anche ad intravedere l’arcobaleno. Purtroppo il cielo è sempre tendente al grigio ma tant’è. Più a sud arriviamo alle Sunwapta Falls, cascate che si vedono da più punti e che hanno un bel ponte da cui scattare foto e effettuare riprese video. Non male davvero!

La bellezza di questi posti è indubbiamente legata alla vastità delle foreste, ai colori dei laghi, al numero di cascate e fiumi, al profilo delle montagne e dei ghiacciai e, soprattutto (per me) alla presenza degli animali allo stato brado. Alberi, alberi e ancora alberi a perdita d’occhio…quanto siamo piccoli! Sulla strada del ritorno vediamo ancora cinque o sei caribou che guadano l’Athabasca River fino al primo isolotto. Non ci si abitua mai (per fortuna) allo stupore di questi incontri inaspettati ed infatti (purtroppo) mi è caduto anche l’obiettivo della macchina nella concitazione del fotografare.

Passiamo a vedere anche altri due piccoli laghi in zona Jasper: Annette ed Edith Lake: belli e molto popolari tra gli abitanti del luogo per fare bagni e prendere il sole. Ci sarebbe anche un terzo lago (Beauvert Lake) ma è praticamente asservito ad un Fairmont Hotel che ospita anche un campo da golf e quindi non si riesce a raggiungerne le rive, almeno dal lato est.

Torniamo a Jasper per la spesa serale e per un giretto nelle due vie parallele (Connaught Drive e Patricia Street) che costituiscono “il centro” della cittadina. Tornati ai bungalows tutti stanno preparando barbecue mentre noi ci siamo presi del sugo per la pasta, ma domani rimedieremo…

 

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19 Agosto (Medicine Lake, Maligne Lake)

Giro 2 a Jasper

Sempre con il cielo velato partiamo, lasciandoci Jasper alle spalle, per la Maligne Road. Attraversiamo il ponte sull’Athabasca River e c’inoltriamo in questa strada che conduce al Maligne Canyon (che non abbiamo visto) e successivamente ai laghi Medicine e Maligne.

La strada è poco trafficata e ad un certo punto c’è anche un cartello luminoso che avvisa in francese ed inglese di fare attenzione per la presenza di animali selvatici lungo la strada. E’ la prima volta che incontriamo l’avviso luminoso: promette bene!

Ad una ventina di km da Jasper raggiungiamo la riva sud del Medicine Lake. Questo lago prende il nome dai nativi che lo ritenevano dotato di poteri magici e curativi. Il lago ha di particolare il livello mutevole a seconda delle stagioni: d’inverno si prosciuga quasi completamente causa fondo calcareo che porta l’acqua a grotte sotterranee e fiumi, mentre d’estate si riempie per il disgelo dei ghiacciai. E’ un bel colpo d’occhio anche se, le foto non corrispondono a quelle viste sui depliant, manca il sole necessario a definire i riflessi delle montagne e delle piante ed il colore azzurro dell’acqua.

Medicine Lake

Ripartiamo sempre percorrendo la strada ad andatura lenta e “facendo ballare l’occhio” in cerca di fauna! Dopo una quarantina di minuti arriviamo a Maligne Lake dove termina la strada. Qui ci sono escursioni in battello (55$ a testa) per andare a vedere Spirit Island (l’isola più nota e fotografata del Jasper National Park), un ristorante con negozio per fare shopping, un noleggio di canoe e kayak e la possibilità di percorrere un tratto della riva in un sentiero nel sottobosco di conifere. Facciamo il tour con il battello mentre la guida, Matt, ci spiega nomi delle montagne, dei ghiacciai, la storia dei luoghi e caratteristiche del lago.

Dopo una tranquilla navigazione di circa venti minuti si sbarca per permetterci di fotografare Spirit Island dalla riva del lago. Sempre per i motivi di cielo coperto le foto non rendono al massimo ma è comunque un bel panorama. Ritorniamo per pranzo al molo dei battelli e ci sediamo sui tavoli all’esterno del ristorante dove tutti consumano la propria colazione al sacco, nessuno viene a dirci che non si può fare. Anche qui siamo circondati da scoiattoli.

Spirit Island

Andiamo a vedere se noleggiare canoe o barche ma non c’è possibilità di un’imbarcazione per 4 persone ed ogni canoa per 2 non costa poco: 60$ per due ore. Lasciamo stare e percorriamo il sentiero che costeggia il lago. Onestamente, a fine vacanza, forse la mini-crociera sul battello è l’unica cosa che ci è piaciuta poco e che ha un rapporto costo-soddisfazione troppo elevato. Con la stessa cifra si và a vedere un concerto a San Siro! Comunque vale la regola che difficilmente ci torneremo in futuro e quindi almeno non avremo in futuro il rimorso di non aver fatto anche questa esperienza.

Sono le 15.30 e decidiamo di ritornare verso Jasper, passiamo oltre Medicine Lake e dopo qualche curva ecco che vediamo alcune macchine e camper fermi a bordo strada, un caribou?

Accostiamo anche noi. Ad un tratto si vede una macchia scura ed un movimento di rami, non è un caribou…è un orso bruno!

E noi che pensavamo di non vederne neanche uno…eccolo qui a meno di 10 metri che mangia bacche, indifferente alla ventina di persone che lo filmano e lo immortalano. Sembra un peluche da quanto ha il pelo lucido ed anche la forma inganna: sembra inoffensivo, pacioso e goffo ma sappiamo che in realtà può diventare pericoloso. Nessuno si avvicina anche se, ammettiamolo, proprio nessuno rimane in macchina come consigliato, la curiosità e la sorpresa sono troppe.

Dopo qualche minuto il plantigrado decide che è ora del riposino e sparisce tra gli alberi ma tutti quanti siamo davvero soddisfatti di questo incontro inaspettato! Avevano ragione di mettere l’avviso luminoso su questo tratto di strada!

Orso bruno

Torniamo con un senso di euforia addosso a Jasper e compriamo carbonella per il bbq, costolette, wurstel e peperoni per festeggiare degnamente la giornata. Durante la preparazione della cena salta fuori l’immancabile scoiattolo che si sgranocchia una pigna e che prende un fungo da portarsi nella propria riserva di cibo, pazzesco! Ecco la prova: la foto scattata da Ivan (c)! ^__^

Scoiattolo a éPine Bungalow

E’ quasi buio ma decidiamo comunque di ripercorrere la Maligne Road in cerca di animali, le ore al tramonto e all’alba dovrebbero essere le più proficue per l’avvistamento della fauna. Siamo fortunati perché incontriamo un altro orso bruno (o lo stesso, chissà)! Questa volta l’incontro è più breve anche se ci allieta la vista attraversando la strada. Ormai è buio, torniamo ai bungalows felici.

 

20 Agosto (Icefield Parkway)

Giro 3 a Jasper

Ancora un’alba molto fresca, quasi fredda col sole pallido. Dopo un rapido giro sulla riva dell’Athabasca River a ridosso dei bungalow partiamo verso sud imboccando la Icefield Parkway (H93). Oggi prevediamo di arrivare fino al ghiacciaio (Icefield Columbia), a circa 100km da Jasper dopo un viaggio di quasi due ore. Durante il viaggio abbiamo modo di fermarci a fotografare lo splendido paesaggio, anche se, man mano che procediamo e saliamo di altitudine (il passo pur sembrando pianeggiante è a 2040mt s.l.m.), ci rendiamo conto che la temperatura sta scendendo rapidamente e la giornata che volge alla pioggia non aiuta.

Arrivati sul posto il vento è gelido, il cielo coperto e l’idea di farci portare dagli snowcoaches (bus con enormi pneumatici che portano al ghiacciaio) non ci entusiasma. Tenendo conto che oltre a dover soffrire la temperatura e l’impossibilità di godere del panorama per le nuvole basse, il costo del biglietto non è economico: 49$ + tasse (a testa). Poiché domani ripasseremo di qui per andare a Lake Louise decidiamo di proseguire per immortalare il paesaggio e sperando d’incontrare qualche capra di montagna…

Ed infatti poco prima della Big Bend (una curva a 180°) ecco spuntare qualche simpatica capretta.

Capra al Big Bend

Proseguiamo fino al Weeping Wall (una parete dove scivola dell’acqua e per questo viene definito “muro piangente”), anche se è facile perderselo se il cielo non è pulito e l’aria tersa. Ogni laghetto, fiume e cascata è uno spunto per qualche foto ed anche la striscia d’asfalto che sale e scende, disegnando una lingua di grigio nell’immenso verde degli alberi, è uno spettacolo degno da ricordare.

Highway

Ci fermiamo a “The crossing” (il punto medio tra Jasper e Banff dove esiste l’unico distributore di benzina della Highway) per rifornire il Dodge. Qui, grazie alla sua peculiarità si fanno pagare molto di più rispetto agli altri benzinai: 1,27$ al litro contro la media di 0.95$ di tutti gli altri.

Dodge Gran Caravan 2010 lungo la Icefield Parkway

All’incrocio deviamo a sinistra del Saskatchewan River e prendiamo la David Thompson Highway (H11) che ci conduce al di fuori del parco. Ci fermiamo in un’area picnic a mangiare in fretta e furia (addirittura siamo costretti a pranzare in macchina) per colpa delle zanzare. Poiché l’area ha strade sterrate piuttosto grandi Barbara e Silvia si divertono a provare un po’ la guida del Dodge.

Il cielo grigio ci accompagna, decidiamo di tornare abbastanza presto evitando la pioggia e per poterci gustare ancora il barbecue (braciole) e soprattutto per le mitiche “toffolette” (sono i marshmallows da infilare ed abbrustolire su un ramo) gustate da Snoopy e compagni nei camping. Soddisfatto il palato andiamo a riposarci, questa è l’ultima notte al Pine Bungalows.

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21 Agosto (da Jasper a Lake Louise)

Da Jasper a Lake Louise

Al mattino sembra perdurare la variabilità per cui ritardiamo la partenza e ci permettiamo un po’ di shopping a Jasper. Abbiamo scoperto che qui la raccolta differenziata funziona molto bene e riportando bottiglie di vetro e plastica al Depot (Piattaforma ecologica) vi rimborsano: certo non è una cifra ma, in questo modo incentivano i consumatori a seguire correttamente la raccolta differenziata (ad esempio abbiamo visto bar e ristoranti che riportavano casse e casse di bottiglie e ne ricavavano anche 100$). Fatta la spesa e acquistati souvenirs vari ci mettiamo in moto. Per quanto riguarda i souvenir a parte le classiche t-shirts con i nomi delle località, ci sono bei soprammobili di artigiano dei nativi, dolci vari e l’immancabile sciroppo d’acero.

Ripercorriamo la Icefield Parkway ma anche oggi il ghiacciaio all’Icefield Columbia è impraticabile per il maltempo.

Athabasca Glacier

Ci soffermiamo giusto il tempo per godere il panorama e scattare qualche foto ad un cerbiatto che sta attraversando un ruscello. Proseguendo siamo indecisi se soffermarci al Peyto Lake (che necessita di una deviazione) ma sembra voler piovere e decidiamo di soprassedere considerando l’ipotesi di tornarci da Lake Louise nei giorni successivi (cosa che poi non riusciremo a fare, purtroppo).

Cascate sulla Icefield Parkway

La sosta la facciamo a bordo strada sul Bow Lake, un lago che sembra colorato di turchese pur con il cielo completamente coperto. Sullo sfondo si vede il Num-Ti-Jah Lodge col suo tetto colore rosso a fare da contrasto alla superficie del lago e al verde degli alberi.

Bow Lake

Mezz’ora più tardi raggiungiamo il villaggio di Lake Louise per il pernottamento delle prossime tre notti al Mountaineer Lodge
.

Il villaggio di Lake Louise in sé non esiste. In pratica è un incrocio con un parcheggio circondato da alcuni negozi di souvenir, due distributori di benzina, un ufficio postale, un negozio di liquori, due ristoranti e qualche albergo dislocato nelle strade attigue. Da questo incrocio dipartono la Icefield Parkway H93, la Lake Louise Drive che porta al lago omonimo (a circa 5km e al Moraine Lake e ad una deviazione per la Bow Valley Parkway, strada parallela (probabilmente la “vecchia strada”) alla H93 che porta a Banff senza il traffico della Highway, in mezzo agli alberi e con grandi possibilità di vedere ungulati e altro. In questa zona al momento del nostro soggiorno ci sono molti lavori in corso per creare ponti in modo che gli animali non attraversino la strada con il rischio di essere investiti. Per lunghi tratti infatti la H93 viene recintata e l’unico tratto attraversabile è quello lasciato aperto su questi nuovi cavalcavia tra i boschi.

Lake Louise per ora ci ha lasciati perplessi: non c’è una via, solo questo parcheggio. Ce ne andiamo al Lodge e prendiamo possesso delle due stanze con bagno in comune. Davvero molto bello e pratico. Dopo il classico rito di ripulitura(!) ci dirigiamo verso il “Mountain Restaurant” dove avremmo possibilità di sconto grazie ad un coupon datoci alla reception dell’albergo ma, pur essendo solo le 20.45, non accettano più clienti. E’ tardi, sono in chiusura! Siamo costretti ad andare all’altro ristorante (“Lake Louise Village Grill & Bar – Family Restaurant”) al secondo piano nella “piazza-parcheggio” del villaggio. Qui tutto è gestito da orientali molto cortesi e il cibo è il solito che ritroviamo in Canada. Non si mangia male e ci torneremo di sicuro.

 

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Lake Louise 22 Agosto (Bow Valley Parkway a Banff)

Giro 1 a Lake Louise

Purtroppo la giornata, meteorologicamente parlando, inizia male: scosto le tende e dalla finestra vedo piovere. Non ci possiamo lamentare, fino ad ora il tempo è stato clemente ma pioggia significa che dobbiamo capire cosa poter fare oggi. Dopo un briefing durante la colazione in camera (che gestiamo da soli con the e biscotti) scegliamo di fare un po’ di shopping al “Village” ma, purtroppo, non c’è granché da comprare… Ci facciamo un giro in una libreria e poi decidiamo di andare a pranzo nel ristorante che la sera prima ci aveva rimbalzato. Fa troppo freddo e piove abbondantemente per poterci fermare a mangiare in qualche area di sosta. Questa volta l’ora è propizia (mezzogiorno) e riusciamo nell’intento.

Se non altro c’è la vista sul parcheggio dove vediamo i soliti camper giganteschi e anche una coraggiosa coppia di motociclisti completamente zuppi d’acqua. I due vengono a sedersi proprio a fianco noi e vedendo come trema la donna siamo proprio contenti di esserci fermati qui per mangiare. Visto che non ne siamo molto lontani, abbiamo concluso che oggi andremo a Banff (pur dovendoci soggiornare per gli ultimi tre giorni della vacanza) per fare shopping, l’unica cosa attuabile con questo clima. Ci mettiamo in viaggio sulla Bow Valley e per fortuna il cielo pare timidamente aprirsi.

La strada è davvero bella e poco frequentata; ci permettiamo di percorrerla a velocità ridotta, intorno ai 40-45km/h. C’è sempre qualche piazzola dove eventualmente far passare altre macchine ma il caso è davvero raro. Ci fermiamo dove c’è una radura sulla destra che dà sulla vallata del Bow River, un fiume di un azzurro intenso da far pensare che qualcuno nottetempo ci abbia versato secchiate di vernice. Qui sotto passa la ferrovia ed è l’occasione per vedere sfilare – e fotografare – un convoglio merci lunghissimo. Intanto il sole sbircia tra le nuvole, speriamo bene! Pian piano riprendiamo la marcia in direzione sud ma pur scrutando tra gli alberi, che qui sono davvero fitti, non riusciamo ad intravedere nessun animale selvatico.

Treno e Bow River

Arrivati a Banff passiamo appositamente a vedere quello che sarà il nostro prossimo albergo e dopo aver parcheggiato andiamo a fare shopping – in realtà a dare il primo sguardo – nei numerosi negozi di Banff Avenue. Dopo un bel tour siamo abbastanza stanchi e pronti per la cena.

Banff Avenue

Scegliamo il Tony Roma’s che si autodefinisce il “Re delle costolette di maiale”. Il posto è carino e piuttosto frequentato, d’altronde questa è la via principale ed è molto turistica. Al solito poca scelta di pietanze ma almeno si mangia bene (direi “come sempre”) e il personale è molto gentile e disponibile.

Ci rimettiamo in marcia che è già buio sempre sulla Bow Valley Parkway che, fatta di sera, ha un qualcosa di piuttosto inquietante. Viaggiamo sempre molto lentamente anche perché nei parchi il limite và rispettato più che in altri posti: se un animale attraversasse il rischio d’investirlo sarebbe elevato e, oltre ai danni al veicolo, probabilmente lo si ucciderebbe.

Mentre Ivan guida vedo qualcosa scintillare ad una cinquantina di metri. Penso sia il riflesso cangiante degli occhi di qualche animale e, sebbene all’inizio venga preso in giro perché pensano che abbia la vista di Superman, ecco che sulla destra si mostra un bel cervo con un palco di corna davvero maestoso. Ci fermiamo (per fortuna c’è proprio un’area di sosta) e spegniamo il motore e i fari. Proviamo anche a scattare qualche foto ma non c’è abbastanza luce, la luna è coperta dalle nuvole e, chiaramente, il cervo non sta fermo in eterno… Pur non riuscendo nell’intento d’immortalarlo torniamo, anche questa sera, davvero soddisfatti. Anche se, per ora, di grizzly e alci nemmeno l’ombra  🙂

 

23 Agosto (Lake Louise e Lake Moraine)

Giro 2 da Lake Louise

La giornata inizia con un sole tiepido e l’aria è davvero fresca, quasi fredda, se non altro non piove più. Dopo una rapida colazione ci dirigiamo subito a Lake Louise (il lago). Sappiamo essere una meta molto turistica e vorremo evitare il caos. Essendo a soli 5 km dalle sponde del lago, giungiamo al parcheggio che è ancora semi-vuoto. Cielo sempre grigio e vento frizzante. Sul lago c’è il famoso “The Fairmont Chateau”, hotel della nota catena che domina la riva est di Lake Louise con una veduta splendida del Victoria Glacier. L’albergo può sembrare un cazzotto in un occhio visto il panorama bucolico ma, in parte, è mitigato dallo stile che lo fa assomigliare vagamente ad un castello. Può non piacere o sembrare una meraviglia, a seconda del gusto personale.

Onestamente ho visto anche scempi peggiori di questo, è ancora accettabile…

L’albergo ha il piano terra visitabile in cui ci sono gallerie di negozi, un ristorante, un pub ed una hall in cui appositamente suona un’arpista. Se non altro il tour all’interno dell’hotel ci ha un po’ riscaldato. Dopo le foto di rito all’albergo, ai suoi giardini prospicienti l’ingresso, al lago (che con il sole sarebbe di un colore davvero stupendo) prendiamo un sentiero sulla riva destra (l’unica percorribile) e che salendo porta, dopo una camminata abbastanza facile di circa un’ora, ai laghetti Mirror ed Agnes.

Lake Louise

Dall’alto del sentiero dico subito che si vede poco di Lake Louise; quindi non andateci se l’intenzione è quella di fotografarlo dall’alto. Lake Mirror è davvero minuscolo, onestamente la camminata per vederlo non vale la pena. Invece poco oltre, il Lake Agnes è splendido e crea pure una cascata e la riva ospita una Tea House dove – sgomitando – potete gustarvi appunto un the caldo e soprattutto ripararvi dal vento gelido. Ridiscesi al lago è ormai ora di pranzo che, visto il clima gelido, consumiamo seduti in macchina, nel parcheggio che è ormai al completo.

La seconda tappa della giornata non è molto distante ed è Lake Moraine, da Lake Louise bastano una ventina di minuti (sono appena 14-15 km di strada poco trafficata).

Anche qui gente ce n’è ma, comunque è una situazione tranquillamente vivibile: la Lonely Planet ci aveva spaventato un po’ con le descrizioni dei due laghi paragonati a Disneyworld nelle ore di punta! Non è così, almeno per la nostra esperienza personale. Il sole ogni tanto si degna di fare capolino tra nuvoloni neri e quando la superficie del lago si illumina è davvero incredibile da quanto sia azzurra! Davvero un panorama invidiabile. Saliamo su una collina che domina il lago per ammirarne la bellezza e scattare qualche istantanea per ricordo. Fa molto freddo ma c’è chi – turisti americani – riesce a stare in shorts e maglietta! Io ho maglietta, jeans, felpa e k-way, per rendere l’idea, e non sono freddoloso!

Lake Moraine

Ritorniamo in albergo e dopo la cena sempre al “Family Restaurant” torniamo – ben coperti – a Lake Louise per qualche foto in notturna con la luna e l’albergo illuminato che si riflettono nel lago. Bello davvero.

Lake Louise al chiaro di luna

 

24 Agosto (da Lake Louise a Banff, Takakkaw Falls, Emerald Lake)

Giro 3 da Lake Louise

Non dovrei scriverlo più ma, anche oggi, giornata con cielo variabile. Oggi lasciamo Lake Louise e ci apprestiamo alla partenza quando, mentre carichiamo le valigie in macchina, sentiamo uno “Splat!” sul parabrezza del Dodge e un corvo enorme vola via. Pensiamo ovviamente che l’uccello ci abbia fatto “un regalo” ma, invece di trovare quello che pensate, sul parabrezza trovo pure di peggio: la pelle di uno scoiattolo spolpato! Bleh! Dopo questo trucido imprevisto partiamo per il tour della giornata.

Vogliamo sfruttare ancora la zona prima di giungere a Banff in serata.  Abbiamo letto sul giornale che nella zona della funivia (gondola) di Lake Louise hanno avvistato dei grizzlies! Quale migliore occasione per cogliere due piccioni con una fava? Saliamo sulla seggiovia aperta sperando nello scatto ideale (ci sono entrambe le scelte: chiusa o aperta) ma, salendo l’unica fauna vista è un falco appollaiato su un pino. In cima alla funivia (circa dieci minuti di salita) c’è un belvedere ed una sorta di museo della fauna dei parchi con video istruttivo sul comportamento da tenere in caso d’incontro con orsi e specie selvatiche.

La responsabile parla via radio e ci comunica che c’è un grizzly all’inizio del sentiero  più a valle ma non si può andare a vedere proprio per la presenza dell’animale, non si arrischiano.

Aspettiamo nella speranza che qualcosa si palesi ma… niente da fare. Scendiamo sperando che il ritorno sia fruttuoso ma nemmeno questa volta siamo fortunati. Mangiamo ancora una volta i nostri panini e un po’ di frutta e ci godiamo caffè a cappuccino al bar della funivia e poi, pronti e via.

Lake Louise Gondola

Ci dirigiamo verso lo Yoho Park prendendo la Highway 1 in direzione di Golden. La prima tappa sono le Takkakaw Falls, raggiungibili tramite l’unica strada che devia dalla H1 in cui ci siamo chiesti se fosse possibile salirvi con un camper: ebbene, pur essendoci due tornanti davvero stretti da paura, ci sono anche qui i camper! La cascata è davvero bella, si vede dal basso e si può vedere molto da vicino. E’ forse la cascata che abbiamo apprezzato di più. Anche qui molti scoiatoli aspettano di farsi riprendere o immortalare.

Takakkaw Falls

Riprendiamo la H1 e passata la cittadina di Field prendiamo a destra per l’Emerald Lake. Altro lago pazzesco per il colore talmente forte da sembrare irreale, sembra davvero di smeraldo. Anche qui gente in canoa e due ragazze temerarie che si tuffano da un ponticello: aria a 15°, non immagino la temperatura dell’acqua! Comunque questo rimane il mio lago preferito di tutta la vacanza: bellissimo, tranquillo ed incastonato tra montagne e prati verdi… spettacolare.

Emerald Lake

Di ritorno ci fermiamo ad una piccola cascata sul Kicking Horse River: il posto si chiama Natural Bridge e ha anch’esso il suo fascino. Peccato che ci si abitua a questo scenario perché è davvero un continuo di vedute incredibili. Riprendiamo per l’ennesima volta la Bow Valley Parkway per giungere a Banff.

Al solito la percorriamo ad andatura di crociera e, proprio mentre ci soffermiamo in una piazzola per far superare una macchina, dico: “Certo che non succede mai che ci fermiamo e spunta un animale dal bosco…”. Detto fatto: ecco un cerbiatto fermo a cinque metri da noi! Che bella sorpresa!

Arriviamo a Banff al tramonto e dopo aver parcheggiato la macchina nel parcheggio sotterraneo del nostro albergo (Ptarmigan Inn – http://www.bestofbanff.com/banff-ptarmigan-inn/) e preso possesso della camera, usciamo alla ricerca di un posto dove cenare. Scegliamo un ristorante-cantina messicano (“Magpie Stump”) molto alla moda e pieno di giovani del posto, informale ma davvero tipico (del Messico, non del Canada, ovviamente!). Anche stasera ci possiamo ritenere a posto, a nanna!

 

Banff 25 Agosto (Vermillion Lakes, Johnston Canyon e Minnewanka Lake)

Giro 1 da Banff

Sveglia all’alba oggi. Abbiamo deciso di provare a percorrere la Bow Valley Parkway nelle prime ore del  giorno per tentare qualche nuovo avvistamento. Finalmente la giornata si preannuncia soleggiata. Usciamo dall’albergo senza aver fatto colazione, la faremo al ritorno.

Percorriamo la strada con il sole alle spalle e dopo circa 45 minuti decidiamo di fare ritorno perché inizia a farsi sentire il morso della fame. Purtroppo l’uscita non ha sortito l’effetto sperato: non abbiamo incontrato nessun animale selvatico, peccato. Almeno ci soddisferemo con il breakfast.

L’albergo di Banff è l’unico che abbiamo prenotato con servizio di colazione incluso. Appena oltre la hall c’è il ristorante convenzionato “Meatball” cui possiamo finalmente gustare una tipica colazione all’americana: uova, bacon, corn-flakes, toast con scelta tra sciroppo d’acero, marmellate, miele o burro d’arachidi, yogurt, frutta, brioches, muffins, caffè lunghissimo e succo di frutta. Non ci facciamo mancare nulla 🙂

Rimpinzati per bene prendiamo il largo.

Usciamo da Banff e ci dirigiamo ai Vermillion Lakes, alcuni laghetti paludosi vicino alla cittadina. Sono diversi dagli altri laghi soprattutto per la vegetazione: ci sono canneti e alghe e molti volatili. L’acqua è piuttosto stagnante ed infatti non ha un buon odore.

Vermilion lakes

Di nuovo ripercorriamo la Bow Valley ma, questa volta, per giungere al Johnston Canyon. Siamo arrivati davvero tardi, verso mezzogiorno e questo significa dover fare il giro del parcheggio alcune volte prima di riuscire a parcheggiare.

Il canyon è facilmente percorribile a piedi. Il percorso è leggermente in salita e la distanza dipende da quanta voglia abbiate di camminare. Il sentiero inizia costeggiando un torrente che man mano entra in una gola di rocce, il Johnston Canyon appunto. Nel tragitto s’incontrano più cascate (Lower and Upper) e volendo dopo circa due ore (da rifare anche al ritorno, quindi 4h totali) ci sarebbero altre cascate. Poiché l’ora è tarda noi pensiamo di arrivare almeno alle Upper Falls in un’ora tra soste per fare foto e riprese video. Il posto è quasi sempre all’ombra della pineta e delle pareti del canyon pur essendo il sole a picco.

Johnston Canyon

Le cascate e il torrente sono davvero belli, merita un’escursione. Dopo aver mangiato panini e frutta ci dirigiamo a sud verso Banff e poi deviamo verso nord-est. Poco fuori il centro abitato si trova il Minnewanka Lake. Poiché il posto ha belle rive di prati verdi decidiamo di fermarci per il pomeriggio a rilassarci prendendo un po’ di sole mentre i gabbiani svolazzano intorno. C’è davvero molta pace e proprio l’oasi di tranquillità è favorevole al passaggio di alcune capre proprio alle nostre spalle.

Minnewanka Lake

Al tramonto torniamo in albergo pronti per la doccia e l’uscita a cena che anche questa sera faremo al Tony Roma’s : non potevo non assaggiare le sue mitiche Baby Ribs! Giudizio? Buone ma ho preferito quelle mangiate a Kamloops!

 

26 Agosto (Kananaskis Country, Smith-Dorrien Trail e Canmore)

Giro 2 da Banff

Giornata su cui abbiamo discusso un po’ il da farsi poiché domani dobbiamo partire per l’Italia e quindi dobbiamo scegliere con quale itinerario concludere la nostra vacanza. Rispetto alle escursioni e alle attrazioni previste siamo in anticipo di un giorno sulla tabella di marcia per cui ci facciamo guidare dalla Lonely Planet. La scelta ricade sulla zona a sud di Banff. Prendendo la H1 che esce verso est prenderemo la H40 dopo Canmore e c’inoltreremo nel Kananaskis Country, zona abitata dai nativi facente parte della First Nation poiché sembra essere zona di grizzlies.

All’uscita del Parco Nazionale di Banff la strada inizia a divenire pianeggiante e la natura cambia: pochi alberi e prati immensi, ranch e coltivazioni. Verso sud sulla H40 invece poco a poco la vegetazione ridiviene fitta e il terreno collinare. In questa zona ci sono diversi casinò gestiti dai nativi. La prima sosta la effettuiamo al primo lago che incontriamo: il Barrier Lake che, come molti dei laghi già visti, ha una superficie azzurrissima. C’è chi si è portato il kayak personale per farci un giro, anche se il vento è piuttosto deciso e pagaiare sembra una bella impresa.

Barrier Lake

Dopo una sosta piuttosto breve riprendiamo la strada e poiché sta iniziando a venirci fame cerchiamo un’area di sosta. Quando servono non se ne vedono… la prima area che incontriamo è in realtà un’area campeggio in un cui è vietato soffermarsi a mangiare; al secondo tentativo incontriamo il Wedge Pond (un laghetto) e il posto sembra propizio.

Al parcheggio notiamo un sentiero chiuso con il nastro delle Guardie Forestali ed un cartello preoccupante: NO TRESPASSING, BEARS IN AREA. Bene!

La cosa strana è che a lato del sentiero chiuso ce ne sono altri due aperti, gli orsi sapranno leggere? Prendiamo il cibo (con una certa inquietudine) e scendiamo allo stagno. Non siamo soli, c’è una famiglia che prende il sole e fa il bagno, anche se, è fatto espresso divieto di balneazione e pesca. Al riparo di alcuni cespugli mangiamo i nostri panini quotidiani godendoci il panorama delle montagne e sempre con un orecchio al sottobosco, non si sa mai!

Anche qui, purtroppo, le zanzare si fanno insistenti obbligandoci a ripartire in fretta.

Al pomeriggio proseguiamo dirigendoci verso sud arrivando ai due laghi (Inferiore e Superiore) del Kananaskis Country.

Il tempo si sta guastando leggermente e il vento si è rinforzato ulteriormente; mentre le due donzelle dormono beate sui sedili posteriori arriviamo sulle rive del Lower Lake da una strada sterrata polverosissima. Il tempo di buttare un occhio al posto dai finestrini e puntiamo velocemente verso l’Upper Lake. Qui troviamo un prato in cui riposarci un’ora sotto un sole non propriamente da abbronzatura ma è un luogo adatto a farci già rimpiangere il ritorno a casa.

Ora non ci rimane che tornare verso Banff dalla Smith-Dorrien Trail, una strada completamente sterrata lunga una sessantina di km, che di inverno è chiusa al traffico: su questa strada speriamo di incontrare per un addio degno al Canada, qualche simpatico animale.  Prima di raggiungere la strada sterrata sulla destra di una curva intravediamo un cerbiatto, bene, davvero bene.

Ci immettiamo sulla Smith-Dorrien a velocità ridotta, anche perché andando a velocità sostenuta si alzano nuvole di polvere. Ogni tanto pioviggina e si incontra qualche raro pick-up. Questa non è ovviamente la strada da intraprendere per chi ha fretta, è panoramica e adatta a chi, come noi, spera in un incontro “selvatico”. Si sente nell’aria puzza di bruciato ed infatti incrociamo la Protezione Civile che lavora ad un incendio boschivo (non si vede nulla, ma si percepisce l’odore acre del fumo). Anche qui ci sono molti alberi, qualche radura con ruscelli, montagne sullo sfondo e la strada pare perfetta per un rally. Sono quasi le sei di sera e il cielo grigio rende la luce crepuscolare più tenue del previsto.

Ivan ad un certo punto mi urla di fermarmi: spuntano due caribou tra il bosco. Anche qui riusciamo a scattare qualche foto prima che ritornino nella vegetazione più fitta. Riprendiamo il viaggio rallentando ulteriormente, non si sa mai! Ad un tratto vediamo una macchina, davanti a noi, che procede a passo d’uomo: cosa c’è di bello? Quando siamo ad una cinquantina di metri l’auto riparte a velocità normale…No! Cosa ci siamo persi? Che sfiga! E invece Ivan mi urla: “ Ferma ferma! E’ qui!”. Qui, cosa?

E, meraviglia, ecco a cinque metri dalla nostra macchina un bellissimo esemplare di grizzly! Non ci possiamo credere. Ormai pensavamo che fosse un animale impossibile da incontrare e, come l’alce, visibile solo sulle foto dei depliant turistici. Ed invece ecco il bellissimo ultimo regalo che il Canada ci ha riservato. Il grizzly è meno bello dell’orso bruno ma è impressionante. Questa volta non scendiamo dalla macchina, soprattutto dopo aver visto come si muove velocemente se vuole. Arriva anche un signore con un camper e rimane con noi per un’ora e mezza a fotografare l’animale.

L’orso di suo sembra disinteressarsi completamente a noi e continua mangiare bacche. Ad un certo punto inizia ad annusare l’aria e, quando passa un’auto a velocità sostenuta, si alza su due zampe. Beh, devo dire che fa davvero paura vederlo in piedi con un’aria sospettosa. Restiamo in macchina. L’orso bruno, pur essendo pericoloso, dà l’idea di animale simpatico e goffo ma il grizzly, complice un muso “cattivo” rappresenta benissimo la natura selvaggia ed imprevedibile.

Grizzly

Rimaniamo a bordo strada finché è praticamente buio, ripartiamo solo perché dobbiamo fare benzina e non sappiamo se troveremo innanzitutto il distributore e in secondo luogo, ancora aperto.

La strada sterrata è lunga, costeggiamo gli Spray Lakes e incontriamo anche un ultimo cerbiatto spaurito: l’ho già scritto e lo ripeto…è un peccato abituarsi a questi eventi straordinari.

L’ultimo tratto s’inerpica in tornanti stretti e oltretutto il fondo stradale e piuttosto sconnesso, reso ancora peggiore da sassi caduti dall’alto delle rocce. A parte questo e al fatto che stiamo finendo la benzina, è davvero un bel posto! Arriviamo a Canmore e per fortuna anche alla Esso! Poiché sono circa le 20 decidiamo di fermarci a mangiare qui e ci togliamo lo sfizio proprio a ridosso del distributore ove c’è il Craig’s Family Restaurant . Il posto è uno di quelli classici a bordo strada: vetrata con tavolini e panche e le cameriere che ti portano la caraffà di caffè. Non potevamo farci mancare anche questa esperienza alla “Scemo e più scemo” (Per chi non lo ricordasse andate a rivedere la pantomima di Jim Carrey con la cameriera “Flo”). Intanto fuori ha iniziato a piovere bene, facciamo ritorno a Banff con il buio, adesso a nanna!

 

27 Agosto (Ritorno in Italia)

Sveglia all’alba per approfittare del pc con internet free nell’albergo ed effettuare il check-in online. Piove a sprazzi e poiché dobbiamo essere a Calgary nel pomeriggio (il volo è per le 19.20) facciamo un ultimo giro per Banff acquistando gli ultimi souvenir. Ci rimettiamo in viaggio poco dopo pranzo e ripercorriamo la H1 verso est, Calgary è a circa un’ora e mezza di strada. Il viaggio è tranquillo, il paesaggio cambia notevolmente diventando urbano e pianeggiante. La periferia di Calgary è comunque residenziale e non si vedono grattacieli.

Riportata la macchina all’Avis con un sovrapprezzo che non ci aspettavamo (subito addebitato sulla carta), imbarchiamo i bagagli. Il volo per Londra è in perfetto orario, purtroppo il jet-lag si fa un po’ sentire ma il volo è più corto del previsto: circa sette ore e mezza. A Londra invece il volo ritarda di un’ora ma nel complesso non ci si può lamentare. Eccoci di nuovo a casa. Ritiriamo la macchina al parcheggio e subito entriamo nel vivo del traffico milanese…

Cosa dire ancora di questo viaggio? Ci è piaciuto tantissimo, il clima ci ha favorito nelle nostre escursioni e la nostra scelta di prendercela con molta calma, senza fretta di vedere tutto è stata perfetta. I posti sono magnifici, la natura, inutile dirlo, stupenda. La gente è sempre cordiale e disponibile, esiste un senso ed un’educazione civica che, purtroppo, a noi difetta. In sostanza è un viaggio che consiglio vivamente, soprattutto se desiderate la tranquillità e amate la natura. Il costo viste la durata e i voli non è esorbitante e se si viaggia in quattro si risparmia con le camere condivise.

Collage di targhe viste in Canada

Qualche consiglio:

PERIODO: Tutto l’anno. In primavera è più semplice trovare posti liberi negli hotel. In Agosto bisogna prenotare (spesso) con largo anticipo, soprattutto nelle aree dei Parchi Nazionali di Jasper e Banff.

VESTITI & CLIMA: Anche d’estate equipaggiarsi come da noi in montagna cioè a strati visto che la temperatura è molto variabile. Per esempio abbiamo toccato i 30° a Victoria e i 7° a Lake Louise. La nostra vacanza è stata comunque fortunata: su 18 giorni, 1 solo di pioggia.

CIBO: Assomiglia molto alla dieta statunitense ricca di carne. Vengono serviti spesso bistecche, braciole, costolette alla griglia. Anche il pesce è solitamente servito alla griglia (salmone o halibut) e con contorno di patate in varie forme (arrosto, al forno, purè o lesse) e accompagnate inevitabilmente da ketchup, salsine, senape.

AUTO: Il traffico nelle città è abbastanza scorrevole e ordinato anche se, a Vancouver, le ore di punta possono portare a ingorghi. Le dimensioni delle strade sono quasi sempre il doppio delle nostre (o almeno nel numero delle corsie) ed anche i mezzi che circolano si adeguano in termini di taglia. I limiti, soprattutto fuori città e nelle piccole cittadine sono rispettati alla lettera. C’è molto senso civico e difficilmente vi capiterà di litigare. Le Highways sono tutte gratuite mentre i parcheggi in città (quasi) tutti a pagamento. La segnaletica è simile alla nostra anche se esistono semafori verdi lampeggianti (si può passare) ma occorre fare attenzione perché il rosso è a richiesta dei pedoni. Il semaforo è posto DOPO l’incrocio per cui abituatevi da subito a frenare e fermarvi almeno 10-12 metri prima degli incroci. Spesso a semaforo rosso se da sinistra non arriva nessuno è consentito svoltare a destra. (Per questo comunque fate affidamento al vostro buonsenso e controllate cosa fanno gli altri!)

VALUTA: Al tasso attuale (molto variabile) ad 1€ corrispondono circa 1,34 Dollari Canadesi

Fate attenzione che ai prezzi esposti (ristoranti, negozi e attrazioni) và sempre aggiunta la tassa locale. In British Columbia come in Alberta è approssimativamente il 12%. Al ristorante và data la mancia (consigliata tra il 15 e il 18% ma è a vostra discrezione).

TRAGHETTI BC FERRIES: Conviene da subito prenotare il posto auto dall’Italia. Chiaramente dovrete già sapere giorno e ora. In questo modo vi garantite il posto a bordo. Al molo c’è un casello-drivein in cui poi acquistare i biglietti per i viaggiatori. I traghetti sono puntualissimi e occorre arrivare all’imbarco almeno un’ora prima della partenza.

LINGUA: British Columbia e Alberta utilizzano l’inglese ma volendo parlano bene anche il francese.

CAFFE’ : A parte Starbucks che serve ogni tipo di caffè nelle sue varianti, solitamente se chiedete un caffè non specificando “espresso”, vi ritroverete il caffè americano lunghissimo e quasi insapore. De gustibus…

GUIDE: Lonely Planet su tutte, mappe le troverete sul posto o se volete basta cercare in internet e non avrete problemi. Personalmente ho anche aggiornato il gps inserendo direttamente gli hotel prenotati e le attrazioni principali e parcheggi (nelle città), e non me ne sono affatto pentito.

SANITA’: Per noi europei non c’è copertura. La tessera sanitaria o il modulo E111 non funzionano. Noi abbiamo optato per un’assicurazione viaggi della Europ Assistance, con copertura per danni, tutela giudiziaria e assistenza legale. Non costa pochissimo (circa 140€ a testa) ma sappiate che in caso di emergenza ogni tipo di assistenza sanitaria (ambulanza, pronto soccorso, medico o medicazioni) è a pagamento e salatissimo.

VOLI: Il consiglio è quello di determinare in largo anticipo tratte e date. Dopodichè fatto il giro (online) delle maggiori compagnie sono arrivato a due scelte: Lufthansa o Air Canada. La prima è più flessibile ma non affidatevi all’automatismo su voli complessi (tipo parto per Vancouver ma torno da Calgary) poiché il biglietto proposto non sarà mai il più economico. Facendo un lavoro di scrematura si ottengono combinazioni valide, con pochi scali e con orari decenti. Tra l’altro Lufthansa alla fine si appoggia a BMI per il volo fino a Londra e proprio ad Air Canada per i voli a e dal Canada.

Spero di fare cosa gradita aggiungendo anche un file pdf con la nostra tabella di marcia, prezzi e giudizio.

Viaggio in Canada (Pdf) 471Kb

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Ecco il nostro itinerario totale

Il nostro viaggio in Canada
Norvegia

Link esterni:

Canada National Parks (Inglese e Francese)

Traghetti BC Ferries

Spokes Bicycle Rentals

Vancouver Visitors Information

Victoria Visitors Information

13 commenti su “Canada

  1. Pingback: Viaggio in Canada « Aurora Boreale

  2. Con calma prima o poi leggero tutto il tuo resoconto (che come sempre e’ fatto superbamente!).
    Bella la nuova veste grafica del blog (ero assente da qualche tempo 🙂 )
    Voglio pero’ l’attribuzione del copyright della foto dello scoiattolo con il fungo
    😉
    Ciao

  3. Ciao

    ho letto con interesse il tuo resoconto di viaggio e l’ho trovato interessante. Io trascorro un mese di ferie ogni anno in Canada e so come questo paese ti entra nel cuore. Avrei solo alcuni appunti da fare: 1) Non credo che nel parco di Jasper ci siano i caribou (normalmente si vedo più a nardo) inoltre la foto pubblicate è quella di un Wapiti, in Europa non esiste ma si tratta di un grosso cervo 2) la prima foto dell’orso che hai pubblicato è quella di un orso nero o Baribal, l’orso bruno americano è il grizzly 3) le “capre” da te fotografate sono i bighorn. Scusami per le precisazioni, ma io sono un’appasionata di animali nord americani e penso che anche tu vorresti sapere i nomi esatti.
    Leggerò altri tuoi racconti di viaggio … Grazie e alla prossima Patrizia

  4. Scusa ho riletto e ho trovato errori e siccome sono (come sai) pignola

    ” Non credo che nel parco di Jasper ci siano i caribou (normalmente si vedono più a nord)

    Ciao

    Patrizia

  5. Grazie per le precisazioni, sui wapiti effetivamente ho confuso perchè mentre ero la il noe lo sapevo 🙂 per l’orso invece ho dato per scontato, sbagliando, che un orso nero sia bruno 🙂 i bighorn me li aspettavo diversi tipo mufloni (starò sbagliando anche questa!) 🙂
    Anche se una notte (nel parco di Banff) abbiamo incontrato quello che potrebbe essere un caribou – simile alla renna, giusto?- ma probabilmente era “solo”un cervo 🙂
    Domani partiamo per la Finlandia, spero di vedere almeno un’alce – che non sono ancora riuscito a vedere né in Canada né in Norvegia.
    Grazie e buone vacanze, dove vai, se vai?
    Hai un blog o simile con i tuoi viaggi?
    Ciao, J

  6. Ciao
    hai ragione il caribou è simile alla renna ma più alto (sono felice se hai potuto vederne uno). Il wapiti si riconosce perchè ha una grossa macchia bianca posteriore. Per il bigohorn: il maschio è simile al mufflone (ma con le corna più rotonde attorno alla testa) quella della tuo foto a me sembra una femmina.
    Sono invidiosa per il tuo viaggio in Filandia (lo trovo una paese magnifico sia al sud, con i laghi, che al nord con la tundra e molte renne). Io non sono mai stata fortuna con gli alci in Finlandia, per contro, se proprio vuoi vederne, c’è un parco nel sud della Svezia dove se ne vedono alcuni (anche perchè le guardie mettono il sale sugli alberi e quindi gli alci vengono a mangiarlo).
    Io parto solo alla fine di settembre per il Canada (per un mese) e quest’anno facciamo il nord della British Columbia e il Tweedsmuir Provincial Park.
    Non ho un blog mio ma mi piace leggere quello degli altri.

    Ti auguro buone vacanze e buona fortuna per i tuoi incontri.

    Patrizia

  7. I drop a comment when I especially enjoy a post on a site or if I have something to contribute to the conversation.

    It is caused by the sincerness displayed in the article
    I read. And after this article Canada | Aurora Boreale.
    I was actually moved enough to post a thought 😉 I actually do have a couple of questions for you if it’s okay. Could it be simply me or does it look as if like some of the remarks come across like they are left by brain dead folks? 😛 And, if you are writing on additional social sites, I would like to follow you. Could you make a list every one of all your social sites like your linkedin profile, Facebook page or twitter feed?

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