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Penultimo romanzo del celebre scrittore del Maine datato 2008.
Duma Key ci racconta di Edgar Freemantle, un costruttore edile di mezza età scampato per miracolo ad un incidente sul lavoro: non è indenne comunque da una grave menomazione – la perdita del braccio destro – e una temporanea deficenza mentale che gli riserverà poi un insperato dono.
Su consiglio del proprio psichiatra, il dottor Kamen, Edgar dopo aver divorziato dalla moglie Pam (le due figlie sono ormai fuori casa) si trasferisce sulla penisola di Duma Key in Florida. Qui si insedia in una bella e grande casa rosa  (a cui appunto darà il nome di Big Pink) affacciata sul Golfo. A qualche centinaia di metri c’è una seconda casa in cui vivono una vecchia signora (Elizabeth Eastlake) che è la proprietaria di tutta Duma Key e il suo factotum/infermiere Wireman con cui farà amicizia.
Già dal primo momento in cui arriva nella casa Edgar si sente obbligato ad assecondare il desiderio, per lui inusuale, di dipingere. E i suoi quadri, belli e “particolari” si riveleranno una porta da/verso strani accadimenti passati e presenti che coinvolsero la famiglia Eastlake e coinvolgeranno la famiglia di Edgar ed una strana e inquietante presenza che bisbiglia tra le conchiglie della baia e che attendeva l’arrivo di un tramite come Edgar. Non aggiungo altro…

Sono un fan di King da sempre e ho letto praticamente tutto il suo repertorio. Questa premessa per chiarire da subito che potrei sembrare parziale nel mio giudizio e non solo per “affetto” verso King ma anche perchè l’analisi che posso fare del racconto dipende molto da ciò che conosco della bibliografia precedente di King.
Il libro parte bene, è avvincente e ben scritto, ho ritrovato il vecchio caro Stevie :) Dettagliato, poetico e molto attento alle sfumature dei comportamenti umani. Si vede che ha sofferto fisicamente in prima persona (fu gravemente ferito per un investimento dieci anni fa) e le paure, le sensazioni e le emozioni del protagonista della storia credo scaturiscano proprio da questa esperienza diretta. Anche il rapporto con la moglie e le figlie di Edgar sono probabilmente stralci di vita vissuta e ben rappresentati nel romanzo. Fino a tre quarti la storia scivola bene, si fa leggere con gusto e ci spinge a proseguire nel mistero sorretta in maniera divina dalla traduzione di Tullio Dobner, fedele interprete da sempre del pensiero Kinghiano. E quindi fino a qui posso reputare il libro interessante e nello stile classico di Stephen King che più preferisco (tipo Stagioni diverse dove non necessariamente il sovrannaturale o l’horror la fanno da padroni e la storia vive da sé).

Ma, perchè i “ma” ci sono eccome, inizio a trovare difetti e difficoltà a continuare a leggere da quando la storia ha come uno scatto in avanti verso il fantastico-horror e cioè verso l’ultimo quarto narrativo. King non è nuovo, purtroppo, a storie eccezionali con pessimi finali: ti porta in volo davvero in alto ma poi spesso non sa atterrare con altrettanta maestria.
Non mi addentro nei particolari del libro perchè non voglio rivelare troppo a chi ancora volesse leggerlo ma, restando sul vago, posso sicuramente dire che tutta la parte “chiarificatrice” del mistero ed il modus operandi dei protagonisti  per risolvere la situazione sono quantomeno improbabili ed anche sconclusionate, forzate.
Spiace dirlo, sembrano anche un rimescolo di altre cose scritte più o meno recentemente dall’autore (il colore dominante nella storia non può non far pensare a qualche collegamento alla Torre Nera, il tentativo con la gomma sui disegni  da parte della picola Libbit pure…).

Se avessi  letto il libro “vergine da qualsiasi altra opera di King” non avrei di certo notato certi link ad altre sue opere e questo suo voler inserire rimandi a tutti i costi, a me non piace proprio (potrebbe anche darsi che sia solo una mia sensazione). Perchè ostinarsi a farci rivivere il parallelismo con il mondo della Torre Nera?

In sostanza la parte finale del libro è deludente, l’exit-strategy debolissima e molti degli interessanti spunti narrativi della prima parte che potevano essere sfruttati, vanno persi come lacrime nella pioggia… (rubo la poesia a Dick) ^__^

Per chiudere: un libro che avrebbe meritato un finale migliore e motivazioni – restando nel fantastico – più plausibili, meno da telefilm alla Buffy, per intenderci. Il “mostro” più che paura onestamente fa pena.

Voto: 6.5 (sarebbe stato 8 se il finale fosse stato degno!)
Ciao, J

Comprando un pc nuovo con a bordo Vista Home Premium a 64 bit ho avuto la possibilità di ordinare l’upgrade alla versione corrispondente di Windows 7. L’upgrade è gratuito fino alla fine di Gennaio per chi acquista un pc con Vista, occorre spendere 14,90€ per la spedizione.
Ammetto di aver utilizzato in passato davvero poco Vista pur avendolo in dual boot sul notebook; ho sempre preferito utilizzare il vecchio Xp (personalmente lo ritengo più affidabile di Vista), ormai abituato a “dove stanno le cose”.
Avendo acquistato un pc con architettura a 64 bit ero invece curioso di provare 7 e vedere come si comporta e capire se davvero sono stati risolti tanti problemi di Vista.

Dopo aver creato i dischi di ripristino di Vista (non si sa mai) ho eseguito l’upgrade (arrivano 2 dvd) e devo dire che, finalmente, la procedura d’installazione è semplice e non dovrebbe creare problemi a nessun utente anche non propriamente esperto.

Tutto il setup è abbastanza rapido: 45 minuti (ok, su un Quad Core con 8Gb di ram…) senza  richieste di drivers o altro. Riavvio, e funziona (quasi) tutto: solamente il driver video è impostato a “Vga standard” ma appena parte il Windows Update mi scarica il software Nvidia. Installato riparte tutto senza problemi o quasi(!).
In realtà proprio il driver video è l’unica cosa che mi ha fatto “lavorare” un po’: ho dovuto scaricare una versione più obsoleta del driver poichè ogni qualvolta “spingessi” la scheda grafica (Aero, Google Earth ad esempio), quello scaricato in automatico andava in errore e si riavviava (certo, senza schermate blu o blocchi di sistema. E già questo è un passo avanti!). Con il driver più “testato”(?) sembra non presentare più questo problema. Collegata stampante, riconosciuta. Scanner idem. Tavoletta pure (chiaramente ho dovuto aggiungere il driver Wacom per le altre funzionalità). In sostanza tutto l’hardware non ha dato problemi di gestione…finalmente nessun punto esclamativo giallo! :)

Dopo aver trasferito i miei vecchi documenti (collegando l’hard-disk precedente con un adattatore eide/usb) ho reimportato i dati occorrenti (preferiti di IE, bookmarks di Firefox, account e messaggi di posta da outlook Express in Windows Live Mail – applicazione che va scaricata a sè stante dal pacchetto gratuito Live Essentials). Ho reinstallato le applicazioni (tutte a 32 bit) che uso più correntemente e l’unica a darmi problemi (non è compatibile con l’architettura a 64 bit del mio attuale 7 e non s’installa proprio) è stata una vecchia versione di Microsoft Money (2000). Vista l’obsolescenza di questo programma non posso certo attribuire colpe a 7*.

*A questo punto se avessi avuto un WIndows 7 Ultimate, Professional o Enterprise  e un processore con caratteristiche Vt (Virtualizzazione assistita hardware di alcuni processori. Il mio Quad Core 8300 non ce l’ha, purtroppo, errore mio) avrei potuto installare Virtual PC e Xp Mode in modo da usarvi Money all’interno. Peccato. Volendo potrei installare una macchina virtuale (tipo Virtualbox di Sun e installarvi Xp) ma non sarebbe la stessa cosa: Xp Mode permette di lanciare l’applicazione (ad esempio Money) senza dover avviare prima la macchina virtuale guest (immagino che “lavori” in background).

Ad una prima occhiata la veste grafica di Windows 7 è praticamente uguale a quella di Vista. In realtà sono stati migliorate le scorciatoie e aggiunte funzioni in più menu (che non guasta). Salta all’occhio l’indicizzazione dei files e quindi la notevole velocità dello strumento di Ricerca (ispirato allo Spotlight della Apple). Questo strumento è davvero molto utile soprattutto per chi, come me, non sa dove andare a trovare quello che cerca (ecco l’unica difficoltà: capire dove siano le applicazioni e le risorse del sistema in una struttura diversa da Xp).

Altra gradita sorpresa è l’aggancio alla rete wireless che dopo la richiesta di immissione della password di crittografazione ha funzionato subito senza problemi (e soprattutto ha continuato a farlo nei successivi riavvii, cosa che in Vista ha dato non pochi problemi). Ho provato anche la funzionalità di backup di un disco immagine del sistema operativo su altro hard disk. Tutto bene (ovviamente non ho eseguito un restore, quindi il giudizio è positivo per quanto riguarda la procedura che è molto semplice).

In sostanza, per ora, tralasciando l’aspetto grafico, il risultato parziale della mia analisi è sicuramente positivo. Valuterò meglio quando sarò più confidente con le funzionalità che 7 mette a disposizione. Microsoft sembra aver lavorato a fondo…

Ciao, J

Voto: 8 (in progress)

Recensione Film: District 9

Un film di fantascienza del 2009 originale e con una morale diretto dal mago del 3D Neill Blomkamp e magnificamente interpretato dal semi-sconosciuto Sharlto Copley (sarà Murdock nel prossimo film ispirato all’A-Team).

Sud Africa, Johannesburg, 1982. Un’astronave di profughi extra-terrestri si “arena” nel cielo della città sudafricana e lì rimane: sospesa, sembra senza vita. Gli uomini, prima sconcertati e poi sempre più curiosi poichè non succede nulla, decidono di penetrarvi per capire cosa vi sia all’interno: semplicemente una specie di alieni bipedi allo stremo, non in grado di far ritorno al loro pianeta che stanno lentamente morendo d’inedia.
Il governo decide di attrezzare un campo profughi e di cintarlo in modo da proteggere in questo modo entrambe le civiltà.
Passati 27 anni il campo definito “District 9″ è divenuta una baraccopoli, uno slum, un campo di concentramento in cui oltre agli alieni che si sono moltiplicati (oltre un milione) vivono bande di criminali terrestri che sfruttano la presenza degli extra-terrestri per poter contrabbandare armi in cambio di cibo. Nel frattempo la popolazione è stufa di avere in città gli alieni ghettizzati e razzisticamente definiti “gamberoni”,  per cui il governo decide di spostare l’intero Distretto 9 al di fuori della città, unendo allo scopo falsamente “umanitario” di dare un posto migliore alla civiltà aliena soprattutto quello di carpire l’uso delle armi che paiono funzionare solo se maneggiate da chi ha dna alieno.
Il film parte proprio dallo sfollamento e da chi è incaricato al ruolo… non aggiungo altro ma, sappiate, che ci sono molte sorprese, eh eh eh.

Molto della pellicola è computer graphics ma gestita bene senza esagerazioni folkcloristiche, ha senso ed è ben dosata. La metafora dell’alieno, in questo caso è estremizzata verso ciò che sta al di fuori della normalità e del plausibile ma è palesemente riconducibile a qualsiasi cultura diversa dalla propria e dallo scontro di due realtà superficialmente contrapposte che in realtà possono condividere gli stessi valori. Alieno qui significa letteralmente straniero, differente da qualsiasi riferimento che ci appartiene e poco importa che sia un extra-terrestre, un uomo di differente cultura, religione o razza. L’uomo tende sempre ad odiare e disprezzare ciò che non capisce, che non conosce e che è differente.

Il film è piuttosto crudo, girato spesso in prima persona o con camera a mano e l’uso dei sottotitoli per gli alieni è un espediente che accresce il senso di non appartenenza.
La storia del protagonista è ovviamente il pretesto per dimostrare la stupidità dell’uomo, la possibilità e la difficoltà nel cambiare (qui davvero portata al limite “fisico”) ed anche la speranza che esista ancora umanità se c’è volontà di immedesimarsi nell’alieno, di sacrificare le proprie piccole idee per una visione d’insieme ampia e di vera comprensione del prossimo (ammazza, sembra che sto facendo la predica) ! :)

Concludendo: un film sorprendente e davvero interessante, sperando che non lo rovinino con qualche stupido sequel…
Voto: 8.5

Ciao, J

Commedia del 2009 con Ben Stiller, Amy Adams, Hank Azaria, Robin Williams, Owen Wilson e Ricky Gervais sequel del capitolo uscito nel 2006.
Ci riporta di nuovo alla vita di Larry Daley, divenuto imprenditore-inventore dopo aver lasciato il lavoro di guardiano notturno del Museo di Storia Naturale di New York.
Nei pochi attimi in cui il nostro riesce a staccarsi dal cellulare scopre che i personaggi storici che “tornano in vita” al Museo stanno per essere trasferiti e archiviati nei sotterranei dello Smithsonian a Washington. Tenta di fermare la cosa ma non vi riesce e dopo aver salutato Roosevelt (Robin Williams) torna a casa dal figlio. Nella notte però, il piccolo Jedediah (Owen Wilson) lo chiama da Washington dicendogli che il temibile faraone Kahmunrah tiene in ostaggio i nuovi arrivati e vuole impadronirsi del mondo risvegliando il proprio esercito. Il faraone assolda a questo scopo anche Ivan il Terribile, Napoleone ed Al Capone.
Larry corre a Washington e con ingegno riesce ad entrare negli archivi del museo ove incontra la rediviva e avventurosa Amelia Earhart (Amy Adams) che si prodiga nel soccorrerlo.

Riusciranno i nostri a fermare il piano del diabolico faraone? Aiutati da Abe Lincoln, Einstein e altri ameni personaggi il finale è fuori discussione :)

Ero piuttosto scettico davanti a questo sequel ma devo dire che mantiene ciò che promette: una storia semplice e scorrevole con alcune trovate divertenti, un discreto successore del primo capitolo senza infamia e senza lode. E’ un film che definerei “per bambini” poichè i cattivi sono piuttosto stupidi e caricaturali e tutta la storia è un pretesto per mostrare un po’ di storia storpiandola e rendendola più digeribile e anche per fare ancora un po’ di soldi, chissà. Molto bravo Hank Azaria nei panni del faraone: un attore poco noto da noi ma, famosissimo in patria, soprattutto per le doti vocali che ne fanno un doppiatore bravissimo (è una moltitudine di voci nei Simpson, ad esempio) e forse ve lo ricordate come David, lo spasimante che rischia di far saltare il matrimonio di Phoebe in Friends .

In sostanza questo è un film che si può vedere sgranocchiando vivacemente popcorn e bevendo un bel bicchiere di coca-cola fresca, in spensieratezza.

Voto: 6.5 Quasi Frizzante

Film del 2009 diretto da Woody Allen con Larry David e Evan Rachel Wood.
Woody questa volta traspone sè stesso in un altro attore (Larry David) e ne esce un film di tante parole ma non logorroico nè pesante; è divertente, sarcastico e pungente e con ottime battute (una tra l’altro è riciclata o meglio… citazione di sè stessa). E di nuovo è a New York.
Boris è un uomo in costante avversione del mondo e della gente, ha paura del buio, necessita di cantarsi Buon Compleanno ogni volta che si lava le mani e una volta è stato quasi candidato al Nobel per la Fisica. Ha tentato il suicidio è si procurato una gamba claudicante, ha divorziato e vive dando ripetizioni di scacchi insultando l’intelligenza (scarsa, a suo modo di vedere) dei suoi allievi. Rientrando a casa una sera, casualmente incontra una ragazza fuggitiva (Melody – Evan Rachel Wood) e impietosito la ospita. Quello che dovrebbe divenire un semplice atto di compassione si trasforma in una convivenza e Boris, pur considerando la ragazza una svampita, alla fine ne rimane colpito e… Non dico altro… :)

Un film sul rapporto tra le persone, su quello che crediamo di poter creare e che invece si trasforma in altro, qualcosa che non necessariamente è quello che ci aspettavamo o che abbiamo desiderato ma che in fondo ci rende felici perchè non deve essere tutto organizzato, calcolato, razionalizzato e semplicemente come da titolo…basta che funzioni.
Il film è sorretto dalla verve del regista che la esprime attraverso i dialoghi dei protagonisti, un gruppo davvero eterogeneo di personaggi: il quasi-genio misantropo, la svampita idealista, l’amico artista, la suocera repressa e rinata bigama, il suocero convertito all’omosessualità e una medium pronta ad immolarsi per amore.
Un film che parla diretto allo spettatore (nel senso letterale del termine!) e che diverte con intelligenza. Welcome back, Woody!

Voto: 7.5 Stuzzichevole

Film del 2009 diretto da Alex Proyas (“Il corvo”, “Io, robot”) ed interpretato da Nicolas Cage.

Nel 1959 una bambina di nome Lucinda suggerisce alla scuola di seppellire una “capsula del tempo” (abitudine tipica statunitense in cui si mettono disegni, lettere e oggetti di un’epoca in un contenitore, per i posteri) da aprirsi 50 anni dopo, nel 2009. Mentre tutti i bambini disegnano l’ipotetico futuro con razzi, robot e quant’altro, la ragazzina scrive una strana sequenza di numeri a riempire un intero foglio.
Arriviamo nel 2009 al momento in cui viene riaperta la capsula e il figlio di John (Nicolas Cage) si ritrova tra le mani il manoscritto di Lucinda.
John durante la notte, in preda ad una sbornia per la sitazione di neo-vedovo intravede nella sequenza un significato terrificante: i numeri rivelano fatti tragici accaduti dal 1959 fino al 2009 in cui gli ultimi 3 devono ancora avvenire. Non aggiungo altro… :)

Questo film può appartenere a diversi generi: fantastico, fantascientifico, catastrofico, mistico ed in parte anche thriller/horror. E forse è proprio questo il limite di questa storia che parte bene, attanaglia, mette in ansia e si risolve in un finale – che non rivelo – quantomeno discutibile.
E’ chiaro da subito che nomi e citazioni tendono a farci supporre un disegno di tipo divino: quattro ambigui figuri che possono sembrare i quattro cavalieri dell’Apocalisse ad esempio, il nome del bambino, il discorso sul determinismo e la casualità. E’ altrettanto chiaro che il protagonista e soprattutto il piccolo hanno un ruolo significativo nello svolgimento degli eventi ma su altri fronti ci sono molti dubbi e perplessità che mi frullano per la testa, soprattutto dopo i titoli di coda.
Indubbiamente Proyas è riuscito nell’intento di tenere viva l’attenzione dello spettatore (almeno nel mio caso fino a 20 minuti dal termine) e di rendere interessante la pellicola che ci mette davanti ad una serie di domande (non tutte con risposta, peraltro).

Senza volere entrare troppo nel merito di ciò che vediamo per non rovinare la visione a chi ancora non l’avesse visto, posso solo dire che ciò che il film suggerisce è affascinante e inquietante, il senso della storia a volte sfugge (soprattutto per il finale non capisco il senso delle profezie numeriche, a che pro?) e la spiegazione conclusiva può dare adito a delusione (o a divertito stupore per involontaria comicità). Intendo dire che il finale può anche piacere, non necessariamente è stupido , è solo una delle possibili alternative che potevano essere affrontate e scelte: a me non è piaciuto ma è soggettivo affermarlo. Forse è “troppo”… dopo un incessante crescendo di mistero e adrenalina (mista ad un “ah! ho capito dove va a parare adesso”) non pensavo certo che evolvesse in tal senso, a mio avviso, esageratamente spinto verso lo spiritual-spaziale invece che ad un discorso puramente catastroficamente apocalittico… (Non sono impazzito, di sicuro a chi non l’ha visto dirà poco tutto ciò che ho scritto, rileggetevelo dopo averlo visto ^___^).

Discorso a parte per gli attori che non ho apprezzato per nulla: Nicolas Cage al solito è imperscrutabile qualunque cosa gli accada. Gli altri svolgono un mestiere di maniera e certi personaggi sono poco approfonditi (Abby, Lucinda, i quattro misteriosi portatori di sassi). Forse , ammetto, ci sono molti “segnali” che non ho colto…

Concludendo : il film con tutti i suoi difetti a me è piaciuto (finale escluso) perchè mi ha tenuto incollato allo schermo tentando di capire e di ipotizzare. Personalmente credo che l’errore del regista sia stato quello di voler mescolare troppi filoni, guardare al box-office e tentare di dare anche un senso logico al tutto scadendo in qualcosa di barocco, eccessivo, direi biblico…
Mi è piaciuto molto invece il destino della terra, finalmente nessun Bruce Willis dell’ultimo secondo! :)

Voto: 7 Si può vedere gustandoselo senza aspettarsi chissà cosa…

Film commedia del 2009 con Sandra Bullock e Ryan Reynolds diretto da Anne Fletcher.

Margaret (Sandra Bullock) è il capo – da tutti odiato – di Andrew (Ryan Reynolds), suo assistente factotum che mal la sopporta in vista di un’improbabile promozione. La donna, di origini canadesi, lavora negli Usa e spesso si sposta all’estero per lavoro. Per uno di questi viaggi – pur non avendo il visto – espatria e ne consegue che l’Ufficio Immigrazione statunitense le revoca il permesso di soggiorno obbligandola di fatto ad andarsene e a perdere il posto di lavoro.
A questo punto la mente diabolica della donna s’ingegna: se si sposa prende la Green Card e diviene di fatto americana. E chi può essere il promesso sposo se non il suo sottomesso? Andrew ricattato dalla manager che lo ostacolerebbe nella sua carriera, suo malgrado accetta.
I due quindi partono per la terra d’origine dell’uomo, l’Alaska, a conoscere la famiglia e sposarsi. Non aggiungo altro…

Faccio una premessa: ho letto altre recensioni al film e sono tutte positive…io sono un po’ perplesso invece…ecco la mia :)

La prima parte del film è effettivamente accattivante e divertente pur non lasciando nulla all’immaginazione sull’happy end incorporato.
La seconda parte è “carina” ma si perde e soprattutto, a mio avviso, non si capisce quale sia la molla di un repentino cambio di rotta dei due protagonisti nella loro relazione.
In sostanza lo reputo un film parzialmente godibile, un po’ superficiale e anche se sorretto da alcune idee intelligenti e battute sarcastiche, un’altra volta sono costretto a scrivere di un’occasione sprecata.

Si merita la sufficienza ma avrebbe potuto meritarsi di più se il finale fosse stato un altro: evitare che i due finissero insieme.

Voto: 6 Poco verosimile e inconcludente.

Ciao, J

Nel 2009 il grande J.J.Abrams (“Alias”, “Lost”, “MI:3″) ha diretto l’ultimo epico episodio della saga dell’Enterprise.
La storia è una sorta di prequel e si colloca cronologicamente alla nascita di James T.Kirk quindi a cavallo tra la “Stagione Classica di Star Trek” ed “Enterprise” ( i Trekkers saranno di certo più precisi di me). :)

In pratica vediamo la nascita dell’equipaggio della mitica NCC-1701 e di come si conobbero il capitano Kirk, Spock, Sulu, Cechov, Uhura, il Dottor McCoy e Scotty. Il tutto sullo sfondo del destino di due mondi ben noti nell’universo creato da Gene Roddenberry, Vulcano e Romulus.
Della storia non voglio rivelare molto soprattutto a chi vuole la sorpresa non rovinata. Posso dire che chi, come me ha amato la serie classica (e successive) ed i personaggi, non rimarrà deluso, anzi. Sia l’aspetto fisico che il carattere di ogni ruolo sono molto simili all’originale e se stupiscono alcuni rapporti tra i personaggi stessi che, nella serie del 1966, non esistevano o erano solo accennati, si rimane piacevolemente affascinati e divertiti ed interessati soprattutto dal contesto a noi familiare più che allo script.
Ritengo che la storia infatti non abbia nulla di eccezionalmente nuovo o particolare ma a tenere viva l’attenzione sono l’affetto per il machismo di Kirk, la nonchalance logica di Spock, il bisbetismo di Bones, la giovialità di Scotty. In questo film è stato anche dato un certo spessore a Cechov, Sulu e soprattutto Uhura, cosa assai rara nella Tos (serie originale).
Non mancano l’ironia, l’eroismo ed il messaggio di fratellanza tipici di Star Trek per cui questa pellicola non deluderà i fans e potrà piacere (senza entusiasmare magari) anche a chi non ha mai visto le orecchie appuntite di Spock sul proprio teleschermo (possibile?). ^__^
Gli attori sono bravi e cosa non semplice, simpatici nel render omaggio agli attori del passato a cui assomigliano senza diventarne parodia.
Chris Pine è Kirk, Zachary Quinto è Spock (ed anche Leonard Nimoy fa la sua parte…), Bruce Greenwood è il Capitano Pike e Zoe Saldana è una conturbante Uhura mentre il cattivo di turno, Nero, è un irriconoscibile Eric “Hulk” Bana.

J.J.Abrams è stato bravo a mantenersi fedele allo spirito ma non ha brillato forse per una storia degna del suo nome, eccessivamente prudente  forse all’idea di allontanarsi troppo dallo stile Trek . Comunque un bel film, non intendo dire che non lo sia.
E’ ovviamente annunciato il sequel sempre diretto e prodotto da Abrams (che dovrebbe dirigere anche MI:4).

Long life and prosper!
Voto: 8 Là dove nessun uomo è mai giunto prima…
Ciao, J

Film del 2008 remake del più celebre (e migliore) girato nel 1951 qui interpretato da Keanu Reeves (è Klatuu), Jennifer Connelly, Jaden Smith e Kathy Bates.

1928. Un alpinista sulle montagne del Karakorum, in India trova un oggetto sferoidale luminoso. Lo apre e ne viene investito da una luce possente. Sviene ed al risveglio si trova con una “goccia” sul dorso della mano.

Giorni nostri. La Dottoressa Benson (J.Connelly) viene reclutata a forza per la “sicurezza nazionale” e caricata su un elicottero che la porta insieme ad altri scienziati di vario tipo (geologi, astronomi, astrobiologhi, fisici nucleari ecc) in un centro per lo studio di un oggetto che sta per entrare in collisione con la terra, ma con sopresa di tutti, l’oggetto volante non identificato invece di schiantarsi atterra a New York nel Central Park. Ne esce un uomo accompagnato da un enorme robot e gli umani, spaventati, sparano all’alieno ritenendolo ostile.

La Dottoressa lo segue nel laboratorio ove l’alieno si risveglia e dove quest’ultimo comunica che deve parlare all’Onu perchè è venuto per salvare la terra ma, ostinatamente, nessuno gli dà credito e si tenta di interrogarlo, scoprire per quale motivo è arrivato sulal terra, se è pronta un’invasione e come fermare il robot a guardia dell’astronave.

Non aggiungo altro della trama.

Il film ricalca il senso d’impotenza dell’uomo verso l’ignoto e l’istinto aggressivo verso quello che è diverso da noi. Qui si gioca sul destino della terra legato all’autolesionismo dell’uomo che sta portando il pianeta verso il collasso. Nel 1951 la paura era di tipo atomico e quindi il messaggio alieno era “fermate la corsa al nucleare o vi annienteremo noi”.
Anche qui c’è il ruolo di Gort (ma stavolta non occorre la mitica frase “Klatuu Barada Nikto”) e quello di Klatuu nel dare l’ultimatum del titolo.

Che dire… la storia è interessante e il tema spostato verso l’ambientalismo è coerente (molto sentito per tutto ciò che effettivamente stiamo causando alla Terra) ma, il film pur sorretto da effetti visivi notevoli manca di spessore nei personaggi (stereotipi), di simpatia e soprattutto di un senso logico. Sfugge un po’ il senso del perchè Klatuu cambi idea, personalmente se fossi stato l’alieno non mi sarei commosso più di tanto e avrei proseguito con l’ultimatum fino in fondo… :) E che dire del reclutamento degli scienziati  un’ora e 18 minuti prima dell’impatto? A cosa serve?

Keanu Reeves è apatico quanto basta per sembrare alieno (non so quanto sia positivo ma tant’è) e  Jennifer Connelly lo è altrettanto quando invece dovrebbe rappresentarci nell’umanità dei sentimenti e delle emozioni…bah… Jaden Smith che mi era piuttosto piaciuto ne “La ricerca della felicità” qui mi sembra invece molto antipatico e sembra che voglia primeggiare – più di quello richiesto dal ruolo. E anche Kathy Bates mi sembra spiazzata in un ruolo a lei non congeniale. Un cast troppo disunito.

Concludendo: un’altra occasione sprecata.

Voto 5.5 Promette ma non mantiene, sciapo.

Film drammatico del 2008 diretto da Stephen Daldry (“Billy Elliott”, “The Hours”) interpretato da Ralph Fiennes (Michael Berg adulto), Kate Winslet (Hanna) Oscar per questo ruolo, David Kross (Michael adolescente) e Bruno Ganz (il Professor universitario Rohl).

Berlino 1995. Michael Berg dalla finestra osserva un tram che lo riporta al proprio passato.

Germania 1958. Michael Berg è un quindicenne che tornando da scuola in tram si sente male (scoprirà di avere i sintomi della scarlattina). Scende e nell’androne di un palazzo rimette. Una donna (Hanna) lo soccorre e poi lo riaccompagna a casa. Passati i postumi della malattia il ragazzo torna dalla donna per ringraziarla e tra i due s’instaura una relazione (al limite della pedofilia) in cui la donna 36enne inizia al sesso l’adolescente. Il rapporto s’intensifica e la donna inizia a chiedere al ragazzo di leggerle ad alta voce alcuni libri. Tutto dura un’estate fino a quando la donna promossa viene trasferita ed il ragazzo dopo essere stato sedotto viene abbandonato.

1966. Michael, studente alla facoltà di Giurisprudenza, assiste ad un processo contro alcune donne che durante la IIa Guerra Mondiale avevano ricoperto il ruolo di sorveglianti SS nei campi di concentramento nazisti. Con suo stupore e turbamento, tra le donne c’è anche Hanna.
La donna potrebbe avvantaggiarsi di un particolare che solo lei ed il ragazzo conoscono ed alleggerire la propria posizione d’imputata (peraltro molto grave) ma entrambi per motivi diversi sceglieranno la via più difficile.

Il film ha scatenato polemiche sulle scene di nudo in quanto ritenute gratuite e l’empatia che il personaggio di Hanna suscita dopo la prima parte “erotica” mentre dovrebbe solo scatenare orrore ed odio per quanto riguarda il ruolo avuto durante la Guerra . Indubbiamente è un personaggio più che controverso, sicuramente colpevole di ciò che viene accusato ma il punto di vista del regista è anche un altro, a mio avviso.

Personalmente io ho trovato questo film interessante e la mia chiave di lettura non è quello dell’assoluzione o della condanna (che condivido) dell’ideologia nazista e degli orrori perpetrati soprattutto verso un popolo (Olocausto).
La mia convinzione è che autore del libro da cui è tratto il film e lo stesso regista abbiano voluto – semplicemente – mostrare la vita di due persone influenzate dal passato (certo, terrificante, di una dei due) e dal loro incontro.
Se per Hanna non ci può essere assoluzione morale, potrebbe esserci un’attenuante legale ma anche qui è la scelta della donna e del ragazzo a scriverne il destino. Scelta che segna entrambi per tutta la vita: Michael pur non avendo colpe, se non quello di assecondare il desiderio di Hanna di non svelare un segreto sconterà la propria “condanna” nelle relazioni con chi tenta di amarlo e Hanna pagherà per ciò che ha fatto, assumendosi la colpa anche di altre, da sola.

Un film intenso e ottimamente recitato sia da Kate Winslet – coraggiosa oltremodo nel mostrarsi – , David Kross e nel sempre bravo Ralph Fiennes.

Voto 7 Per riflettere sull’orrore della cosiddetta “umanità”.

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