Recensione Film: Primer


primerFilm del 2004
Diretto da Shane Carruth
Genere: Fantascienza
Con:

Shane Carruth: Aaron
David Sullivan: Abe
Casey Gooden: Robert
Anand Upadhyaya: Phillip
Carrie Crawford: Kara

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Due giovani ingegneri, Aaron ed Abe, dipendenti di una ditta privata di informatica, realizzano con elementi presi a prestito dal laboratorio, con del palladio ricavato dalle marmitte catalitiche delle loro auto e con tubi di rame ricavati dal frigorifero di casa un dispositivo che si rivelerà essere una macchina del tempo (se ne renderanno conto grazie ad un fungo che si svilupperà in poche ore a fronte dei 5 o 6 anni necessari)…

Commento: Questo film indipendente costato una miseria in termini cinematografici (7.000$) tratta il tema dei viaggi nel tempo con una prospettiva piuttosto suggestiva, concentrandosi sull’aspetto paradossale del viaggio nel passato. Questo è l’aspetto bello ed affascinante del film, mentre il lato negativo è rappresentato da alcuni fattori: è un film, proprio per il tema dei paradossi, piuttosto complicato dalle innumerevoli linee temporali che si vengono a creare, dal timbro piuttosto evocativo e solamente suggerito, che spiega poco e che alla fine sconcerta non poco. Questo è un film da rivedere e rivedere per capirlo al meglio ma, purtroppo, il taglio intimista, la voce fuori campo che dovrebbe aiutarci a capire “quando” succedono le cose, ed il ritmo piuttosto lento, non invogliano ad una seconda visione. Peccato perché l’idea è davvero interessante. Non è un film con effetti speciali o altro, è tutto detto e riferito, per cui è a migliaia di anni luce da “Ritorno al futuro” et simili. Un’occasione in parte sprecata.

Voto: 6 due gusti is meglio che one…

si puo vedere distrattamente - 6

I viaggi nel tempo. Una riflessione pseudoscientifica ed una lista di film sul tema.


time_travel

Il tema del viaggio temporale ha sempre affascinato l’uomo per le molteplici possibilità implicite. Vedere cosa ci sarà tra 100 anni, tornare indietro per correggere un proprio errore, andare a vedere cosa è successo davvero durante un delitto, sfruttare il futuro per diventare ricco nel presente, conoscere qualcuno di famoso quando ancora non lo era, assistere ad un evento storico o modificarlo (tipo l’11 settembre), salvare qualcuno di caro o avvertirlo del proprio futuro, vedere i propri genitori da giovani e parlarci, andare nel futuro per vedere cosa ti succede (anche se, per paradosso se sei andato nel futuro non sei nel presente, nel futuro non dovresti vedere niente)…

La lista è lunga e ognuno di noi potrebbe aggiungere altre motivazioni valide ad un percorso avanti ed indietro nel tempo.

Al momento (è proprio il caso di dirlo!) nessuno ha inventato la macchina del tempo, o almeno così pare. Ci sono anche studi seri a riguardo e le tecnologie attuali forse potrebbero permettere la cosa a livello microscopico mentre per un utilizzo a misura d’uomo occorrerebbero tecnologie che riuscissero a sviluppare un’energia immane localizzata in un’area davvero molto concentrata e lo sfruttamento della velocità della luce. Non voglio addentrarmi sul terreno della fisica poiché non ho i mezzi per discuterne e quindi mi diverto solo a parlare del lato avventuroso e di come siano nate a riguardo storie, romanzi, racconti e ovviamente film.

Aggiungo che, ultimamente grazie ad internet, si è sviluppata una rincorsa al dimostrare che viaggiare nel tempo sia possibile. Basta cercare “Viaggi nel tempo” o “Time travel” su Google e scoprirete ipotesi di vario genere e “prove” altrettanto eterogenee: foto con personaggi o apparecchiature anacronistiche, teoremi di cospirazioni e complotti, video di presunti viaggiatori, personaggi che si autodefiniscono provenienti dal futuro e storie di time slip (casi in cui un osservatore è stato passivamente “trascinato” per alcuni momenti in un tempo differente dal proprio*), dispostivi in grado di osservare nel passato, wormholes, teorie materia-antimateria, distorsioni dello spazio ecc…

(*) Cercate l’avvincente caso di Victor Goddard e l’aeroporto abbandonato di Drem. Qui, tra le altre cose strane capitate A Victor Goddard c’è la versione in inglese: http://www.llewellyn.com/journal/article/37.

C’è da dire che l’argomento è succoso e la fantasia si scatena. Ovviamente la scienza spiega che il viaggio nel tempo comporterebbe (condizionale d’obbligo visto che sono ipotesi basate sulla fisica e la matematica che conosciamo al giorno d’oggi) alcuni paradossi e, a parte questo, altre problematiche non indifferenti.

Personalmente sono affascinato dai paradossi temporali e da come vengono affrontati, vediamone alcuni.

E’ noto il paradosso del nonno: un uomo che viaggiasse nel proprio passato e incontrasse il proprio nonno e qui, distraendolo, provocasse la mancanza dell’incontro con la donna che sarebbe dovuta divenire sua moglie (nonché nonna del viaggiatore), a sua volta determinerebbe la non-esistenza dei figli e dei nipoti e quindi dello stesso viaggiatore nel tempo. (Ne abbiamo un bell’esempio con Marty McFly in “Ritorno al futuro”). Questo paradosso è definito di coerenza.

Esiste poi il paradosso di conoscenza: Ciò è rappresentato dalla rivelazione del futuro ad un uomo del passato in modo che questi possa creare/inventare qualcosa nel proprio futuro. Sempre in “Ritorno al futuro” c’è anche questo paradosso: quando Marty McFly arriva nel 1955 va da Emmett “Doc” Brown e gli dà l’ispirazione che gli ha permesso di inventare la macchina del tempo, la DeLorean come dallo script esilarante che segue:

MARTY: Doc, io vengo dal futuro. Sono arrivato qui con una macchina del tempo che tu hai inventato, e ora ho bisogno del tuo aiuto per tornare all’anno 1985.
DOC: Mio Dio. Lo sai che cosa significa questo? Significa che questo dannato aggeggio non funziona! Sei mesi di lavoro per niente.
MARTY: Doc mi devi aiutare. Tu sei il solo che sa come funziona la tua macchina del tempo.
DOC: Macchina del tempo. Io non ho inventato nessuna macchina del tempo.
MARTY: Okay, va bene. Adesso te lo provo.

MARTY: Questa è la mia patente, scade nel 1987. Guarda la data di nascita, guarda. Io non sono ancora nato. E guarda questa fotografia, mio fratello, io e mia sorella. Guarda bene la sua maglietta: classe 1984.
DOC: Fotomontaggio e anche brutto. Hanno tagliato i capelli di tuo fratello.
MARTY: Dico la verità, Doc. Mi devi credere!
DOC: Allora dimmi, ragazzo del futuro… chi è il Presidente degli Stati Uniti nel 1985?
MARTY: Ronald Reagan.
DOC: Ronald Reagan? L’attore? Eh! E il Vice Presidente chi è? Jerry Lewis? Suppongo che Marilyn Monroe sia la First Lady!

Quindi grazie al viaggio creato da Doc, Marty è tornato nel 1955 dove Doc non sapeva niente della macchina del tempo ma poi l’ha creata e permesso a Marty nel 1985 di tornare nel 1955 per rivelargli che l’avrebbe creata…

La teoria ci dice che la modifica di un evento genera o cambia eventi futuri modificando di fatto l’intera linea temporale, la storia. Quindi sia viaggiare nel passato per modificare qualcosa, che andare nel futuro per poi tornare al presente e correggere un’eventuale azione – e in sostanza è comunque tornare al passato – scatenerebbe l’effetto farfalla. Da un punto di vista pratico sarebbe interessante ripetere un’azione fino a correggerla per arrivare allo scopo prefissato, un po’ come quando nei giochi ripartiamo da dove siamo stati uccisi e riavviamo la partita. Questa teoria ultimamente viene messa in discussione poiché a livello quantistico pare che invece possano coesistere due “soggetti” provenienti da tempi differenti in contemporanea (riconsiderando di fatto la teoria dell’annichilimento della materia in caso di contatto) e senza intaccarne il proprio continuum temporale. Vedremo.
E se invece la modifica di un evento nel passato generasse una storia parallela? Chissà…

Ipotizziamo poi il viaggio di un uomo nel proprio passato: se parto nel 2014 e torno al 2000 cosa trovo? Me stesso che sta facendo qualcosa, probabilmente. E quindi esistiamo due me nello stesso tempo… ed io (del futuro) poiché non sono altro che me (del passato) invecchiato, da dove scaturisco? Il mio corpo è presente nel passato ed è univoco, per cui non dovrei poter esistere contemporaneamente. Chi si annichilisce? Il me del 2014, Il me del 2000, tutti e due? Oppure?

Altro paradosso: come faccio a tornare ad un passato in cui la macchina del tempo non esisteva ancora? E se tornassi ad un tempo in cui la macchina già esisteva, in sostanza ne sto portando un’altra con me e via dicendo… A meno che la macchina del tempo sia un veicolo che porta a spasso il contenuto per i secoli ma di per sé esiste al di fuori di questa regola…

Nascono poi problemi etici: l’esempio più famoso è quello di tornare a quando Hitler era un bimbo e ucciderlo nella culla. Probabilmente non ci sarebbero stati i campi di concentramento ma è il “probabilmente” che ci fermerebbe (soprattutto davanti ad un bimbo ancora innocente). Sarebbe magari più logico e civile tornare ogni tanto durante la crescita del giovane Adolf e indirizzarlo, educarlo ed evitargli traumi o conoscenze che l’hanno portato a divenire il Fuhrer. Certo questo non escluderebbe la nascita di un altro dittatore feroce e ancor più crudele di Hitler, chi lo può sapere?

D’altronde la STORIA è fatta di piccoli eventi, non solo da accadimenti epocali come l’11 Settembre o l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando che scatenò la Prima Guerra Mondiale. Pensate a voi e alle scelte che fate ogni singolo giorno della vostra vita.
Vi faccio questo esempio: Arrivate in macchina ad un incrocio alle 10.03 perché avete fatto la solita strada. All’incrocio siete coinvolti in un incidente in cui qualcuno sarà ferito. A sua volta questa persona avrebbe dovuto parlare con una donna di lì a pochi minuti per un affare importante ma, invece, viene portato al Pronto Soccorso. L’affare salta e un’azienda facente parte dell’accordo mancato dopo 3 mesi chiude. Nell’azienda lavora, per caso, vostra moglie che rimane senza lavoro. La situazione vi porta a litigare e successivamente a separarvi e non avrete mai figli insieme…

Invece: siete arrivati allo stop alle 10.01 facendo una scorciatoia. Non ci sarà nessun incidente, le persone che attraversano l’incrocio concluderanno l’affare, l’azienda di vostra moglie continuerà ad esistere e vostra moglie a lavorare. E dopo due anni deciderete di avere un figlio. Vostro figlio diventerà Primo Ministro.

“Sliding doors” ne è un bell’esempio.

Ciò rende l’idea di quanto gli eventi di ognuno di noi siano concatenati da un filo che possiamo chiamare fato ma che ha, oltre che l’imprevedibilità implicita del fluire del tempo, anche una certa dose partecipativa di libero arbitrio.

Un altro volo pindarico della fantasia spinge l’uomo a spostarsi nel futuro per vedere sé stesso e cosa sia diventato. Ma, sempre in linea ipotetica, se sono entrato nella macchina del tempo e sono riapparso nel 2100, tra il 2014 e il 2100 dove sono stato? Nella macchina del tempo. Per cui io esisto al di fuori del tempo e non ho fatto nulla, non sono invecchiato**, non ho generato il mio futuro, che viene popolato dalle mie azioni solo nel momento in cui esco dalla macchina del tempo nel 2100…

(**) E chi dice che appena metto piede fuori dalla macchina del tempo, non subisco invece i segni del tempo trascorso ed invecchio di colpo? Questo lo si è visto in parte in “Amore per sempre” (Forever Young), regia di Steve Miner (1992) con Mel Gibson.

Come vedete il viaggio nel tempo comporta molte considerazioni di vario genere: possibilistico, realizzativo, etico.

Basta porsi una semplice domanda: Se è giusto viaggiare nel tempo, chi giudica cosa cambiare (nel passato o nel presente per modificare il futuro)?

O esiste una sorta di equilibrio universale per cui è impossibile modificare gli eventi? Cioè essere osservatori del passato senza poter intervenire a modificarlo? E nel futuro?

Comunque guardare indietro (e scoprire fatti altrimenti inspiegabili, pensiamo ad andare a vedere chi ha davvero ucciso Kennedy) senza poter agire sul passato (fermarne l’assassinio) modificherebbe comunque la nostra conoscenza dei fatti e quindi genererebbe conseguenze di tipo politico, penale e chissà cos’altro.

Idem per il futuro: Visto l’esempio che facevo sull’incidente stradale e le conseguenze dell’effettivo accadimento o meno, anche solo guardare ci farebbe modificare il nostro comportamento. Sarebbe sufficiente a modificare il prossimo futuro? Oppure per qualche regola cosmica comunque gli eventi accadranno lo stesso? (Tema affrontato ad esempio in “Final destination”).

Come viaggiare nel futuro: con una macchina, col pensiero, per colpa di tempeste, aurore boreali, vasche da bagno, cabine telefoniche, varchi spazio-temporali, per caso… Il cinema si è sbizzarrito…

Ok, dopo tutte queste elucubrazioni su passato, presente e futuro ne aggiungo un’ultima prima di mettere la lista dei film che parlano (anche parzialmente) di viaggi nel tempo: il passato in quanto tale è stato e non esiste più. Il presente non esiste perché appena lo dico è già passato. Il futuro non esiste ancora. Ma allora se non esistono passato presente e futuro dove siamo? Anzi, quando siamo?

Ed ecco una lista di (alcuni) film che raccontano dei viaggi nel tempo.

Ovviamente considero i film e telefilm che mi sono piaciuti.

L’uomo che visse nel futuro (1960)

Tratto dal racconto del creatore del genere Viaggi nel tempo H.G.Wells. Questo lo considero il capostipite.

L’uomo venuto dall’impossibile (1979)

Variazione thriller-poliziesca del racconto di H.G.Wells in cui c’è pure Jack lo squartatore e come protagonista Malcolm McDowell.

The Time Machine (2002)

Remake non eccelso dell’Uomo che visse nel futuro, con Guy Pearce che inventa la macchina del tempo per salvare dalla morte la sposa promessa.

Ritorno al futuro e successivi due episodi

Il miglior film sui viaggi del tempo di sempre, finora. Divertente e avvincente. I seguiti sono carini, ma il primo rimane eccezionale.

Amore per sempre

Non parla propriamente di un viaggio nel tempo anche se il protagonista Mel Gibson dal 1939 grazie ad una sorta di bara freezer si ritrova ai giorni nostri, è una storia romantica.

La casa sul lago del tempo

Anche qui dissertazione romantica, non un granché… con Keanu Reeves e Sandra Bullock

Un tuffo nel passato

Versione demenziale. Il viaggio avviene per caso ina vasca idromassaggio durante una sbronza, con John Cusack

Un amore all’improvviso

Storia romantica. Il protagonista viaggia senza averne controllo nel tempo, cercando di avere una vita normale.

Star Trek IV: Rotta verso la terra

Qui ho inserito solo 2 film della serie Star Trek ma visto il tema sci-fi dell’opera omnia spesso ci sono viaggi temporali. Questo è a mio avviso il film della serie che lo affronta in maniera più divertente.

Star Trek Generazioni

Un must per i Trekkies: come mancare all’appuntamento di Kirk e Picard insieme?

Quantum Leap (telefilm)

Divertente perché il protagonista (Scott Bakula) durante i viaggi s’immedesima fisicamente in altre persone.

Kronos (telefilm)

Un capostipite nei telefilm di questo genere. Vintage ma affascinante.

Looper

Pur peccando in credibilità, è un film con troppe incongruenze, è avvincente e Bruce Willis è Bruce Willis!

Non ci resta che piangere

Due bischeracci catapultati non si sa come nel 1500. Un divertente viaggio per fermare Cristoforo Colombo e poter vantarsi di essere l’autore di “Yesterday”

Source Code

Non proprio un viaggio nel tempo ma comunque una sorta di loop a ritroso in un avvenimento. Non male e poi c’è Jake Gyllenhall, che non so mai come si scrive.

Deja Vu

Sfrutta la leggenda del cronovisore (Asimov e poi la storia che il Vaticano ne custodirebbe uno nei propri Musei…) – A me ha lasciato abbastanza perplesso.

Terminator e sequel

Tornare indietro nel tempo stavolta compete ai robot, per fermare la Resistenza.

Faccia a faccia

Commedia divertente con Bruce Willis che si ritrova faccia a faccia con sé stesso bambino. Bellissima la sequenza in cui il piccolo arrivato dal passato, accende la tv ed esclama: “100 canali e niente da vedere.”

The butterfly effect

Estremi cambiamenti per il protagonista quando “viaggia” e modifica gli eventi. Con Ashton Kutcher (un altro con un cognome impronunciabile)

Cambia la tua vita con un click

Un telecomando che stravolge il tempo. Con Adam Sandler e un mefistofelico Christopher Walken.

Donnie Darko

Un complicato mondo sviluppato da un evento drammatico, con Jake Gyllenhall.

L’esercito delle 12 scimmie

Di nuovo Bruce Willis che viene spedito nel passato mentre ha ricordi confusi su una sparatoria. Bello.

Il pianeta delle scimmie

Il viaggio che sembra spaziale ha invece un’altra drammatica spiegazione.

Kate & Leopold

Romantic movie con Meg Ryan e Hugh Jackman. Come sfruttare un varco spazio-temporale.

Men in black 3

Il ritorno di J per salvare K nel 1969.

Timeline

Da Michael Crichton un viaggio nel 1400 per recuperare un professore sparito nel tempo.

La vita è meravigliosa

Nel capolavoro di Frank Capra vediamo, grazie all’angelo Clarence, le conseguenze nella vita degli altri se il protagonista (James Stewart) decidesse di suicidarsi. Un “cosa succederebbe se…” senza macchine del tempo.

Final destination

Si può sfuggire alla morte conoscendone il motivo e modificando le proprie azioni? Anche qui preveggenza senza viaggi temporali in una trattazione quasi horror convincente…poi una valanga di sequel inutili.

Sliding doors

Cosa succede se prendiamo o perdiamo una metropolitana? Con Gwyneth Paltrow. Più che un viaggio temporale una sorta di storie parallele.

Minority Report

Qui c’è la preveggenza per fermare ipotetici assassini. Non si viaggia nel tempo ma si prevede e si modificano gli eventi su questa base.

Midnight in Paris

Woody Allen fa viaggiare Owen Wilson e Marion Cotillard su una vecchia auto per portarli a spasso nella parigi della Belle Epoque.

Su Wikipedia trovate una lista più completa…

-          http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Film_sui_viaggi_nel_tempo

Chiudo perché ho esaurito il mio, di tempo :)

Ciao, J

Recensione Film: Viaggio in paradiso


viaggio

Film del 2012
Diretto da Adrian Grunberg,
Genere: Drammatico / Azione
Con:
Mel Gibson: Gringo
Kevin Hernandez: Bambino
Dolores Heredia: Mamma del bimbo
Daniel Giménez Cacho: Javi

Trama: Gringo, il nome reale non viene mai riferito, è un rapinatore che sfonda la barriera tra Usa e Messico per sfuggire alla polizia californiana. Oltre confine viene arrestato e due poliziotti corrotti lo derubano del bottino. Viene rinchiuso al Pueblito, una prigione con molte eccezioni alle regole: ci vivono famiglie, sono presenti armi, racket vari, corruzione della polizia, e qualcuno può permettersi di uscire e rientrare. C’è anche un ragazzino speciale: è mantenuto e protetto dal boss malato di cirrosi epatica della prigione, Javi, poiché ha un gruppo di sangue raro e il proprio fegato servirà al boss per un trapianto. In tutto questo marasma il protagonista deve sopravvivere cercando anche il modo di evadere e recuperare il maltolto. Il ragazzino e il Grigno si alleano.

Commento: Il titolo italiano è fuorviante mentre l’originale “Get the Gringo” è al solito più coerente con la trama. Mel Gibson si ritaglia un ruolo da cattivo simpatico (non è assolutamente eroico anche se prende sotto la propria ala il ragazzino). Tutto gira intorno ai propri interessi e se qualcosa rientra anche per gli altri allora ci può stare. Il film è un b-movie piuttosto violento, pulp e a tratti ironico (vedi la scena con l’imitazione telefonica di Clint Eastwood a cui il protagonista s’ispira come giustiziere). E’ un film atipico che si fa ben vedere, il finale ha senso e lascia solo un po’ perplessi l’ultima affermazione del protagonista con voce fuori campo, un po’ troppo “politically correct” ma che suona gigiona. “Io sono così comunque e di voi chissenefrega” è il sottotesto. Comunque un film “divertente” e inquietante (per via dell’ambientazione) al tempo stesso.

Voto: 7 Cercate di evitare di finire in galera a Tijuana

Ah però... 6.5 -7.5

Recensione Libri: “Doctor Sleep” di Stephen King


Doctor_Sleep

Pubblicato in Italia nel 2014 da Sperling & Kupfer
Traduzione di Giovanni Arduino
Genere: Fantastico / Horror

Trama: Dan “Danny” Torrance è cresciuto dopo i fatti dell’Overlook Hotel (“Shining”) e divenuto adulto è piombato come il padre nell’alcolismo. Vagabonda per l’America in cerca di tranquillità poiché ha “chiuso” i fantasmi che lo perseguitano all’interno del proprio cervello. Arriva a Frazier, una cittadina tranquilla del New Hampshire e segue il consiglio di un suo vecchio amico, Dick Hallorann, che gli dice di fermarsi. Qui inizia ad avere contatti telepatici, grazie allo shining (la luccicanza, in italiano), con una bambina di nome Abra. Nel frattempo un gruppo di persone nomadi che si definisce il Vero Nodo si sposta su enormi camper alla ricerca di giovani che hanno lo shining poiché la luccicanza è il loro sostentamento.
Abra risulta dotata di un enorme shining e il Vero Nodo la vuole per continuare a sopravvivere…

Commento: Mentre aspettavo un treno in forte ritardo ho visto questo libro e così mi sono messo a leggere la sinossi nel risvolto anteriore della copertina. Il mio primo commento è stato: no, questa è proprio una ca*ata. Un gatto che prevede il futuro… e poi un seguito a Shining, ma perche?
Poi hanno regalato il libro ad Ivan che nel frattempo è immerso in altre letture e quindi mi ha concesso il piacere di leggere in anteprima questo romanzo.
Devo dire che chi ha scritto la sinossi ha toppato. Il libro è avvincente, la storia del gatto ha senso ma scrivere “prevede il futuro” può far soltanto sganasciare. A questo punto non mi fido più del riassunto della trama sulle prime o quarte di copertina!
La storia ripercorre la vita di Danny, il protagonista di Jack in Shining (e come ribadisce lo stesso King nelle Note dell’Autore, “Shining” è la Vera Storia scritta da lui, non il film di Kubrick). Ci sono i rimandi al primo libro di cui questo si può considerare forse come il “20 anni dopo” di Dumas rispetto ai “Tre moschettieri”.
Della narrazione di Stephen King mi piacciono sempre: i personaggi e la loro descrizione verosimile e mai superficiale; lo slang e l’atmosfera dell’America rurale e poi la semplicità nel descrivere le emozioni e gli stati d’animo. Qui c’è tutto questo oltre ad una storia solida (fantastica, irrazionale e d’orrore) e quindi mi sono sentito appagato per (quasi) tutto il romanzo.
Purtroppo, come altre volte, King stecca nel finale (ecco la ragione del “quasi” di cui sopra). Ha creato dei personaggi malvagi notevoli ed affascinanti, li ha caricati di molte aspettative e poi ?
Non rivelo nulla ma l’epilogo (lo scontro finale, per intenderci) è l’unica cosa di cui mi aspettavo molto di più e che mi ha in parte deluso. Peccato perché Zio Stevie è davvero bravo a generare curiosità e attesa.
In sostanza: Un degno seguito di Shining (non credevo) con un finale deboluccio.

Voto: 7.5 Per chi continua a sognarsi la maturità…

Recensione Film: Sotto assedio – White House down


sotto assedio

Film del 2013
Diretto da Roland Emmerich
Genere: Azione
Con:
Channing Tatum: John Cale
Jamie Foxx: James Sawyer
Maggie Gyllenhaal: Alice Dawson
James Woods: Martin Walker
Jason Clarke: Emil Stenz
Richard Jenkins: Eli Raphelson
Joey King: Emily Cale
Rachelle Lefevre: Melanie

Trama:
John Cale è un uomo della scorta dello Speaker della Camera che vorrebbe entrare a far parte della sicurezza del Presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo aver dimenticato un appuntamento con la figlia Emily, in affido all’ex-moglie, decide di farsi perdonare regalandole un giro guidato all’interno della Casa Bianca proprio il giorno in cui dovrebbe presentarsi al colloquio di lavoro desiderato. Purtroppo il giorno è lo stesso in cui un gruppo paramilitare ha deciso di sferrare un attacco al cuore del Governo americano. Travestiti da tecnici del suono questi terroristi scatenano l’attacco facendo esplodere una bomba in Campidoglio e poi sfruttando la confusione, riescono ad occupare la Casa Bianca e a prendere ostaggi tra cui la figlia di John Cale…

Commento: Emmerich come si autocita nel film, aveva già distrutto parte della White House in “Indipendence Day”, e qui non lesina esplosioni che la demoliscono parzialmente, si vede che ci prova gusto, chissà…
Il film è uscito due mesi dopo “Attacco al potere – Olympus has fallen” che narra – a grandi linee – dello stesso tema: l’attacco al potere centrale, al Presidente e, soprattutto, alla Casa Bianca.
Diciamo quindi che una delle due sceneggiature non è proprio originale ma, chissà quale è nata prima. (Questo mi ricorda “Armageddon” e “Deep Impact” che uscirono quasi all’unisono e anche lì il tema era lo stesso: il rischio dell’estinzione per colpa dei meteoriti).
Tralasciando quindi il discorso originalità e di come vada a finire (questo lo si capisce da subito), si distingue rispetto a “Ohf” per una maggiore dose di humour e di spettacolarità. Nel cast ci sono attori che arricchiscono lo script (James Woods su tutti), anche se è tutto molto prevedibile, anche il presunto colpo di scena finale è piuttosto debole. Diciamo che se vi va di passare due orette di divertimento senza troppe pretese, questo è il film d’azione adatto: veloce, spettacolare e brain-off.
In sostanza vai di coca-cola e pop-corn. Non male
Voto: 6.5/7 Fa strano vedere Jamie Foxx Presidente dopo Django…

Ah però... 6.5 -7.5

Recensione Film: jOBS


jobs_locandinaFilm del 2013
Diretto da Joshua Michael Stern
Genere: Biografia
Con:
Ashton Kutcher: Steve Jobs
Josh Gad: Steve Wozniak
Dermot Mulroney: Mike Markkula
Matthew Modine: John Sculley
J. K. Simmons: Arthur Rock

Trama: La biografia del co-fondatore e ispiratore di Apple, dagli inizi all’Università fino alla nascita dell’Ipod.

Commento: Un film basato essenzialmente sulle capacità interpretative e di somiglianza con Steve Jobs di Ashton Kutcher. Non ho idea se quello che ci viene mostrato sia tutto vero, verosimile o parzialmente inventato e romanzato. Il film è ben fatto, le ambientazioni ben ricostruite e l’atmosfera della Silicon Valley si percepisce soprattutto nella fase della famosa costituzione di Apple nel garage di casa. Onestamente ne esce un ritratto di SJ a tratti agiografico ma anche spietato. Se da un lato era un genio, un perfezionista, uno che aveva precorso i tempi immaginando e sostanzialmente facendo creare i propri sogni a chi ne aveva le capacità (Wozniak, i designers), dal lato umano ci si ritrova un egoista, una sorta di “ho sempre ragione io”, privo di scrupoli e piuttosto misantropo. Sarà stato davvero così? Non ne ho idea ma questa è l’impressione che ne è risultata da questo film. Dopo “I pirati di Silicon Valley” in cui veniva mostrata la storia parallela e in contrapposizione di Steve Jobs e Bill Gates (e quest’ultimo era il lato oscuro), qui si pongono nuove basi su cui ragionare: Steve Jobs non era un santo e aveva il fiuto (oltre che la capacità e l’immaginazione) di ricavare profitti dai propri ideali. In sostanza questo è un film discreto su cui rimane sempre il dubbio riguardo all’autenticità degli eventi.

Voto: 6.5 Cogli la prima mela…

si puo vedere distrattamente - 6

Recensione Film: I sogni segreti di Walter Mitty


I-Sogni-Segreti-Di-Walter-MittyFilm del 2013
Diretto da Ben Stiller
Genere: Commedia / Avventura / Drammatico
Con:
Ben Stiller: Walter Mitty
Kristen Wiig: Cheryl Melhoff
Adam Scott: Ted
Sean Penn: Sean O’Connell
Shirley MacLaine: Edna Mitty

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Walter Mitty è un grigio impiegato della rivista Life che lavora nell’archivio dei negativi da molti anni, con una madre anziana e una sorella aspirante attrice a cui badare; Walter tuttavia è anche un moderno sognatore: senza mai uscire dalla propria città, compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza, entrando in un mondo di fantasie caratterizzate da grande eroismo, appassionate relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo. Nella realtà il timido Walter cerca, senza successo, di contattare attraverso un sito di incontri online l’anima gemella, che egli ritiene essere una sua collega, Cheryl Melhoff, che incrocia spesso al lavoro ma che non ha il coraggio di invitare fuori a cena.

Un mattino giungendo in ufficio Walter scopre che la sua rivista è stata venduta a un altro gruppo e che è in corso una ristrutturazione aziendale con la prospettiva di numerosi licenziamenti tra il personale. Lo stesso giorno riceve per posta alcuni negativi con una lettera da Sean O’Connell, un celeberrimo fotografo che lavora per la rivista scattando immagini in giro per il mondo, ma solitario e misantropo tanto che nemmeno Walter l’ha mai incontrato di persona. O’Connell tuttavia è affezionato a Walter, che ritiene l’unico in grado di comprendere a fondo la sua arte, tanto che assieme alle foto gli ha inviato in dono un portafogli con il motto della rivista. Sean O’Connell scrive di avere realizzato una foto eccezionale, la numero 25 dei negativi inviati, che ritiene dovrebbe essere usata per la prossima copertina. Il problema è che Walter non riesce a trovare quel negativo, mentre la nuova direzione della rivista preme per avere la foto il prima possibile in modo da pubblicarla nella copertina dell’ultimo numero di Life su carta, che poi verrà distribuita solo online.

Commento: Non ho visto il film “Sogni proibiti” di cui questo è il remake quindi non mi permetto di fare confronti. Il film parte (come ci si immagina dai teasers e dai trailers) con le continue evoluzioni di fantasia del protagonista per trasformarsi poi in un viaggio “on the road” in cui finalmente le fantasie del protagonista si concretizzano e anche la vita di Walter Mitty intraprende quella svolta mancata nel momento della scomparsa del padre. L’escamotage del fotogramma scomparso è la causa scatenante che al termine (ci) gratifica. Ben Stiller si è ritagliato il ruolo tralasciando parecchio del suo lato tragicomico (salta fuori forse solo nella scena del metal detector all’aeroporto) e questo ha giovato notevolmente al risultato. Onestamente mi aspettavo la parte bella in quella delle fantasie e invece devo dire che la parte che ho apprezzato di più è la seconda in cui il protagonista inizia a viaggiare anche con il corpo e a vivere realmente le proprie avventure. Aiuta parecchio ovviamente l’ambientazione naturalistica (Groenlandia, Islanda, Himalaya). Per concludere un film leggero sulla possibilità di farcela anche dopo aver perso un primo treno.
Un appunto a chi ha scelto il titolo italiano del film: visto che la pellicola narra tra le altre cose della chiusura della rivista su carta Life, il titolo originale a mio avviso era indicativo: “The secret LIFE of Walter Mitty”.
Bel film, mi è piaciuto.

Voto: 7 Per chi sogna ad occhi aperti

Ah però... 6.5 -7.5

 

Recensione Film: Django unchained


DjangoUnchainedOfficialPosterPTFilm del 2012
Diretto da Quentin Tarantino
Genere: Drammatico / Western
Con:
Jamie Foxx: Django Freeman
Christoph Waltz: Dr. King Schultz
Leonardo DiCaprio: Calvin J. Candie
Samuel L. Jackson: Stephen
Kerry Washington: Broomhillda von Shaft

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : 1858, da qualche parte nel Texas. Django, uno schiavo nero di proprietà dei fratelli Speck, viene rintracciato dal dottor King Schultz, un cacciatore di taglie originario della Germania e che fino a cinque anni prima lavorava come dentista. Schultz cerca di acquistare Django, ma i due mercanti di schiavi non si dimostrano propensi alla cessione e gli intimano di andarsene: ne segue uno scontro a fuoco, al termine del quale uno dei due fratelli viene ucciso, mentre l’altro viene costretto a cedere lo schiavo, firmando l’atto di vendita. Il dottore ha bisogno del suo aiuto per riconoscere i fratelli Brittle, dei fuorilegge che sta cercando, garantendo in cambio allo schiavo la libertà e una ricompensa.

Durante il viaggio e l’uccisione dei tre fuorilegge, i due fanno amicizia e Schultz scopre che Django, una volta libero, vuole ritrovare la moglie Broomhilda, da cui è stato separato alla piantagione dove lavorava precedentemente…

Commento: Partendo dal fatto che Tarantino sia un regista dissacrante e che ha come punto forte la svolta improvvisa di genere all’interno della stessa pellicola, è comunque difficile collocare in un genere specifico questo lungometraggio. Azione, drammatico, western, splatter? C’è un po’ di tutto questo. Al solito dei film di QT mi piace il lato esagerato e comico (in questo caso interpretato da Christoph Waltz attraverso il personaggio del Dottor Schultz). Mi piace poco invece, e mi era già successo con “Bastardi senza gloria”, il tentativo di dare un tono quasi demenziale ad una storia che racconta di una tragedia: in BSG era il nazismo e qui è la schiavitù. Il film è lungo (troppo per i miei gusti) ma si fa seguire perché è avvincente. Grandissimi tutti gli attori (su tutti direi Waltz, Jackson e DiCaprio che, inutile dirlo, è un mostro di bravura). Il finale come molte altre cose è una citazione ma la parte col cavallo che fa quasi dressage non l’ho capito e mi ha deluso, ma questa è una mia considerazione legata proprio al fatto che non amo quando si scherza con temi seri e questo epilogo mi sembra sconclusionato e slegato dal resto del film. In generale è un film ben fatto, con molte sorprese e tanti spunti e con attori a volte irriconoscibili (vedi Don Johnson nei panni di uno schiavista con baffoni bianchi spioventi o Tom Wopat – il Luke Duke di Hazzard – nei panni del marshall).
Concludendo un film ben fatto ma che alla fine non mi ha convinto più di tanto, e onestamente, troppo tirato per le lunghe.

Voto: 6.5 Non scherzare col fuoco…o la dinamite

si puo vedere distrattamente - 6

Recensione Film: Robocop


Robocop-2014-cover-locandinaFilm del 2014
Diretto da José Padilha
Genere: Fantascienza / Azione
Con:
Joel Kinnaman: Alex Murphy / RoboCop
Gary Oldman: Dr. Dennett Norton
Michael Keaton: Raymond Sellars
Samuel L. Jackson: Patrick “Pat” Novak
Abbie Cornish: Clara Murphy

Trama parzialmente tratta da Wikipedia : Nell’anno 2028 la multinazionale OmniCorp è leader nel settore della tecnologia robotica, e grazie ai loro robot di pattuglia ha permesso agli Stati Uniti d’America di vincere numerose guerre in cui sono stati coinvolti; non può tuttavia vendere i propri prodotti nel mercato civile, sia a causa dell’opinione pubblica contraria sia per la Legge Dreyfuss che lo proibisce; per poterla aggirare, il leader della OCP Raymond Sellars chiede allo scienziato Dennett Norton, di progettare un nuovo prodotto, combinando uomo e macchina, da usare come tutore della legge, sperando così di convincere il pubblico della bontà dell’idea poiché il punto ccruciale è che una macchina non sa decidere.

Nel frattempo Alex Murphy, un onesto agente di polizia, marito e padre devoto, è impegnato nel debellare la crescente criminalità di Detroit. Purtroppo Murphy rimane gravemente ferito e tenuto a stento in vita in seguito ad un’autobomba ad opera di un gruppo di poliziotti corrotti sul libro paga del gangster e trafficante di droga Antoine Vallon. Il dottor Norton sceglie Murphy come ideale candidato per il programma RoboCop, dopo aver avuto il consenso da parte della moglie del poliziotto…

Commento: Parto da due presupposti: ero prevenuto per via dell’originale del 1987 e non capisco il remake (o reboot) a tutti i costi (se non quello del guadagno al botteghino). Devo dire, invece, che alla fine questa versione aggiornata e riveduta in alcuni dettagli, non è poi così male. Come ai tempi, l’attore protagonista è abbastanza anonimo e questo enfatizza al meglio la parte macchina del cyborg semi-organico. (Per i nerd di Star Trek: 7 di 9 era un’altra cosa, eh! :) ) .
Sono stati introdotti aspetti legati all’opinione pubblica, alle guerre ma di fondo la storia ricalca abbastanza fedelmente quella di Paul Verhoeven. Cosa dire ancora? E’ un film ben fatto dal punto di vista tecnico, ci sono attori degni di nota (Oldman su tutti) e un redivivo Michael Keaton in parte. Onestamente non ho capito assolutamente il finale con Samuel L. Jackson, ma sarà colpa del mio neurone cibernetico andato in stand-by.
Ps: ma perché a Murphy viene salvata la mano destra visto il resto? (lo capirete vedendo il film, a cosa alludo).
In sostanza un film godibile e, nel suo genere, apprezzabile.

Voto: 7 Per chi usa il robot da cucina è un must

Ah però... 6.5 -7.5

Recensione Film: Transformers 3


 

transformers3Film del 2011
Diretto da Michael Bay
Genere: Fantascienza
Con:
Shia LaBeouf: Sam Witwicky
Rosie Huntington-Whiteley: Carly Brooks Spencer
Josh Duhamel: Colon. William Lennox
John Turturro: Seymour Simmons
Tyrese Gibson: Robert Epps
John Malkovich: Bruce Brazos
Patrick Dempsey: Dylan Gould
Glenn Morshower: Gen. Morshower
Alan Tudyk: Dutch
Frances McDormand: Charlotte Mearing

Trama parzialmente tratta e rielaborata da Wikipedia: Dietro al viaggio dell’Apollo 11 nel primo allunaggio terrestre c’era la ricerca della causa di un impatto alieno. Durante la guerra che aveva condotto Cybertron alla distruzione e alla sconfitta degli Autobot, una nave aliena chiamata “Arca” era infatti riuscita a lasciare l’orbita del pianeta, ma attaccata dai Decepticon si schiantò sulla luna. I russi nelle loro missioni spaziali presero il motore della nave, lo studiarono e lo imbrigliarono a Chernobyl, ma quando tentarono di usarlo come materiale fissile, provocarono il famoso disastro del 1986…

Commento: non aggiungo altro della trama perché tra Decepticon, Autobot e nomi di robot faccio confusione totale! Rispetto ai capitoli precedenti devo dire che ho trovato maggiore soddisfazione soprattutto nella battaglia epica in Chicago. Bella distruzione! Finalmente i combattimenti seppur fracassoni riempiono lo sguardo di divertimento selvaggio :)
Manca Megan Fox (sbav sbav) che è stata sostituita dalla bambolona Rosie Huntington-Whiteley, e visto il ruolo (stereotipato) classico della bellissima da riconquistare e salvare da parte dell’eroe, ci sta benissimo nel film.
Sono due ore di divertimento senza troppi pensieri, grandi battaglie, un mix tra film fantastico e catastrofico con alcuni spunti umoristici. In sostanza un ottimo film popcorn/coca-cola che mi è, addirittura, piaciuto più dei numeri 1 e 2.
Unica cosa che mi fa sempre sbellicare dal ridere (si fa per dire): l’hacker di turno (nel caso Dutch) che in 3 secondi entra in un sistema di sicurezza informatico e risolve il problema senzza batterer ciglio, ma daiiiiii!
Tra l’altro parla di cifratura 128K quando sarebbe a 128 bit, ma magari hanno cannato al doppiaggio…

Voto: 7 We-are-robots tu-tu-tuttu (questa per intenditori di musica elettronica tedesca)

Ah però... 6.5 -7.5