Film del 2008 diretto da Woody Allen e interpretato da Javier Bardem (Juan Antonio) (Oscar per “Non è un paese per vecchi”), Rebecca Hall (Vicky) (”The prestige”), Scarlett Johansson (Cristina) e Penelope Cruz (Maria Elena).
Vicky e Cristina sono due amiche americane che passano due mesi estivi ospiti della zia di Vicky a Barcellona.
Vicky sta studiando la cultura catalana mentre Cristina è alla perenne ricerca di quello che vuol “far da grande”.
La prima è prossima al matrimonio, è fedele e di principi saldi mentre la seconda è impulsiva, disinvolta e pronta a lasciarsi andare al grande amore della sua vita dovesse mai presentarsi.
Oltre a girare per la bellissima città nell’atmosfera surreale e modernista dell’architettura di Gaudi, le nostre due hanno modo di frequentare un vernissage in cui notano (soprattutto Cristina) un pittore tenebroso: Juan Antonio Gonzalo. Pare che il pittore abbia divorziato da una donna che ha tentato anche di ucciderlo.
La sera stessa a cena Juan Antonio si presenta al tavolo delle due amiche e senza remore, con molto senso pratico invita entrambe ad un weekend a Oviedo fatto di cene, visite turistiche, musica e sesso. Vicky ostenta disprezzo e rifiuto mentre Cristina ne rimane affascinata e accetta; Vicky è costretta suo malgrado ad accompagnare l’amica sperando così di “tenerla buona” e di non farle commettere una sciocchezza solo per impulsività. Nel week-end succederanno però eventi imprevisti che cambieranno il rapporto tra i tre (e non solo) per tutto il soggiorno delle due ragazze in Spagna. Non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa.
Gli attori sono tutti bravi e belli e su tutti metto il lato spagnolo: Javer Bardem e Penelope Cruz sono davvero molto verosimili nel rappresentare una coppia “al limite” pregna di passione mediterannea e di contraddizioni artistico-sentimentali. Le due attrici del titolo svolgono il loro compito bene anche se rema contro, a mio avviso, il motivo per cui Woody Allen ha scelto la sua musa del momento (la Johansson) e Rebecca Hall nonchè Barcellona: il puro lato estetico.
La bruna, la bionda come due canoni di bellezza stereotipati che rappresentano la sicurezza (la bruna è la donna di casa, la moglie fedele) e la bionda (svampita, tra le nuvole, facile, l’amante). Ha poi aggiunto l’immagine di Barcellona per dare un’atmosfera esotica all’occhio del pubblico statunitense e, se per chi ha come me ha appena visitato Barcellona restandone incantato certo fa piacere rivedere i luoghi più caratteristici della città, nel film suona un po’ stonato, un pretesto per aggiungere un’atmosfera da cartolina, un luogo paradisiaco lontano dalla vita quotidiana. (Un po’ come quei film americani che abbinano l’immagine dell’Italia alla campagna toscana…un luogo comune in pratica).
In sostanza un film furbetto, una storia scorrevole ma che, a finale compiuto lascia poco sapore in bocca, un’emozione superficiale ma che non tocca davvero il cuore.
Si può vedere ma è altro il cinema di Woody Allen che preferisco e adoro.
Voto: 6.5 Bucolico
Ciso, J
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Michael Jackson se ne è andato portato via dal suo cuore.
La notizia della sua dipartita sta facendo il giro del mondo suscitando clamore, come ogni evento legato al suo nome.
Un uomo indefinibile o forse con troppe definizioni ed etichette, un uomo pieno di contraddizioni: prima bimbo prodigio, poi Re del Pop ed infine un’icona su cui i giornali hanno vissuto per almeno due decenni grazie alle sue vere o presunte stranezze, al suo aspetto auto-martoriato, alle vicende processuali.
Personalmente oggi sono un po’ più triste di ieri e mi sento come svuotato: Michael con la sua musica, il suo modo di ballare e anche con l’aura che si era abilmente costruito per poi riuscire a distruggere altrettanto facilmente, mi ha accompagnato dall’adolescenza fino ad oggi.
Era il 1979 quando, ad 11 anni, ho sentito per la prima volta la sua voce intonare “Don’t stop ’til you get enough” (dall’album “Off the wall”) e ne rimasi ammirato e – forse per l’ingenuità della mia giovane età – mi chiedevo se a cantare fosse un uomo o una donna.
Tre anni dopo arrivò “Thriller” anticipato dal singolo “Billie Jean”, la canzone che amo in assoluto di più di tutte quelle sentite nella mia vita: e non parlo solo di canzoni di Michael Jackson, intendo proprio la numero UNO.
Da qui partì il mio amore di fan (con occhio critico e obiettività, credo).
I video ne amplificarono il suo potere magico, i suoi passi di danza su cui spiccano ovviamente il Moonwalk, le sue giravolte ed il fermarsi sulle punte dei piedi mi coinvolsero al punto da passare ore ed ore a registrare vhs da ogni canale che passava i suoi clip e poi studiarmeli ripassando ogni suo movimento.
All’epoca internet non c’era ancora e ogni informazione poteva arrivare solo tramite altri appassionati, fanzine e fiere di dischi dove ho comprato vinili d’epoca in cui Michael cantava con i Jackson 5 e poi con i Jacksons.
Quante ore a leggere testi, a cercare di tradurli – posso dire di aver imparato l’inglese grazie a Thriller! Oggi ho praticamente tutti i suoi dischi e testi…
Michael Jackson è stato come un amico un po’ più grande che mi ha dato musica, ballo e soprattutto emozioni: la possibilità di andare in pista e sfogarmi rendendomi felice quando i dj mettevano ad esempio “Rock with you” o qualsiasi altra canzone di MJ su cui potermi esibire…
Poichè amo disegnare ero talmente affascinato dal mio idolo che avevo imparato a memoria il suo viso – quello che aveva all’epoca di Thriller e poi di Bad, già molto differente. Per cui via a disegnare copertine di libri in cui stampavo i suoi testi e magliette che poi sfoggiavo…
Ho avuto la fortuna di vedere due suoi concerti (Monza 92 e Milano 97) e – pur rimanendo un attimo perplesso quando notai che non poteva cantare dal vivo Thriller e ballarla allo stesso tempo (usava l’escamotage di indossare una maschera da lupo mannaro) – mi sono reso conto che Michael era una star anche dal vivo: un suo show non ti poteva deludere.
Voglio illudermi e sognare che ora se la stia godendo insieme a Marilyn Monroe, Elvis Presley e altri miti del suo calibro in qualche isola misteriosa del Pacifico…
No Michael non è morto. Io non ci credo, non posso crederlo.
Michael Jackson era e rimane irrangiungiubile.
E’ un sogno che rimane, è semplicemente andato – finalmente – come il suo anelato Peter Pan, sull’Isola che non c’è.
Non sono così ingenuo di far finta che fosse personaggio controverso e bizzarro (chissà quanto di vero e quanto di inventato ad arte) ma, oggi, voglio solo ricordarlo per quello che per me ha rappresentato: un mito.
Michael…I want you back!!!
Ciao Michael, grazie di tutte le emozioni che mi hai dato.
J
Michael Jackson – 29 Agosto 1958 Gary, Indiana – 25 Giugno 2009 Los Angeles, California.

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Nel 2008 è uscito questo film (vincitore dell’Oscar per i costumi) con protagonista la bella Kiera Knightley (la duchessa Georgiana), Ralph Fiennes (il Duca) e Charlotte Rampling (Lady Spencer, la madre della Duchessa).
1774, Georgiana, ricca 17enne della nobiltà inglese sposandosi diviene la duchessa di Devonshire. Il matrimonio che ne consegue le porta i doveri del ruolo di moglie (su tutti la richiesta di figliare il primogenito maschio) contro una pochezza – da parte del Duca – di sentimenti nei confronti della donna. La ragazza mette al mondo due figlie dopo aver preso in casa anche una prima figlia illegittima del Duca e scopre – suo malgrado – che il matrimonio si è esaurito proprio perchè non in grado di concepire un figlio maschio. La Duchessa nel frattempo è divenuta una donna di “tendenza” a Londra e – forse un po’ troppo esageratamente vista l’epoca in cui si svogle il racconto – sviluppa idee e pensieri del femminismo e della democrazia lungi ancora dal divenire reali. Sconfortatata dalla mancanza di affetti in famiglia – a parte i figli – si porta in casa un’amica che purtoppo – per interesse – diviene l’amante del Duca. Non dico di più…
Il film è ben fatto, i costumi bellissimi e l’atmosfera è ricostruita molto bene facendoci credere da subito di essere nell’ottocento londinese. Kiera Knightley è eterea e fragile ma determinata, Ralph Fiennes odioso al punto giusto e vittima di sè stesso come il personaggio richiede ma, oltre ad una buona dose di sentimentalismo che può emozionare fino alle lacrime, il film pecca sul lato storico ove una donna, anche di questo ceto sociale, non avrebbe mai agito come l’eroina del film.
Quindi tralasciando il lato verosimile, devo dire che il film è godibile e ben girato e ha una parte finale piuttosto drammatica ed intensa.
Voto: 6.5 – 7 Storicamente inattendibile ma stilisticamente ineccepibile.
Ciao, J
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Primo libro della “Trilogia dello Sciamano” pubblicato nel 1986 dallo scrittore statunitense Noah Gordon, “Medicus” narra di Rob J.Cole durante gli anni della gioventù fino all’età adulta.
Anno 1000 D.C. (~) in Inghilterra: Rob è un ragazzino di 9 anni che scopre di avere un dono: attraverso il tocco delle mani riesce a “sentire” l’essenza della vita scorrere nelle vene e grazie a questo capire se qualcuno è in salute o in punto di morte.
Questo regalo divino lo influenza al punto di decidere di prodigarsi per il prossimo. Rimasto presto orfano e separato dai fratelli si unisce ad un girovago “saltimbanco” e cerusico di nome Barber, il quale gli insegna – oltre al mestiere di giocoliere – i rudimenti della medicina popolare legati ad una buona dose di ciarlataneria e superstizione.
Col passare degli anni Rob capisce che vuole di più e divenire un medico a tutti gli effetti ma, per poter soddisfare il bisogno di conoscenza, deve rivolgere la sua attenzione allo studio dove la materia è più progredita: in Persia dal “Principe dei Medici” Ibn Sina (Avicenna, personaggio realmente esistito).
Oltre al viaggio avventuroso, il protagonista deve anche combattere contro alcuni ostacoli dell’epoca: la possibile accusa di stregoneria, l’impossibilità di un cristiano di poter studiare in una scuola coranica (a questo scopo dovrà camuffarsi da ebreo) e le difficoltà legate alle differenze tra le classi sociali, l’avversità dei medici “colti”.
Si metterà comunque in viaggio con molti sacrifici e incontrerà persone che influenzeranno il suo futuro (professionale e non) fino a raggiungere la metà persiana: Ishapan. Non aggiungo altro…
Il libro è scorrevole, divertente ed istruttivo anche perchè pur essendo ovviamente un lavoro di fantasia, permette al lettore di imparare (almeno accennati) eventi storici che la scuola di solito non insegna (vedi la cultura persiana dell’epoca).
Concludendo: un libro appassionante e ben scritto, 600 pagine e oltre che allietano il tempo piacevolmente
Voto: 8 Istruttivo ed esoticamente affascinante.
Ciao, J
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Film francese del 2006 interpretato dalla bella Audrey Tautou (”Il codice DaVinci”, “Il favoloso mondo di Amelie”, “Coco Chanel”) e Gad Elmaleh (”Una top model nel mio letto”).
Jean lavora come cameriere e barista di notte in un lussuoso hotel e Irene è un’affascinante (e senza scrupoli) accompagnatrice di uomini facoltosi. Jean perde la testa per la donna che lo scambia per un milionario ma Irene, appena si accorge dell’errore, fa di tutto per allontanarlo e far perdere le proprie tracce.
Jean, tenace e innamorato perso, la segue fino a Nizza dove, per l’insostenibile stile di vita (da cui il titolo originale “Hors de prix”) a cui lo costringe Irene per farsi conquistare, diviene suo malgrado, per una serie di eventi, un gigolò a cui la stessa donna inizia a dare consigli…
Il film è scorrevole, i protagonisti simpatici e soprattutto Gal Elmaleh comunica – attraverso uno sguardo alla Nicolas Cage d’Oltralpe – la malinconica e sciagurata disperazione di chi si innamora della donna sbagliata (o no?) ^___^
Anche Audrey Tautou è in parte e rappresenta magnificamente un certo tipo di cacciatrice di dote sotto la cui corazza cinica e l ‘intraprendenza scorrono la passione ed il romanticismo.
In sostanza un film discreto, simpatico, per una piacevole serata in coppia sul divano davanti a una scodella di popcorn (o per i romantici, con una coppa di champagne e fragole).
Voto: 6.5 Semplice e Non pretenzioso…eh eh eh (guardate il film e capirete).
Ciao, J
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Film del 2008 diretto dal celeberrimo Christopher Nolan (”Insomnia”, “Memento”, “Batman begins”).
Devo confessare che ho dovuto aspettare qualche giorno prima di mettermi a scrivere questo articolo perchè ho voluto che le sensazioni lasciatemi dal film si sedimentassero e acquisissero un significato “a freddo”.
Indubbiamente rivedere sullo schermo un attore in una parte davvero inquietante e particolare come quella del Joker e sapendo che l’attore stesso, il compianto Heath Ledger è passato a miglior vita, non può non caricare di altri significati il risultato della sua intensa interpretazione.
Detto questo ecco il mio resoconto.
Il film ci riporta a Gotham City (girata a Chicago) e subito veniamo catapultati nell’azione di una rapina ordita dal Joker in compagnia di altri malviventi tutti mascherati da clown. Il riferimento di questa sequenza d’apertura è esplicito al film di Michael Mann con Robert De Niro e Al Pacino “Heat”. Già da questo evento in cui il “pagliaccio” si permette di derubare una banca della mafia, comprendiamo la follia di un uomo che non ha nulla da perdere e che ha come unico scopo nella vita due obiettivi: il caos e uccidere Batman. Non dirò altro
Nel film vengono proposti nuovamente – rispetto a “Batman Begins” – il capitano Gordon (un sempre bravissimo Gary Oldman), il fido Alfred (Michael Caine) e l’ingegnoso Lucius Fox (Morgan Freeman) oltre ovviamente al Bruce Wayne/Batman interpretato da Christian Bale e l’amica Rachel (qui interpretata da Maggie Gyllenhaal al posto di Katie Holmes).
Vengono introdotti poi almeno altri due/tre personaggi di spicco: il Sindaco di Gotham (l’attore è Nestor Carbonell noto per essere Richard Alpert in “Lost”), il mafioso Sal Maroni (Eric Roberts) e soprattutto il procuratore Harvey Dent/Due Facce ben reso da Aaron Eckhart.
Direi che il nucleo del film ruota attorno ad una semplice questione: il dualismo.
Eroe e sua nemesi, Bene e Male, Luce e Oscurità, Onestà e Corruzione, Regole e Caos, Ragione e Pazzia.
Non a caso lo stesso Batman si chiede – dopo un’escalation di suoi emuli più o meno ridicoli – se il messaggio dell’uomo-pipistrello si è trasformato in qualcosa di più vicino alla vendetta di un vigilante e come risposta trova nel procuratore il predestinato paladino (il puro) che possa incarnare il simbolo di giustizia e soprattutto lo possa fare alla luce del sole come un Cavaliere Bianco contrapossto al Cavaliere Oscuro/Batman. Di contrappasso il Joker è invece l’estremizzazione del male disordinato e fine a sè stesso, Heath Ledger è stato davvero sublime nel rendere questa caratteristica spaventandoci per la naturale malvagità espressa dagli sguardi, lo schioccare della lingua, una maschera disfatta.
In conclusione un bel film carico di molti significati, attori eccezionali e forse solo un po’ troppo lungo.
A parte Heath Ledger che ho trovato perfetto e “pauroso” (in senso estremamente realistico) posso dire una “bestemmia”?
A me è piaciuto più Batman Begins di questo sequel per quello che riguarda nel complesso la storia e credo che per colpa delle attese, forse e soprattutto l’inaspettata morte dell’attore australiano ha caricato troppo la pellicola di una sorta di “maledizione” tra realtà e finzione e di correlazione tra il destino di un attore e quella del personaggio interpretato finendo col svilire tutto il resto .
Non so, tralasciando questo aspetto e sottolineando ancora l’enorme bravura di Ledger (che è un cattivo da far impallidire anche il Joker di Jack Nicholson, a mio avviso), trovo il film meno avvincente rispetto al primo capitolo – se non per una certa apprensione in alcune scene di suspense legate sempre e comunque alla follia del jolly matto – e meno appeal di Batman, d’altronde la scena è chiaramente del Joker.
Voto: comunque 8 (rende al personaggio di Batman il dovuto omaggio senza ridicolaggini e con spessore e a Joker l’eternità nella nostra memoria sul silver screen).
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“Mostri contro alieni” è un (abbastanza) divertente film di animazione della ben nota Dreamworks uscito nelle sale in Italia nell’Aprile 2009.
Il richiamo a molti film e personaggi dei B-Movies anni 50 e successivi è evidente.
La storia è semplice: asteroide radioattivo cade sulla terra irradiando la promessa sposa Susan rendendola enorme (il riferimento è “Attack of the 50 Foot woman” film del 1958). Subito catturata dall’esercito viene rinchiusa insieme ad altri “mostri”: B.O.B. è una mutazione di una merendina alla gelatina (ispirato da “Blob”), “Anello (mancante)” è un uomo pesce trovato congelato nei ghiacci polari (ispirato al celebre “Mostro della laguna”), Il Professor Dottor Scarafaggio (preso in prestito dal Dottor Kappa e la mutazione in mezzo uomo/mezza mosca, celebre il remake con Jeff Goldblum di David Cronemberg) e Insettosauro è una larva di farfalla resa gigante da un’esplosione atomica (vedi tutto il genere Godzilla e insetti giganti dei film fantascientifici degli anni ‘50 e in parte anche il brucone di “Bug’s life”, forse). Altri riferimenti palesi sono “Indipendence Day”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “La guerra dei mondi”, “L’attacco dei cloni”, una sequenza (quella del tram a San Francisco da “The Rock” come mi ha fatto giustamente notare Ivan, grazie) e “Mars Attack”.
Rassegnata ad essere rinchiusa per sempre in un laboratorio bunker, Susan Ginormica – insieme ai mostri – diviene indispensabile quando un enorme robot sonda, mandato da uno strampalato alieno a nome Gallaxhar sulla terra, atterra con intenti bellicosi. Urge tempestivo intervento dei nostri/mostri per sconfiggere un nuovo nemico più pericoloso per gli uomini degli stessi.
Il film ha delle trovate simpatiche, alcune battute divertenti e scene 3D notevoli. Già dalla sigla con il noto bambino che pesca seduto sulla luna capiamo lo spirito dissacrante della pellicola (un po’ come per colpa dei pinguini di Madagascar 2 questo pescatore fa una brutta fine anche qui grazie ad un disco volante preso in prestito da “Mars Attack” et simili ^__^).
Il limite del film è, a mio avviso, la mancata empatia con i personaggi che sono carini ma non estremamente divertenti (l’apice per me è Sid dell’Era Glaciale). Insettosauro poi è davvero brutto e per niente simpatico! Forse è B.o.b. quello meglio caratterizzato, non so. Un film a cu manca quel “qualcosa” che lo renda davvero imperdibile.
In sostanza un film godibile ma ho visto altri 3d cartoon molto più divertenti.
Voto : 6.5/7 Arghhhhhhhhhhhhh! (L’urlo fa parte del film anch’esso
)
Ciao, J
I
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“L’Incredibile Hulk” del 2008 riparte da zero dopo “Hulk” (2003) di Ang Lee un po’ come ha fatto Cristopher Nolan ripercorrendo le origini del Cavaliere Oscuro per il “Batman Begins” che è venuto ben dopo il “Batman” di Tim Burton.
In realtà in questo film c’è un riferimento – ad un certo punto lo sentiamo dire dal Generale Ross (William Hurt) – ai 5 anni passati in fuga da Bruce Banner/Hulk, stavolta interpretato dal bravissimo Edward Norton ma, mi pare di poter dire che in questa pellicola si è ripartiti dall’origine di Hulk restando più fedeli al fumetto rispetto al precedente capitolo diretto dal regista di Taiwan (meglio).
Sui titoli di testa riviviamo (prendendo molto dalla celebre serie tv con Bill Bixby e Lou Ferrigno) la nascita di Hulk, l’incidente in laboratorio, il distacco da Elizabeth Ross (una sempre eterea Liv Tyler) e dall’odio nascente del di lei padre, Generale “Thunderbolt” Ross.
Il film riparte – per ambientazione – da dove avevamo lasciato in esilio Bruce Banner: le favelas del Brasile.
Qui lo scienziato – in contatto informatico con un fantomatico Mr.Blue – sta nascosto in continua ricerca di una cura agli effetti devastanti dell’esposizione ai raggi Gamma. Nel frattempo l’esercito lo continua a ricercare per poter trarne il dna e creare una sorta di supersoldato.
Quando Banner viene rintracciato, Ross ingaggia per il blitz di recupero un capitano senza scrupoli, il temibile Emil Blonsky(Tim Roth), un uomo alla ricerca del tempo perduto in cui aveva la forza ma non l’esperienza. E sarà proprio questa volontà unita alle possibilità fornitegli dall’esercito a trasformarlo in un ributtante super-soldato, l’ Abominio.
Della trama non aggiungo altro se non che ci troviamo alcuni cameo: Lou Ferrigno è la guardia all’Università di Culver, Stan Lee l’uomo che beve la bottiglia di succo brasiliano e, in uno spezzone tv guardato da Edward Norton, ritroviamo un omaggio al compianto Bill Bixby. Malinconica poi la musica che nei momenti “tranquilli” è la stessa melodia al pianoforte usata nel telefilm del 1978 (ah, che nostalgia!). 
Una piccola sorpresa alla fine: appare Tony Stark (senza armatura da Iron Man) / Robert Downey Jr.
(L’offerta che Ross non può rifiutare è più o meno la stessa fatta da Nick Fury / Samuel L.Jackson alla fine di “Iron Man”).
Personalmente ho preferito questo film rispetto a quello girato da Ang Lee grazie, forse, ad una sceneggiatura più fedele alla storia ed allo spirito dell’Hulk su carta. Norton poi è davvero bravissimo, come mi sono piaciuti molto anche William Hurt e Tim Roth. Liv Tyler non sfigura ma anche la bellissima Jennifer Connelly nello stesso ruolo che ricoprì nel 2003 non è un brutto ricordo, anzi.
La Cgi è ben fatta, lo spessore dei personaggi c’è , la trama anche e, unico punto debole a mio avviso, è la parte finale un po’ troppo action-movie fumettone (ok ^__^) rispetto al lato “serio” del personaggio e ai suoi problemi di doppia personalità. In pratica si è ricorsi ad un nemico per dare un senso al finale poichè la sola fuga-ricerca della cura erano poco per tenere viva l’attenzione dello spettatore. Mi viene davvero voglia di vedere un film in cui saltino fuori i Vendicatori a questo punto! Nel 2012 sembra…
Voto: 7 Fedele all’originale.
Ciao, J
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Film diretto da Gavin Hood uscito nelle sale italiane il 29 Aprile 2009 ci racconta di come James Howlett/Logan (interpretato dal prestante Hugh Jackman) diventi Wolverine, il mutante dallo scheletro rivestito in adamantio.
Il prologo sui titoli di testa è a mio avviso bellissimo: in realtà vi è un incipit che ci riporta al 1845 con il piccolo James a letto ammalato. Al suo capezzale il poco più grande Victor mostra già qualche segno di malvagità malcelata. Scopriamo subito di chi è figlio il protagonista e l’evento che ne condizionerà l’esistenza con la prima tentata fuga dalla propria natura di mutante. Come scrivevo si titoli di testa viene mostrato il passare degli anni dei due bambini che divenuti adulti passano attraverso le guerre della nostra storia: Secessione Americana, Prima e Seconda Guerra Mondiale, Vietnam. Le divergenze caratteriali dei due portano in primo luogo al reclutamento di entrambi in un corpo speciale di mutanti e successivamente, per la disumanità del gruppo, all’abbandono da parte di Logan e l’ennesima fuga dal proprio lato animale.
Non rivelo altro della trama dicendovi solo che incontreremo parecchi personaggi dell’universo X-Men come appunto Victor/Sabretooth, Stryker, Bradley (interpretato da Dominic Monaghan (Charlie in “Lost” e Merry nel “Signore degli anelli”), Wave/Deadpool, Blob, Gambit, Kayla Silverfox, un Ciclope imberbe e anche il Dott. Xavier.
Graficamente il film è ineccepibile e molto adrenalinico. La prima parte è sicuramente più interessante della seconda e del finale che semplicemente non può far altro che portarci verso il futuro di Wolverine che abbiamo conosciuto con gli altri capitoli della serie X-Men. C’è anche un finale a sorpresa dopo i titoli di coda (che non ho visto) in cui pare ci venga mostrato il destino di uno dei personaggi dati per dispersi nella pellicola…
In sostanza: il personaggio è potente, l’attore bravo, la storia parte bene ma poi si perde un po’ in scene di azione tralasciando forse lo spessore che Wolverine e il proprio disagio esistenziale meritavano… Un film senza infamia ma, senza lode, lascia un po’ poco in termini di emozione al termine, ecco.
Voto: 6.5-7 Discreto ma insoddisfacente.
Ciao, J
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Mi piace il cinema, mi piacciono parecchi film, registi, attori e attrici.
Come tutti ho le mie preferenze e negazioni.
Sulle preferenze non discuto, vorrei parlare delle negazioni, soprattutto quelle che per me rappresentano rifiuto e noia o semplicemente mancanza di emozione e, non per scatenare polemiche, quel gusto personale che cozza contro il giudizio globale del pubblico e della critica.
Partiamo!
Kubrick: non mi piace, in generale.
In particolare trovo “Arancia Meccanica” e “Eyes wide shut” noiosissimi. Ok, continuiamo a stroncare capolavori
Fantozzi in tutte le salse: insopportabile, mi fa solo incavolare, non mi diverte (questi film non sono certo dei capolavori).
“In the mood for love” : le critiche lo esaltano ma a parte gli sbadigli, superiore è stato solo il numero di volte in cui ho guardato l’orologio per sperare che finisse velocemente, una lenta agonia.
“Colazione da Tiffany”: mah…
“Picnic ad Hanging Rock”: sopprimetemi, please
“Kundun” di Martin Scorsese (regista che adoro per tutto il resto): mortalmente lento e noioso.
“Zelig” di Woody Allen (vedi Scorsese – e sì che adoro quasi tutto di Woody!)
Sicuramente ho rimosso altro…
Tutto questo è chiaramente soggettivo quindi non uccidetemi ^___^
…e voi quale cult considerate noioso/inguardabile una seconda volta?
Ciao, J
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